Ragazzine che si chiamano "zoccola" l'una con l'altra "scherzando sulla lunghezza degli abiti che indossano.
Inorridisco.
Uomini che indossano "simpatiche" magliette celoduriste in cui si vantano di avere una ragazza secondo i canoni dell'estetica rifatta e plastificata che mamma tv ci impone, mentre le ragazze di chi legge sono prive di quella bellezza artefatta, quindi prive di valore.
Inorridisco.
Anch'io sopra ho scritto "le ragazze di chi legge", come se il corpo e la mente delle donne non fossero loro ma di proprietà del maschio con cui stringono un contratto sentimentale.
Inorridisco.
"Eh, se le ragazzine si mettono la minigonna per forza che poi le stuprano!".
Inorridisco.
"Ginny di Harry Potter è stata con tre ragazzi in tutta la vita, tra i quali quello che ha sposato. È una troia!"
Inorridisco.
"Troia" usato come marchio di esclusione ed emarginazione sociale per coloro che si rifiutano di vivere la sessualità tra "ti amo" pelosi, sensi di colpa, verginità a tutti i costi.
Inorridisco.
"Ninfomane" = marchio d'infamia per donna che sessualmente si comporta in un modo per cui un uomo riceverebbe una medaglia.
Inorridisco.
Donna presentata come angelo assunto in cielo, figura benevola, salvifica,dolce, affettuosa, materna... ma asessuata.
Inorridisco.
La sessualità femminile non esiste, se esiste è solo un buco con niente intorno (parlo della bocca, ovviamente). A che serve la reciprocità a letto, quindi?
Inorridisco.
Difendono la donna citando Pasolini, sì, proprio quel Pasolini che era contro l'aborto.
Inorridisco.
"Porca, puttana, troia, nazifemminista, talebana, estremista, settaria, residuo bellico del '68, prenditi un po'di cazzo 'ché ti calmi"....
Medico le ferite degli insulti e continuo a inorridire e a urlare esprimendo tutto il mio disgusto.
Inorridire e incazzarsi.
Incazzarsi e inorridire.
Fino a che non ci saranno più le forze per fare nè l'una nè l'altra cosa....
"L'importanza di Freud per il nostro tempo risale in larga misura nel fatto che egli ha saputo vedere e, in gran parte, dimostrare come la persona comune sia un brandello, contratto e disseccato, di come la persona può essere " - R. D. Laing
BLOG NEWS
COMPAGNE E COMPAGNI,
PURTROPPO È UNA VITA CHE NON SCRIVO, MA SONO ALLE PRESE CON ESAMI E COMPITINI COME SE PIOVESSE, OLTRE CHE CON ALTRI IMPEGNI DI VARIO GENERE... HO IN CANTIERE L'ARTICOLO SULLA PORNOGRAFIA PER DONNE E DEVO RIVOLUZIONARE LA GRAFICA DEL BLOG, QUINDI A BREVE RITORNERÒ "PIÙ BELLA E PIÙ POSSENTE CHE PRIA".... SALUTI :)
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domenica 28 agosto 2011
Inorridisco
lunedì 18 luglio 2011
Dalla parte delle prostitute
Ci si aspetta che i presidi contro le prostitute avvengano solo nei paesi della cosiddetta Padania dove la Lega fa il bello e il cattivo tempo. Scoprire che non è così quando ciò viene programmato in una (anche troppo) tranquilla cittadina del ponente ligure, a due passi da casa propria, fa venire i brividi. Un titolo sul giornale come "presidio dei cittadini contro la prostituzione notturna" mi fa incavolare quanto le uscite maschiliste come "donne tutte bagasce (tranne la mamma)".
Sono una cittadina anch'io e non sono d'accordo.
Sono una cittadina che abita proprio in quel quartiere così massicciamente interessato dal fenomeno, in Via Aurelia, dove lavorano le famigerate "belle di notte". So benissimo cosa significa essere certi che venga chiesto almeno una volta il tariffario se si aspetta in strada qualcuno che tarda ad arrivare, rischiare che vengano chiesti i documenti se si è in macchina con un uomo adulto, sentire che il fidanzato è arrivato in ritardo perché una di quelle signorine ha tentato di saltargli in macchina al semaforo, e una volta arrivato o in procinto di andarsene stare attenti a scambiarsi effusioni per evitare che i vigili chiedano i documenti. Tutto questo non è piacevole, inutile spiegarlo.
Penso anche, però, che queste persone sono donne, spesso ragazze all'incirca della mia età, sfruttate da lenoni senza scrupoli, che le costringono a scendere in strada praticamente nude anche d'inverno sotto la pioggia, ad essere messe alla gogna dai ragazzini che passano di lì, a dire a uomini orrendi " trenta di bocca, cinquanta di culo", ad attraversare la strada "come i gatti" per farsi notare a loro grave rischio e pericolo, a fermare le macchine in sosta snocciaolando il tariffario perché chissà a cosa vanno incontro se non guadagnano la cifra stabilita, e chissà quanto di quella va nelle loro tasche.
Prendersela con chi sta peggio di noi non è la soluzione a nessun problema, né nostro né loro. È una guerra tra poveri che giova ai più forti, che intanto stanno nell'ombra a fare ciò che hanno sempre fatto: del male.
Perché, piuttosto, non chiedere che s'indaghi contro chi sfrutta queste persone e, una volta preso, venga sbattuto in galera con ingoio della chiave? Perché non chiedere che in Italia questo fenomeno venga regolarizzato, in modo tale da impedire che le prostitute vengano coinvolte coattamente e garantendo loro ambienti di lavoro più sicuri, controlli medici ed allo Stato l'introito di una tassazione per pagare tutto questo? Certo, in quest'ultimo caso bisognerà stare attenti a non ricadere in cose come "ogni donna sorpresa in minigonna per strada dopo le 22 verrà marchiata come prostituta e affini" e vista la concezione dell'altra metà del cielo che si ha in Italia c'è da aver paura, però bisogna confidare che rispetto all'Ottocento nel cammino verso la parità dei sessi si siano fatti alcuni passi avanti.
Spazzare via il fenomeno della prostituzione con la forza, sia quella delle Vuvuzelas o il braccio armato della legge, è un'utopia. Se vogliamo veramente far sì che non vi siano più donne costrette, dalla fame o dalla mano violenta di qualcuno, a vendere la loro intimità per qualche spicciolo, dobbiamo eliminare quei fattori culturali che spingono i clienti a recarsi da loro e non a trovarsi una partner sessuale gratuita e consenziente.
Se le donne non venissero più percepite come oggetti o animali necessariamente sottomessi alla forza e alla volontà maschile, nè emarginate dalla società qualora vivano la propria sessualità senza reprimerla, come farebbe senza conseguenze un uomo, certamente le tanto vituperate prostitute, dai grossi centri al mio piccolo paese, troverebbero ben poco spazio per esistere.
Sarà un lavoro lungo, certo, mentre maltrattare chi già subisce angherie quotidianamente da parte dei cosiddetti "protettori" è qualcosa che si può fare qui ed ora. Chi vuole davvero una società più giusta dovrebbe lavorare, sia per l'oggi che per il domani, per far sì che le ingiustizie, le diseguaglianze e le sofferenze svaniscano, non crearle di ulteriori per far sì che nei confini del proprio orticello vada tutto bene. Quella non è giustizia nè uguaglianza nè libertà: è menefreghismo, che è ben diverso.
Purtroppo, si sa, è quest'ultimo genere di cose ad essere caro a quei grillini che la gente crede alternativi.
Sono una cittadina anch'io e non sono d'accordo.
Sono una cittadina che abita proprio in quel quartiere così massicciamente interessato dal fenomeno, in Via Aurelia, dove lavorano le famigerate "belle di notte". So benissimo cosa significa essere certi che venga chiesto almeno una volta il tariffario se si aspetta in strada qualcuno che tarda ad arrivare, rischiare che vengano chiesti i documenti se si è in macchina con un uomo adulto, sentire che il fidanzato è arrivato in ritardo perché una di quelle signorine ha tentato di saltargli in macchina al semaforo, e una volta arrivato o in procinto di andarsene stare attenti a scambiarsi effusioni per evitare che i vigili chiedano i documenti. Tutto questo non è piacevole, inutile spiegarlo.
Penso anche, però, che queste persone sono donne, spesso ragazze all'incirca della mia età, sfruttate da lenoni senza scrupoli, che le costringono a scendere in strada praticamente nude anche d'inverno sotto la pioggia, ad essere messe alla gogna dai ragazzini che passano di lì, a dire a uomini orrendi " trenta di bocca, cinquanta di culo", ad attraversare la strada "come i gatti" per farsi notare a loro grave rischio e pericolo, a fermare le macchine in sosta snocciaolando il tariffario perché chissà a cosa vanno incontro se non guadagnano la cifra stabilita, e chissà quanto di quella va nelle loro tasche.
Prendersela con chi sta peggio di noi non è la soluzione a nessun problema, né nostro né loro. È una guerra tra poveri che giova ai più forti, che intanto stanno nell'ombra a fare ciò che hanno sempre fatto: del male.
Perché, piuttosto, non chiedere che s'indaghi contro chi sfrutta queste persone e, una volta preso, venga sbattuto in galera con ingoio della chiave? Perché non chiedere che in Italia questo fenomeno venga regolarizzato, in modo tale da impedire che le prostitute vengano coinvolte coattamente e garantendo loro ambienti di lavoro più sicuri, controlli medici ed allo Stato l'introito di una tassazione per pagare tutto questo? Certo, in quest'ultimo caso bisognerà stare attenti a non ricadere in cose come "ogni donna sorpresa in minigonna per strada dopo le 22 verrà marchiata come prostituta e affini" e vista la concezione dell'altra metà del cielo che si ha in Italia c'è da aver paura, però bisogna confidare che rispetto all'Ottocento nel cammino verso la parità dei sessi si siano fatti alcuni passi avanti.
Spazzare via il fenomeno della prostituzione con la forza, sia quella delle Vuvuzelas o il braccio armato della legge, è un'utopia. Se vogliamo veramente far sì che non vi siano più donne costrette, dalla fame o dalla mano violenta di qualcuno, a vendere la loro intimità per qualche spicciolo, dobbiamo eliminare quei fattori culturali che spingono i clienti a recarsi da loro e non a trovarsi una partner sessuale gratuita e consenziente.
Se le donne non venissero più percepite come oggetti o animali necessariamente sottomessi alla forza e alla volontà maschile, nè emarginate dalla società qualora vivano la propria sessualità senza reprimerla, come farebbe senza conseguenze un uomo, certamente le tanto vituperate prostitute, dai grossi centri al mio piccolo paese, troverebbero ben poco spazio per esistere.
Sarà un lavoro lungo, certo, mentre maltrattare chi già subisce angherie quotidianamente da parte dei cosiddetti "protettori" è qualcosa che si può fare qui ed ora. Chi vuole davvero una società più giusta dovrebbe lavorare, sia per l'oggi che per il domani, per far sì che le ingiustizie, le diseguaglianze e le sofferenze svaniscano, non crearle di ulteriori per far sì che nei confini del proprio orticello vada tutto bene. Quella non è giustizia nè uguaglianza nè libertà: è menefreghismo, che è ben diverso.
Purtroppo, si sa, è quest'ultimo genere di cose ad essere caro a quei grillini che la gente crede alternativi.
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mercoledì 13 luglio 2011
Cosa aspettiamo a reagire?
A Toronto un poliziotto ha pensato "bene" di accostare lo stupro all'abbigliamento da "puttane" delle donne. In Canada, ma anche in altre parti del mondo, queste ultime sono scese in piazza organizzando le cosiddete "slut walk", letteralmente "camminate dell puttane", denunciando l'ignominia di un ragionamento maschilista e sessuofobo per cui qualunque donna che non sia una schiava munita di burqa, che sceglie di uscire di casa e (che squallore!) di avere la vita sessuale che meglio le aggrada sia solo una puttana e meriti di essere stuprata.
In Italia siamo pieni di monsignori (che di "signori" hanno ben poco) che non fanno che proporre in tutte le salse questa mentalità aberrante, oltre che svilire e disprezzare la femminilità non collegata con l'essere madre alle condizioni che dicono loro in ogni modo possibile e immaginabile, di programmi TV che mostrano la donna come oggetto e siamo immersi in un silenzio pressoché tombale sulle questioni di genere. La mentalità del "se l'è cercata" e della lotta "ragazze serie contro puttane" penetra in noi ogni giorno di più, trovando sempre più spazio nel nostro DNA culturale, sempre che da esso se ne sia mai andata.
E le donne italiane dove sono? Nei bar e dal parrucchiere, a discutere di come sia troia quella là, di quanto sia disgustoso vedere ragazzine con le minigonne così corte, di come l'ultima vittima di stupro in realtà se la sia cercata, perchè "ai tempi di mia nonna non si poteva andare in giro così e queste cose non succedevano, o meglio, succedevano lo stesso, ma solo alle poco di buono o a quelle che si sposavano e poi non volevano adempiere ai loro doveri coniugali, 'chè allora c'aveva ragione pure il marito".
E intanto ci portano via la nostra sessualità e la nostra identità senza che muova foglia.
La domanda sorge spontanea: possiamo, gentilmente, reagire tutte insieme prima che ci mettano il burqa o dobbiamo continuare a farci la guerra tra di noi mentre il nemico avanza, semina discordia è fa il beato C4220 che gli pare?
In Italia siamo pieni di monsignori (che di "signori" hanno ben poco) che non fanno che proporre in tutte le salse questa mentalità aberrante, oltre che svilire e disprezzare la femminilità non collegata con l'essere madre alle condizioni che dicono loro in ogni modo possibile e immaginabile, di programmi TV che mostrano la donna come oggetto e siamo immersi in un silenzio pressoché tombale sulle questioni di genere. La mentalità del "se l'è cercata" e della lotta "ragazze serie contro puttane" penetra in noi ogni giorno di più, trovando sempre più spazio nel nostro DNA culturale, sempre che da esso se ne sia mai andata.
E le donne italiane dove sono? Nei bar e dal parrucchiere, a discutere di come sia troia quella là, di quanto sia disgustoso vedere ragazzine con le minigonne così corte, di come l'ultima vittima di stupro in realtà se la sia cercata, perchè "ai tempi di mia nonna non si poteva andare in giro così e queste cose non succedevano, o meglio, succedevano lo stesso, ma solo alle poco di buono o a quelle che si sposavano e poi non volevano adempiere ai loro doveri coniugali, 'chè allora c'aveva ragione pure il marito".
E intanto ci portano via la nostra sessualità e la nostra identità senza che muova foglia.
La domanda sorge spontanea: possiamo, gentilmente, reagire tutte insieme prima che ci mettano il burqa o dobbiamo continuare a farci la guerra tra di noi mentre il nemico avanza, semina discordia è fa il beato C4220 che gli pare?
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domenica 22 maggio 2011
Tradizionale a chi?
Spesso nel dibattito politico entra in gioco il tema del privilegiare la famiglia tradizionale rispetto alle altre, arrivando sovente addirittura a negare alle seconde ogni diritto. La famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna viene messa al primo posto con la motivazione che è giusto e naturale così perchè essa esiste da secoli, come se ciò che è tradizionale fosse buono sempre e comunque. Sarà vero tutto ciò?
Facciamo dunque un breve ripasso di cos'è stata, per secoli, una famiglia tradizionale. Il matrimonio è sempre stato una sorta di passaggio di proprietà della donna dal padre al marito, non solo in tempi antichi: :in Italia così è stato fino al secondo dopoguerra. Lo scopo dell'unione non era sancire l'esistenza di un legame tra due persone, bensì fornire all'uomo una sorta d'incubatrice ambulante per sfornare una discendenza: nel restano tracce nell'etimologia della parola, che deriva da matri munus, cioè dovere di madre. Sovente nella storia la parola "amore" col matrimonio non c'entrava un benemerito tubo, tant'è vero che il nostro passato pullula di matrimoni combinati dai familiari, di affari, riparatori e la Fortuna sola sa cos'altro. Lunghi polpettoni narrativi sono stati scritti su amori che non potevano essere riconosciuti da un contratto per il parere contrario dei genitori o perchè almeno uno degli amanti era già stato promesso altrui senza il suo consenso. Nella famiglia tradizionale la donna, in quanto proprietà del marito, non poteva uscire di casa, interessarsi di politica (in Italia fino al 1946 non aveva neanche il diritto di voto), fare la vita libera che l'altra metà del cielo fa oggi. Tutto ciò che doveva fare era badare alla casa e portare le corna. Se tradiva lui le tutele verso di lei erano quelle che erano, e comunque una donna separata non avrebbe più trovato nessun altro, mentre se lo faceva lei, magari stufa di assomigliare più ad un cervide che ad un esser umano, eran dolori di quelli seri: ricordiamo che in Italia il delitto d'onore, quello che oggi è giustamente fonte di disgusto quando giustificato dagli islamici, è stato abolito ufficialmente solo nel 1981, l'altro ieri rispetto ai tempi della storia, nonchè alla maggior parte dei Paesi cosiddetti "avanzati". Ricordiamo che era ritenuto compreso anche in questa categoria anche l'omicidio commesso anche ai danni di una figlia o di una sorella che non erano caste e pure e non seguivano queste rigide regole. Nel frattempo gli uomini potevano fare i loro porci comodi come meglio loro aggradava, magari anche picchiare la moglie e il figli, dopotutto due masconi non han mai fatto male a nessuno. Divorziare era un miraggio, poichè il matrimonio era considerato indissolubile, e comunque è sempre stato più semplice per il marito, visto che una donna non vergine non sarebbe stata più voluta da nessuno ed anzi, la mancanza di questo requisito la prima notte di nozze da parte della coniuge poteva essere motivo di ripudio.
Descrivendo quella che è sempre stata la famiglia tradizionale probabilmente molti dei moderni conservatori (scusate l'ossimoro) che non si sono ancora bevuti completamente il cervello storcerebbero il naso e la definirebbero un retaggio del passato, una barbarie, un qualcosa di fortunatamente superato e che oggi può essere considerata accettabile solo dagli integralisti musulmani (quelli cristiani invece sono un bijou...). È un dato di fatto, però, che l'ideale di famiglia che oggi propongono, in cui esiste un insieme di dinamiche fondate sulla parità, l'amore ed il rispetto reciproco, sia un'istituzione recente che per Fortuna sta gradualmente sostituendo quella millenaria, violenta e fallocentrica. I casi per i cattoconservatori sono quindi due: o sostengono il primato della tradizione e sostengono chiaramente di voler ripristinare la famiglia del passato, assumendosi il rischi di prendere tre voti in croce alle prossime politiche, oppure accettano che le cose possano cambiare, ne prendono atto e cominciano a dare diritti anche a chi ha una storia ed a chi non l'ha ancora. Alla luce di quanto detto prima, invito gli uomini e soprattutto le donne che hanno sottoscritto un contratto di matrimonio ad urlare forte e chiaro ai simpatici politici che appioppano alla loro relazione quel termine: "Tradizionale glielo dici a tua sorella!"
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giovedì 7 aprile 2011
Tollerare gli intolleranti
Sui bus inglesi è partita una campagna contro l'islamofobia. "I musulmani per la lealtà, la pace e la libertà", recita.
Non ho nulla contro i musulmani in più rispetto a quanto ne abbia verso le altre religioni e sette varie esistenti sul globo terracqueo. Accostare quelle tre parole non solo all'Islam, ma a qualsiasi culto religioso, mi sembra un ossimoro che insulta la nostra razionalità: le religioni predicano di possedere l'unico metodo di comportamento valido e la discriminazione di chi non lo segue, chi è moderato lo è per integrazione del mosaico logico di tipo religioso con tasselli provenineti, per esempio, dall'illuminismo, o banalmente dalle sue capacità empatica. Al posto di chi ha accettato la campagna avrei di certo fatto altrettanto, soprattutto in cui le pagine di cronaca nera sono costellate di episodi di violenza ai danni delle minoranze, ma mi piacerebbe molto che qualcuno si occupasse anche, e soprattutto, dalle categorie discriminate da tutte le varie religioni, più anche qualche laico: donne, omosessuali, atei.
Le prime sono perennemente considerate macchine da riproduzione, gente senza diritti, diavoli tentatori. Alcuni culti, tra i quali i leali, pacifici e liberi musulmani, le segregano sotto pesanti veli, altri mettono loro un burqa ideologico, che impedisce loro di vivere e ribellarsi. Chi ha il coraggio di toglierselo è una "troia", una reietta, un'emarginata, che paga a caro prezzo la sua libertà (e se invece prende sul serio i quattrini per fare sesso, oltre che ad arricchirsi va a finire in Parlamento, ma questa è un'altra storia....).
I secondi, invece, si trovano a lottare ogni giorno contro lo stereotipo di persone contro natura, senza sentimenti, che si farebbero qualunque persona del loro stesso sesso basta che respiri. Se sono donne, poi, non hanno alcuna visibilità. In molti Paesi, compreso il nostro, le loro unioni non hanno nessun riconoscimento, pur pagando le tasse come gli altri. In altri, alcuni dei quali musulmani, essi vengono sottoposti al carcere o addirittura alla pena di morte per la sola colpa di amare. L'ONU propone una depenalizzazione per far sì che ciò non avvenga più, il Vaticano vota contro. Questa volta cattolici e musulmani vanno d'accordo, altro che Lepanto!
Quanto ai terzi, non fanno che incassare colpi da tutte le religioni, nessuna esclusa. È gente che non vede, priva di morale e di umanità, che prova "godimento" a sputtanare la vera fede diffondendo tutte le porcate che la suddetta fa. Le religioni lottano tra loro, tutte contro tutte, ma si coalizzano quando si tratta di dar addosso ai non credenti, de facto costretti a subire riti religiosi in tutte le salse. In Italia, poi, si sta diffondendo una strana concezione della laicità dello Stato per cui se ti batti per essa contro lo strapotere della Chiesa cattolica allora vuoi favorire gli islamici, non montare le barricate affinché nessuno, né questi né quelli, possa interferire con la vita politica nel Paese.
Sono una persona tollerante ma non posso tollerare la violenza, fisica o psicologica che sia, pertanto comprendo l'iniziativa della comunità islamica inglese e disprezzo profondamente chi fa del male a un altro per il solo motivo che è diverso, ma proprio per quest'ultimo motivo non posso strizzare l'occhio ed alzare il pollice in su. Sono una "vittima" di quella citazione del destrorso Karl Popper: "Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti"
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martedì 8 marzo 2011
8 marzo sempre
Immagino già il delirio che incontrerò tra un paio d'ore, quando mi recherò all'IperCoop a fare la spesa: sarà tutto un profluvio di mimose, di torte, di auguri nei confronti del gentil sesso. Per le strade di certo non mancheranno le locandine per qualche ristorante o discoteca che offre eventi adatti all'occasione, in particolare lo strip. Ma mentre molte donne trascorreranno l'intera giornata al centro commerciale per festeggiare (e far contento il sistema), per me quella sarà solo una tappa: devo passare in cartoleria e in stazione a prendere i cartelloni e i biglietti, perché questo pomeriggio si va a manifestare per le donne contro questo sistema.
L'8 marzo potrebbe essere una festa se la parità fosse stata raggiunta, ma in un Paese dove c'è ancora così tanto da fare per giungere ad essa non può esserlo.
In questa situazione l'8 Marzo dev'essere lotta e la lotta deve essere sempre: il maschilismo è ancora troppo radicato non solo nella prassi, ma anche nella teoria, nella cultura e nel senso comune, non solo di molti uomini ma anche di molte donne.
C'è un motivo per cui l'8 Marzo bisogna combattere ancora di più: questo sistema che commercializza una ricorrenza scomoda fa sì che in quell'occasione le "festeggiate" siano più unite del solito nei luoghi in cui il trionfo del consumismo si celebra, mentre durante il resto dell'anno le munite di falsa autocoscienza di hegeliana memoria sono tutte prese a darsi delle botte di troia a vicenda ed a contendersi i maschioni più gettonati. Bisogna trovare il modo di unire l'utile al dilettevole e far capire loro che l'8 marzo non sono mimose, non sono auguri da parte dei ragazzi, non sono cene fuori e srippers di dubbia gradevolezza estetica, bensì è un futuro in cui la coscienza di classe che si assume quel giorno diventa perenne ma più responsabilizzata, conscia di voler avere un futuro e una dignità, ma soprattutto una personalità. Mai più schiave della moda e della bellezza, mai più schiave del partner di turno, mai più schiave del piattume e del non pensare.
Oggi non mi adagerò in un letto di mimose, oggi scenderò in piazza a gridare "adesso basta!" e tramite internet cercherò di fa sì che il grido arrivi a quante più persone, e a quante più donne, possibili. E voi che farete?
Costole dall'alba al tramonto
(cartello che porterò alla manifestazione di oggi)
Fin dall’INFANZIA ci educano a vivere in funzione dell’uomo e del matrimonio: << Impara a fare i lavori, fatti bella e comportati da signorina così diventi una bella donnetta e da grande ti trovi un bel marito!>>
Fin dall’ADOLESCENZA dobbiamo scegliere che tipo di etichetta vogliamo ci attacchino addosso gli uomini, se quella di “ragazze serie” e rinunciare a vivere, a divertirsi e a ribellarsi o la maschera pirandelliana di “troia”, libera ma reietta. Insomma, o ameba o mai presa sul serio.
Nell’ETÀ ADULTA ti rendi conto, che, qualunque etichetta ti sia scelta e per quanto alta sia sia la tua competenza, non sarai mai presa abbastanza sul serio per arrivare in alto. Solo il 23% dei manager è donna, in TV ci sono molte veline e poche esperte, è rosa solo il 14% del Senato e il 17% della Camera e le più note sono approdate in politica dal mondo dello spettacolo.
L’indipendenza economica è un miraggio, non c’è lavoro per noi: per occupazione femminile l’Italia è penultima in Europa e tra uomini e donne la differenza di stipendio è del 5%. Se trovi un posto, occhio a restare incinta o ti licenziano!
Risultato: pensioni del 35% più basse rispetto agli uomini e conseguente maggior incertezza nella VECCHIAIA.
Sempre che ci si arrivi, alla vecchiaia: Italia ogni giorno 7 donne sono vittime di violenza ed a causa di ciò ne muore una ogni due giorni.
E TU LA CHIAMI PARITÀ ?
giovedì 17 febbraio 2011
Non sono io ad essere maschilista, sono loro che sono donne
Dato che siamo in un periodo in cui la dignità della donna va tanto di moda viene spontaneo, anche per una Pecora Nera come me, parlare di maschilismo. Penso che chiunque, almeno una volta nella vita, abbia sentito qualche farse del tipo: "la donna deve pensare a stare in casa e a fare figli, per il resto deve star zitta 'ché non si capisce di niente". Non è però di questo tipo di maschilismo che intendo parlare oggi, bensì di quello che si ammanta di progressismo e si cela nei discorsi della gente sedicente progressista, quelli che soglio definire "sinistri". Sappiamo già che quegli altri hanno delle posizioni che sarebbero state considerate retrograde da Dante e Petrarca, però tra loro e chi afferma che è vero che le donne devono lavorare quanto un uomo, però ciò non toglie che debbano essere le uniche a sobbarcarsi le faccende domestiche che la storia affida loro non c'è poi tutta questa differenza. Dove starebbe allora la parità? Nel fatto che uno dei due lavori otto ore al giorno e l'altra dodici o tredici ce ne vedo poca. Anche chi lotta per i diritti dell'altra metà del cielo e poi si scaglia violentemente verso minigonne, tacchi, scollature, mancanza di voglia di sposarsi e/o di sfornare figli forse non ha capito molto bene per cosa si sta battendo. Dovrebbe consultare un dizionario, forse, oppure cercare "parità" su Google (sempre che sia capace a fare un uso del computer diverso dall'ammirare qualche donna oggettificata su Youporn). Quando poi si entra nel tema delle relazioni interpersonali c'è davvero da ridere per non piangere. Abbondano le perifrasi dei sedicenti progressisti per dire che l'uomo può fare certe cose e la donna no a cui la reazione spontanea, sempre che uno non si perda per strada nei confusi meandri del ragionamento pseudologico, è della serie: "ma fare pace col cervello no?". Perché si sa, questi individui sono perché due adulti consenzienti possano vivere come gli pare, però una chiave che apre tutte le porte è un passe partotut mentre una porta che si fa aprire da tutte le chiavi non serve a niente. Dopotutto la differenza che passa tra le porte, le chiavi e le persone è così risibile che si può tranquillamente bypassare. Tanto per rendere l'idea di quanto siano fuorvianti le metafore, è assolutamente fuori luogo paragonare gli uomini pseudoprogressisti alle chiavi, visto che queste ultime hanno una testa e loro no.
Penserete che gli esempi sopra riportati sono cose di poco conto in confronto a quelle che fa il fascio che ci ritroviamo, ma finché continueremo a pensare che basti essere un pelo più in qua del fascio per rimanere nell'ambito della sinistra continueremo imperterriti a rincorrere loro a destra, anziché portare a sinistra loro, e inoltre partendo per la battaglia in esame avendo assimilato questi luoghi comuni che vedono l'altra metà del cielo non come pari ma come "diversamente uguale" finiremo per prenderci un "cappotto" che non finisce più. Non dimentichiamo che il mare è formato dalle piccole gocce e che se vogliamo distruggere certi schemi dobbiamo iniziare, se non a vivere, quantomeno a pensare all'infuori di essi.
Penserete che gli esempi sopra riportati sono cose di poco conto in confronto a quelle che fa il fascio che ci ritroviamo, ma finché continueremo a pensare che basti essere un pelo più in qua del fascio per rimanere nell'ambito della sinistra continueremo imperterriti a rincorrere loro a destra, anziché portare a sinistra loro, e inoltre partendo per la battaglia in esame avendo assimilato questi luoghi comuni che vedono l'altra metà del cielo non come pari ma come "diversamente uguale" finiremo per prenderci un "cappotto" che non finisce più. Non dimentichiamo che il mare è formato dalle piccole gocce e che se vogliamo distruggere certi schemi dobbiamo iniziare, se non a vivere, quantomeno a pensare all'infuori di essi.
Se una puttana è.....
Se una puttana per voi è una donna che non passa le giornate a lavare i piatti e rammendare i calzini,
Se una puttana è una donna che non è a vostra completa disposizione,
Se una puttana è una donna che non pensa ad abbindolare qualche pollo che la mantenga e la sopporti a vita,
Se una puttana è una donna che rifiuta le costrizioni chiamate "valore della purezza" in cui la società fallocentica la relega dalla notte dei tempi,
Se una puttana è una donna che pretende di avere gli stessi diritti di un uomo nella teoria ma anche nella prassi,
Se una puttana è una donna che se fosse un uomo non sarebbe minimamente biasimata per i suoi comportamenti,
Se una puttana è una donna qualsiasi diversa dalla donna-angelo di cui cantava Dante a cavallo tra il Duecento e il Trecento,
Se una puttana è una donna che si ribella,
Se una puttana è una donna che non potete controllare con le vostre regole e quindi vi fa paura,
Ebbene, io sono una puttana. E chiamatemi pure così, se la cosa vi fa sentire meglio.
Faccio notare, però, a lorsignori maschi quanto sovente finiscano per orbitare attorno a quelle contro le quali sputano questo nome con disprezzo, e talvolta ne vengano pure rifiutati, dato che le "ragazze serie" che tanto esaltano non li soddisfano, e se lo fanno comunque le corna sono un po'lo sport nazionale assieme al calcio.
Soprattutto, però, faccio notare a lorsignore femmine che, mentre dedicano tutte le loro energie a tener protetto il buco davanti per essere accolte nella società, il maschilismo che governa l'ambiente in cui cercano di entrare glielo sta piazzando nel buco dietro.
Allora, la facciamo 'sta Rivoluzione sì o no?
Se una puttana è una donna che non è a vostra completa disposizione,
Se una puttana è una donna che non pensa ad abbindolare qualche pollo che la mantenga e la sopporti a vita,
Se una puttana è una donna che rifiuta le costrizioni chiamate "valore della purezza" in cui la società fallocentica la relega dalla notte dei tempi,
Se una puttana è una donna che pretende di avere gli stessi diritti di un uomo nella teoria ma anche nella prassi,
Se una puttana è una donna che se fosse un uomo non sarebbe minimamente biasimata per i suoi comportamenti,
Se una puttana è una donna qualsiasi diversa dalla donna-angelo di cui cantava Dante a cavallo tra il Duecento e il Trecento,
Se una puttana è una donna che si ribella,
Se una puttana è una donna che non potete controllare con le vostre regole e quindi vi fa paura,
Ebbene, io sono una puttana. E chiamatemi pure così, se la cosa vi fa sentire meglio.
Faccio notare, però, a lorsignori maschi quanto sovente finiscano per orbitare attorno a quelle contro le quali sputano questo nome con disprezzo, e talvolta ne vengano pure rifiutati, dato che le "ragazze serie" che tanto esaltano non li soddisfano, e se lo fanno comunque le corna sono un po'lo sport nazionale assieme al calcio.
Soprattutto, però, faccio notare a lorsignore femmine che, mentre dedicano tutte le loro energie a tener protetto il buco davanti per essere accolte nella società, il maschilismo che governa l'ambiente in cui cercano di entrare glielo sta piazzando nel buco dietro.
Allora, la facciamo 'sta Rivoluzione sì o no?
domenica 13 febbraio 2011
Riprendiamoci la dignità
Oggi si manifesta per la dignità della donna. Dignità che, non è difficile vederlo, sempre più spesso viene calpestata. Lo vediamo nei media, dove il ruolo della figura femminile è nulla più di quello di soprammobile o di decorazione natalizia, messa lì per abbellire la scena senza che dia alla stessa un arricchimento contenutistico. Lo vediamo nella politica, dove gli unici modelli di donna attivista che ci viene propinato è quella dell'ex soubrette che alla fine di una lunga serie di fellatio si ritrova bell'e caldo un careghino in Parlamento. Che idee ha? Chissenefrega, basta che non contraddica mai il capo. Lo vediamo, soprattutto, nella vita quotidiana, dove lo spettacolo pensoso proposto dai media si ripete, pur nel suo piccolo, ed ha per protagoniste donne drogate di Maria de Filippi che vorrebbero fare le veline e/o accaparrare l'uomo ricco che le mantiene a vita.
Non si può lasciare che la donna, finalmente liberata dalla gabbia d'oro dell'angelo del focolare, si ritrovi soggiogata da gente che quando nell'Iperuranio facevano i corsi di dignità per le anime neonate era fuori a fumare, oppure a fare il bunga bunga dietro qualche cespuglio.
Non si può nemmeno permettere, d'altra parte, che ritornino in auge le vecchie catene che relegavano, e a volte lo fanno ancora, le donne nascoste in casa a cucinare ed a badare alla prole, oppresse dal peso di una forma adulterata della parola dignità, quella che rende feccia una donna che rifiuta l'auto castrazione della sua personalità, delle sue idee, di una parte consistente della sua vita affettiva. Che onore c'è in questo? Quanto è diverso tutto ciò da quello delle varie veline? Quali sono le garanzie di libertà in più?
Non si può permettere che nel 2011 la scelta di vita per chi nasce di sesso femminile sia tra moglie e amante, tra schiava e puttana, tra macchina da pugnette e macchina da prole. In un Paese normale essa dovrebbe essere tra la libertà e le catene, e chiunque rifiuta queste ultime dovrebbe essere la norma e non un bersaglio privilegiato per epiteti poco esornativi di tutti i tipi che equiparano il soggetto in questione alle "belle di notte", alle veline e a certi politici, come invece vorrebbero certi sedicenti benpensanti.
La "Rivoluzione della ragazza seria" non sarà fatta con le mie braccia, ma oggi penso che la piazza reclami quell'altra, quella della donna libera, e anche libertina se le pare e piace (e lo fa gratis).
Compagne, cosa aspettiamo a far vedere si cosa siamo capaci?!
Non si può lasciare che la donna, finalmente liberata dalla gabbia d'oro dell'angelo del focolare, si ritrovi soggiogata da gente che quando nell'Iperuranio facevano i corsi di dignità per le anime neonate era fuori a fumare, oppure a fare il bunga bunga dietro qualche cespuglio.
Non si può nemmeno permettere, d'altra parte, che ritornino in auge le vecchie catene che relegavano, e a volte lo fanno ancora, le donne nascoste in casa a cucinare ed a badare alla prole, oppresse dal peso di una forma adulterata della parola dignità, quella che rende feccia una donna che rifiuta l'auto castrazione della sua personalità, delle sue idee, di una parte consistente della sua vita affettiva. Che onore c'è in questo? Quanto è diverso tutto ciò da quello delle varie veline? Quali sono le garanzie di libertà in più?
Non si può permettere che nel 2011 la scelta di vita per chi nasce di sesso femminile sia tra moglie e amante, tra schiava e puttana, tra macchina da pugnette e macchina da prole. In un Paese normale essa dovrebbe essere tra la libertà e le catene, e chiunque rifiuta queste ultime dovrebbe essere la norma e non un bersaglio privilegiato per epiteti poco esornativi di tutti i tipi che equiparano il soggetto in questione alle "belle di notte", alle veline e a certi politici, come invece vorrebbero certi sedicenti benpensanti.
La "Rivoluzione della ragazza seria" non sarà fatta con le mie braccia, ma oggi penso che la piazza reclami quell'altra, quella della donna libera, e anche libertina se le pare e piace (e lo fa gratis).
Compagne, cosa aspettiamo a far vedere si cosa siamo capaci?!
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venerdì 31 dicembre 2010
Anoressia: omologarci ci rende complici
Ho letto che pochi giorni fa è venuta a mancare la ragazza anoressica che ha posato in deshabillé per le foto di Toscani per la campagna di sensibilizzazione a questo problema, molto diffuso tra le giovanissime ed ultimamente presente anche tra i giovanissimi.
Ho letto con attenzione e con notevole arrabbiatura i commenti alla notizia, molti dei quali del tipo: "eh, ma poverine, quelle sono persone malate!", evitando accuratamente di ragionare su, e quindi di prendersela con, quel "cosa" che dà origine a questa sorta d'epidemia.
Mi sono domandata quante di quelle persone nella vita di ogni giorno vedano come idoli le modelle sulle passerelle che vestono una 38 scarsa, soprannominino "cicciona" o affini una donna perché veste una 44 e, se sono uomini, reputino una 40 già troppo formosa per i loro gusti, ed in caso affermativo come possano non sentirsi un ingranaggio di quella macchina infernale che spezza tutte quelle vite.
In quanto ex bulimica, su queste cose m'incavolo.
M'incavolo con quel sistema che manipola i modelli estetici delle masse, m'incavolo con quella tv che ha reso sinonimi l'essere sovrappeso e l'essere brutto ed inadeguato, m'incavolo con quei tg che hanno l'angolo della salute in cui si raccomanda sempre di non mangiare troppo per non rischiare l'ipertensione e mai di non farlo troppo poco per non ritrovarsela in terra, m'incavolo con chi l'applaude ed ostacola con epiteti quali "fanatici/he" o "cessi invidiosi" coloro che cercano di mettergli un freno, ma m'incavolo di più con il classico buonista dell'ultimo minuto.
Se anche tu che stai leggendo condividi link su Facebook con scritto "viva le ragazze in carne" omettendo di scrivere che per te una ragazza in carne ha la 42, se quando si parla di rischi legati al peso pensi che siano solo quelli dell'obesità e trascuri quelli legati all'eccessiva magrezza, se ti capita di benedire qualcuno appena un po'in carne con epiteti quale "ciccione obeso" e/o usi i termini che indicano eccesso ponderale come sinonimi di "cesso" o "sfigato/a", se incoraggi "per il suo bene" la tua amica di corporatura normale a mettersi a dieta perché se no il baccaglio andrà male, se ti vanti pubblicamente della tua XS e dopo aver fatto anche solo alcune di queste cose vai a commentare le campagne contro l'anoressia con affermazioni quali "sono malate", come se la colpa fosse solo loro e tu non c'entrassi niente con il loro disagio, sappi che fintanto che culli in seno quella serpe anziché schiacciarla sotto i piedi sei complice non meno di chi ti ha infilato quel rettile nella scollatura.
Una ragazza che muore da qualche parte del mondo forse ti sembra distante dalla tua realtà, pensi: "Ma quella stava a Putemburgo, che posso aver fatto di male io?", ma non tieni conto del fatto che lei era circondata da persone che agivano e la pensavano come te.
Immagina, se ti è più facile, quella tua collega o vicina di banco timida, impacciata ed insicura, sì, proprio quella che prendete tutti in giro per il suo aspetto fisico perché 'tanto lei non reagisce, quella a cui non riconoscete mai mezza attenzione se non in negativo perché è brutta e sfigata, quindi di serie B. Di certo ne avrai conosciuta almeno una. Immagina di essere lei. Immagina a come reagiresti in un ambiente dove il messaggio che passa più spesso è che più sei magra e più sei appetibile, meno mangi e più sei accettata. "Mi metto a dieta, così mi apprezzeranno e smetteranno di ignorarmi e di prendermi in giro. Ho già una taglia normale? E chi se ne frega, anzi meglio, così le altre diventeranno invidiose". Penserai che è una soluzione del kaiser, ed è vero, ma pensa di essere presa in giro dal mondo tutti i giorni, in continuazione, e di far notare invano (se non peggiorando le cose) che forse è il caso di smetterla perché questo ti sta facendo soffrire e tra persone mature e ragionevoli si può stabilire quando è troppo e trovare un accordo. Pensa che tutto ciò si vada ad assommare ad ulteriori problemi: liti in famiglia, relazioni finite male, insuccessi..... Pensa di essere disperata, di non saper più cosa fare, e di sentir aleggiare continuamente nell'aria il messaggio di cui sopra, dal microcosmo dell'ambiente in cui si lavora/studia ai cartelloni delle pubblicità, dalla favola del brutto anatroccolo alle modelle in tv. Che faresti?
Pensa a lei, al suo capo chino che entra dalla porta ogni mattina, allo sguardo triste ed apparentemente perso nel vuoto, alla sua silenziosa presenza. Pensa che, essendo immersa in questo mare di valori che tu stessa hai introiettato, lei potrebbe essere la prossima. Potresti cercarla con lo sguardo una mattina e notare lo stesso sguardo della ragazza della foto, gli stessi tratti rinsecchiti, e potrebbe fare la stessa fine.
Se non vuoi smettere di trascurare le conseguenze che l'elogio dell'eccessiva magrezza promosso dai modelli di bellezza propinatici dai media ha sulle persone perché ti reputi una donna navigata ed immune a questo genere di problemi, fallo per lei, per ripagarla delle prese in giro a suo danno di tutti questi anni. E se non vuoi farlo neanche per lei, fa' un gesto egoistico e fallo per te stessa, per non sentirti complice di quel mostro nel caso dovesse passarti vicino.
Ho letto con attenzione e con notevole arrabbiatura i commenti alla notizia, molti dei quali del tipo: "eh, ma poverine, quelle sono persone malate!", evitando accuratamente di ragionare su, e quindi di prendersela con, quel "cosa" che dà origine a questa sorta d'epidemia.
Mi sono domandata quante di quelle persone nella vita di ogni giorno vedano come idoli le modelle sulle passerelle che vestono una 38 scarsa, soprannominino "cicciona" o affini una donna perché veste una 44 e, se sono uomini, reputino una 40 già troppo formosa per i loro gusti, ed in caso affermativo come possano non sentirsi un ingranaggio di quella macchina infernale che spezza tutte quelle vite.
In quanto ex bulimica, su queste cose m'incavolo.
M'incavolo con quel sistema che manipola i modelli estetici delle masse, m'incavolo con quella tv che ha reso sinonimi l'essere sovrappeso e l'essere brutto ed inadeguato, m'incavolo con quei tg che hanno l'angolo della salute in cui si raccomanda sempre di non mangiare troppo per non rischiare l'ipertensione e mai di non farlo troppo poco per non ritrovarsela in terra, m'incavolo con chi l'applaude ed ostacola con epiteti quali "fanatici/he" o "cessi invidiosi" coloro che cercano di mettergli un freno, ma m'incavolo di più con il classico buonista dell'ultimo minuto.
Se anche tu che stai leggendo condividi link su Facebook con scritto "viva le ragazze in carne" omettendo di scrivere che per te una ragazza in carne ha la 42, se quando si parla di rischi legati al peso pensi che siano solo quelli dell'obesità e trascuri quelli legati all'eccessiva magrezza, se ti capita di benedire qualcuno appena un po'in carne con epiteti quale "ciccione obeso" e/o usi i termini che indicano eccesso ponderale come sinonimi di "cesso" o "sfigato/a", se incoraggi "per il suo bene" la tua amica di corporatura normale a mettersi a dieta perché se no il baccaglio andrà male, se ti vanti pubblicamente della tua XS e dopo aver fatto anche solo alcune di queste cose vai a commentare le campagne contro l'anoressia con affermazioni quali "sono malate", come se la colpa fosse solo loro e tu non c'entrassi niente con il loro disagio, sappi che fintanto che culli in seno quella serpe anziché schiacciarla sotto i piedi sei complice non meno di chi ti ha infilato quel rettile nella scollatura.
Una ragazza che muore da qualche parte del mondo forse ti sembra distante dalla tua realtà, pensi: "Ma quella stava a Putemburgo, che posso aver fatto di male io?", ma non tieni conto del fatto che lei era circondata da persone che agivano e la pensavano come te.
Immagina, se ti è più facile, quella tua collega o vicina di banco timida, impacciata ed insicura, sì, proprio quella che prendete tutti in giro per il suo aspetto fisico perché 'tanto lei non reagisce, quella a cui non riconoscete mai mezza attenzione se non in negativo perché è brutta e sfigata, quindi di serie B. Di certo ne avrai conosciuta almeno una. Immagina di essere lei. Immagina a come reagiresti in un ambiente dove il messaggio che passa più spesso è che più sei magra e più sei appetibile, meno mangi e più sei accettata. "Mi metto a dieta, così mi apprezzeranno e smetteranno di ignorarmi e di prendermi in giro. Ho già una taglia normale? E chi se ne frega, anzi meglio, così le altre diventeranno invidiose". Penserai che è una soluzione del kaiser, ed è vero, ma pensa di essere presa in giro dal mondo tutti i giorni, in continuazione, e di far notare invano (se non peggiorando le cose) che forse è il caso di smetterla perché questo ti sta facendo soffrire e tra persone mature e ragionevoli si può stabilire quando è troppo e trovare un accordo. Pensa che tutto ciò si vada ad assommare ad ulteriori problemi: liti in famiglia, relazioni finite male, insuccessi..... Pensa di essere disperata, di non saper più cosa fare, e di sentir aleggiare continuamente nell'aria il messaggio di cui sopra, dal microcosmo dell'ambiente in cui si lavora/studia ai cartelloni delle pubblicità, dalla favola del brutto anatroccolo alle modelle in tv. Che faresti?
Pensa a lei, al suo capo chino che entra dalla porta ogni mattina, allo sguardo triste ed apparentemente perso nel vuoto, alla sua silenziosa presenza. Pensa che, essendo immersa in questo mare di valori che tu stessa hai introiettato, lei potrebbe essere la prossima. Potresti cercarla con lo sguardo una mattina e notare lo stesso sguardo della ragazza della foto, gli stessi tratti rinsecchiti, e potrebbe fare la stessa fine.
Se non vuoi smettere di trascurare le conseguenze che l'elogio dell'eccessiva magrezza promosso dai modelli di bellezza propinatici dai media ha sulle persone perché ti reputi una donna navigata ed immune a questo genere di problemi, fallo per lei, per ripagarla delle prese in giro a suo danno di tutti questi anni. E se non vuoi farlo neanche per lei, fa' un gesto egoistico e fallo per te stessa, per non sentirti complice di quel mostro nel caso dovesse passarti vicino.
giovedì 18 novembre 2010
Non desiderare la donna d'altri
Rileggendo i dieci comandamenti riconosciuti ed insegnati dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana (quelli della Bibbia sono tutt'altra storia), sicuramente è questo quello che mi provoca i maggiori accapponamenti di pelle, seguito di poco da "non commettere atti impuri" (atti impuri = bella definizione imprecisa in cui far rientrare quello che si vuole). Questo comandamento è quando di più misogino ci sia al mondo, perchè presenta la donna come "sesso debole" nel senso più deteriore del termine, cioè totalmente privo di volontà, e che per cui può essere proprietà d'altri.
Lei non è un essere pensante che può desiderare qualcosa, o qualcuno. Lei si fa desiderare. E lo fa apposta, la zoccola, ad indurre in tentazione l'uomo, gli fa perdere momentaneamente la sua facoltà critica con le sue mossettine apposta per farlo peccare. La donna è il peccato, il male, l'incarnazione del diavolo. Nella sua bellezza non c'è armonia nè freschezza, ma solo dannazione e morte. Esiste uno sfregio peggiore?
Questo concetto, poi, è entrato nella mentalità comune. Nelle coppie, ad esempio, quando è l'uomo a tradire si tende ad addossare la colpa all'amante, asserendo che "facendo l'oca" l'ha sedotto. E questo è l'esempio più innocuo, ma non è difficile scorgere questo concetto anche nelle affermazioni di chi sostiene che lo stupro di una ragazza sia colpa sua perché ha provocato l'aggressore e/o indossava una minigonna, oppure nelle aberrazioni misogine collegate ad una religione come l'Islam, che ha attinto molto dalla tradizione ebraicocristiana. È assurdo che quella chiesa della quale la maggioranza degli adepti sostiene l'uguaglianza tra i sessi, almeno in apparenza, non si accorga delle conseguenze nefaste che abbia questa frasetta. Non è affar mio, finchè nessuno pretende di far entrare i dieci comandamenti nella Costituzione, però se fossi una di quei "cattolici a modo loro", proporrei un emendamento al Pontefice, dato che le mani sui comandamenti le hanno già messe in passato i suoi predecessori: sostituire il comma 10 con: "se ti sei messo/a il cappio al collo prendendoti un impegno di fedeltà con qualche d'uno/a, bravo/a coglione/a! Ora i casi sono due: o mandi a spasso l'amato/a bene oppure vedi di mantenerlo!"
Lei non è un essere pensante che può desiderare qualcosa, o qualcuno. Lei si fa desiderare. E lo fa apposta, la zoccola, ad indurre in tentazione l'uomo, gli fa perdere momentaneamente la sua facoltà critica con le sue mossettine apposta per farlo peccare. La donna è il peccato, il male, l'incarnazione del diavolo. Nella sua bellezza non c'è armonia nè freschezza, ma solo dannazione e morte. Esiste uno sfregio peggiore?
Questo concetto, poi, è entrato nella mentalità comune. Nelle coppie, ad esempio, quando è l'uomo a tradire si tende ad addossare la colpa all'amante, asserendo che "facendo l'oca" l'ha sedotto. E questo è l'esempio più innocuo, ma non è difficile scorgere questo concetto anche nelle affermazioni di chi sostiene che lo stupro di una ragazza sia colpa sua perché ha provocato l'aggressore e/o indossava una minigonna, oppure nelle aberrazioni misogine collegate ad una religione come l'Islam, che ha attinto molto dalla tradizione ebraicocristiana. È assurdo che quella chiesa della quale la maggioranza degli adepti sostiene l'uguaglianza tra i sessi, almeno in apparenza, non si accorga delle conseguenze nefaste che abbia questa frasetta. Non è affar mio, finchè nessuno pretende di far entrare i dieci comandamenti nella Costituzione, però se fossi una di quei "cattolici a modo loro", proporrei un emendamento al Pontefice, dato che le mani sui comandamenti le hanno già messe in passato i suoi predecessori: sostituire il comma 10 con: "se ti sei messo/a il cappio al collo prendendoti un impegno di fedeltà con qualche d'uno/a, bravo/a coglione/a! Ora i casi sono due: o mandi a spasso l'amato/a bene oppure vedi di mantenerlo!"
sabato 6 novembre 2010
Le idiote siamo noi
A dare un'occhiata alla situazione generale della politica in Italia, in particolare nella sua componente femminile, viene da pensare che avesse ragione Stracquadanio quando in pratica giustificò il darla via per un posto in Parlamento. Le idiote non sono loro, che vanno a letto con il potente di turno per andare a lavorare come yes-women su una poltroncina strapagata (da noi), le vere idiote siamo noi.
Sì, avete capito bene. Le idiote siamo noi attiviste, che facciamo quello che possiamo per portare avanti il nostro ideale, perché (povere illuse!) ne abbiamo uno, che per giunta non contempla lo svendersi per accumulare due lire in banca. Le idiote siamo noi che quella volta a settimana, al mese o quand'è non andiamo ai festini di palazzo, ma alle riunioni dove si discute di questioni importanti, sia a livello locale che nazionale, ci si confronta, si organizza qualcosa, e non siamo lì per far presenza e non far sembrare troppo sospetto un futuro eventuale incarico piovuto "dall'alto" in cambio di chissà che, ma partecipiamo sia stando a sentire che, quando serve, proponendo, esattamente come i nostri compagni uomini.
Le idiote siamo noi che quando c'è da organizzare un'iniziativa, fare striscioni, scrivere e/o dare volantini o comunque c'è da dare una mano in qualche modo, collaboriamo e ci diamo da fare in prima persona, e non ce ne può fregar di meno se ci roviniamo i tacchi, la manicure o il trucco.
Le idiote siamo noi che vogliamo stare nel posto dove siamo più utili, pertanto vogliamo qualche incarico solo se ci viene assegnato per il bene della causa, non per il pene di qualche santo in paradiso che intercede per noi.
Le idiote siamo noi che, dato che grazie a quelle signorine che prendono le poltrone tramite "corsie preferenziali", o che ci provano ma non ci riescono, la maggioranza della gente crede che se una persona di sesso femminile, specie se giovane, "gravita" attorno ad un partito sia quasi di certo un'arrivista, dobbiamo farci in quattro per non correre il rischio di essere considerate delle aspiranti Carfagne, per gridare e far gridare dalle nostre azioni: "io non sono come loro, ed anzi sono orgogliosa di non esserlo".
Le idiote siamo noi che diamo meno importanza alla bellezza fisica che al saper mettere in riga due frasi di senso compiuto, con tutti i congiuntivi al loro posto e con un significato profondo dietro.
Le idiote siamo noi che sappiamo apprezzare in un uomo la bellezza dei concetti che esprime, il fascino ed anche, dato che Madre Natura vuole così, l'aspetto fisico, mentre del portafoglio, dello status e delle conoscenze non ce ne potrebbe importare di meno.
Le idiote siamo noi che diamo meno importanza alla bellezza fisica che al saper mettere in riga due frasi di senso compiuto, con tutti i congiuntivi al loro posto e con un significato profondo dietro.
Le idiote siamo noi che sappiamo apprezzare in un uomo la bellezza dei concetti che esprime, il fascino ed anche, dato che Madre Natura vuole così, l'aspetto fisico, mentre del portafoglio, dello status e delle conoscenze non ce ne potrebbe importare di meno.
Le idiote siamo noi che abbiamo "pensato bene" di nascere femmine, di avere degli ideali e di volerli portare avanti in una società dove per noi non c'è posto, siamo noi che non vogliamo che l'unico modello di donna socialmente impegnata proposto alle nuove generazioni sia quello della ragazzina che grazie alle sue conoscenze sceglie indifferentemente se farsi piazzare in Parlamento o a sculettare alla Rai.
È chiaro che le idiote come noi non hanno vita facile in questa società di femmine intelligenti, con così tanto cervello che la parte di esso dedicata ai calcoli matematici è dovuta emigrare in mezzo alle gambe. Noi siamo idiote perché siamo fuori tempo, nell'epoca sbagliata. Avremmo dovuto vivere quaranta o cinquant'anni fa, dato che preferiamo le attiviste alle arriviste, i donchisciotte in gonnella alle meretrici, Nilde Iotti alla Carfagna (o alla Prestigiacomo, come scriveva l'ex moglie dell'utilizzatore finale), la democrazia alla mignottocrazia, le riunioni di partito ai corsi di formazione politica per veline selezionate tramite "esame orale", i volantini ai festini, la cotta disinteressata per il segretario di sezione al "con chi ci posso provare per ottenere il maggior numero di benefici possibile?"..... in breve, combattere per non essere considerate un oggetto o una merce di scambio anziché per essere tale.
Signori del governo, dato che vi diamo tanto fastidio, date fondi alla ricerca per far costruire una macchina del tempo, poi spediteci là. Poi però, quando capirete che per far funzionare la società non è di femmine che c'è bisogno, ma di donne, non veniteci a cercare.
da una donna orgogliosa di non essere un'arrivista
VERGOGNATEVI!!
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martedì 28 settembre 2010
Se sei bella ti tirano le pietre....
È inquietante la visione del "presa diretta" della settimana scorsa, quello in cui è proposto un parallelo tra Italia e Norvegia sui diritti delle donne che si trovano ad affrontare il problema della maternità senza voler rinunciare al mondo del lavoro. Sembra che, mentre il resto del mondo va avanti, l'Italia sia rimasta ferma al Medioevo, ed anzi cerchi di retrocedere.
Non penso, però, che misurare i diritti della donna sulla base della maternità sia una scelta sensata. È vero che in quelle condizioni una donna non può essere madre, ma visto il fatto che il tasso di occupazione femminile è bassissimo e che, come detto nel servizio, le donne che fanno professionalmente carriera sono poche, è difficile per una donna essere anche realizzata professionalmente e quindi indipendente.Il che, ovviamente, va ad alimentare il vecchio mito di "trovare l'uomo che la mantenga", con tutto ciò che esso comporta sul piano relazionale, sociale e culturale.
Anche per quelle che non vogliono un figlio ci sarebbe da lottare, non solo per chi ha quel desiderio. Le prime, infatti, "potrebbero sempre cambiare idea", per cui per un'azienda che non vuole avere problemi di maternità resta comunque più conveniente assumere un uomo,
Anche le prime subiscono la mentalità per cui la donna è inferiore all'uomo e deve solo pulire, lavare i piatti, sfornare figli e stare zitta, e in più deve celare il suo intento di non riconoscere il terzo punto per non incorrere nel biasimo sociale.
Se poi capitasse loro una qualche disgrazia, inoltre, è più facile il passaggio del cammello dalla cruna dell'ago di biblica memoria dell'ottenere un'interruzione di gravidanza: in regioni come Lombardia e Puglia il tasso di obiettori alla 194 rasenta l'80%.
Per far giungere a conclusione questa specie di volo pindarico senza capo né coda, se non la dai non guadagni, se fai figli ti licenziano, se non fai figli ti danno addosso e se ti capita una disgrazia fai prima a rivolgerti a una mammana che alla sanità pubblica.
Ora, cari politici, datori di lavoro e benpensanti vari, noi donne italiane che per l'aspetto fisico non possiamo fare le veline e per gli ideali non possiamo fare né le prostitute né le mantenute, che cosa diavolo dobbiamo fare?
Non penso, però, che misurare i diritti della donna sulla base della maternità sia una scelta sensata. È vero che in quelle condizioni una donna non può essere madre, ma visto il fatto che il tasso di occupazione femminile è bassissimo e che, come detto nel servizio, le donne che fanno professionalmente carriera sono poche, è difficile per una donna essere anche realizzata professionalmente e quindi indipendente.Il che, ovviamente, va ad alimentare il vecchio mito di "trovare l'uomo che la mantenga", con tutto ciò che esso comporta sul piano relazionale, sociale e culturale.
Anche per quelle che non vogliono un figlio ci sarebbe da lottare, non solo per chi ha quel desiderio. Le prime, infatti, "potrebbero sempre cambiare idea", per cui per un'azienda che non vuole avere problemi di maternità resta comunque più conveniente assumere un uomo,
Anche le prime subiscono la mentalità per cui la donna è inferiore all'uomo e deve solo pulire, lavare i piatti, sfornare figli e stare zitta, e in più deve celare il suo intento di non riconoscere il terzo punto per non incorrere nel biasimo sociale.
Se poi capitasse loro una qualche disgrazia, inoltre, è più facile il passaggio del cammello dalla cruna dell'ago di biblica memoria dell'ottenere un'interruzione di gravidanza: in regioni come Lombardia e Puglia il tasso di obiettori alla 194 rasenta l'80%.
Per far giungere a conclusione questa specie di volo pindarico senza capo né coda, se non la dai non guadagni, se fai figli ti licenziano, se non fai figli ti danno addosso e se ti capita una disgrazia fai prima a rivolgerti a una mammana che alla sanità pubblica.
Ora, cari politici, datori di lavoro e benpensanti vari, noi donne italiane che per l'aspetto fisico non possiamo fare le veline e per gli ideali non possiamo fare né le prostitute né le mantenute, che cosa diavolo dobbiamo fare?
sabato 17 luglio 2010
Col culo degli altri
È di due giorni fa il documento "normae de gravioribus delictis" diffuso dalla Santa Sede. In esso troviamo che la pedofilia, reato contro il costume (per la persona che la subisce invece è un bijou... e poi danno dei barbari ai talebani!), è citata solo dopo l'apostasia e gli atti contro l'ostia, e addirittura ci tengono a precisare che "Alla Congregazione per la Dottrina della Fede è riservato anche il delitto più grave di attentata sacra ordinazione di una donna".Queste sono le stesse persone che quotidianamente ci propinano la loro rottura di belino sulla famiglia tradizionale, sui contraccettivi, sui rapporti prematrimoniali, sull'aborto, sull'omosessualità e via sessualmente delirando.
A quanto pare sono molto bravi a legiferare su come terzi debbano utilizzare le loro vergogne ma sulla loro, di vergogna, si dimostrano alquanto lacunosi.
A quanto pare sono molto bravi a legiferare su come terzi debbano utilizzare le loro vergogne ma sulla loro, di vergogna, si dimostrano alquanto lacunosi.
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lunedì 21 giugno 2010
Fini (l'altro) e le donne
Leggo con ribrezzo e profondo disappunto l'articolo di ieri di Massimo Fini, non nuovo a questo tipo di uscite, così misognio e fascista da farmi domandare, premettendo che ognuno è libero di dire ciò che vuole, quale beneficio per una redazione diu un giornale liberale possa essere maggiore del danno di tenersi siffatto elemento in casa.
In pratica, la parità tra i sessi e il femminismo sarebbe stata inventata dai datori di lavoro per inserire la donna nella spirale del lavoro e del consumo, per sottrarla dal ruolo di angelo del focolare, che "gli ha assegnato madre natura". Concetto, quello di ruolo biologico, assolutamente privo di fondamento... in base a cosa, infatti? Avrebbe forse un senso se cercasse questo fondamento nelle abitudini degli animali ma, conoscendo da intellettuale qual è la storia delle leonesse che si occupano della caccia e delle uova di pinguino covate a turno da entrambi i genitori, ha preferito andarlo a cercare nelle società antiche, in cui la donna era obbligata a stare in casa e, se aiutava col lavoro nei campi, doveva farlo tenendo contemporaneamente di vista i figli. Evidentemente per quest'uomo la totale inesistenza della vita sociale e la totale sottomissione totale nei confronti del marito sono valori positivi per quest'uomo, il che sembra indicare che non ha ben capito che tra una donna senziente e una bambola gonfiabile ci sia differenza.
E se proprio quest'oggetto doveva uscire a divertirsi poteva sempre lasciare i pargoli alla domestica, che era presente in ogni famiglia. E pagata un pezzo di pane al giorno, ma questo che c'entra? Dopotutto non è che una cosa che adempie al suo ruolo biologico come le foglie che cadono dall'albero e le pietre quando rotolano... guarda te se devo anche pagare le donne che lavorano....
Penso che l'apice della schif parade, se questo non fosse ancora abbastanza, lo tocchi quando parla del fatto che non ci sia più la guerra di una volta, dove gli uomini dimostravano di essere virili e, testuale, "non quella odierna dei robot, tanto che vi partecipano anche le tipe, robb de matt)". Tutti quei duelli e quelle battaglie per questioni di pura fuffa, tutto quel sangue... uno spettacolo da non perdere, certo. Poco importa se in guerra muoiano delle persone, anche se sono uomini: sono dei deboli, gente che ha perso, chissenefrega.
Tutto, pur di dimostrare che io sono un uomo.
Ok, il signor Fini ha capito che per essere un uomo avere un uccello in mezzo alle gambe non è condizione sufficiente, diamogliene atto, ma non ha capito che basterebbe smetterla di vedere come oggetti tutti i restanti membri del gruppo "umanità" per esser considerato membro della specie e non una minaccia per la stessa.
Mentre criticava il meccanismo "produci, comsuma e crepa" che regola la società capitalistica, che ha il brutto vizio di non considerare cosa sia meglio per le persone ma solo quanto corrisapodano ai suoi standards, non ha fatto altro che comportarsi allo stesso modo, non solo con la sua concezione dell'altro, ma anche calcolando l'utilità di un comportamento solo dal punto di vista economico: la sensienza ed i benefici della socializzazione, oltre che della maggior scolarizzazione ed indipendenza che il lavoro ha portato alle donne, sono state del tutto trascurate. Dov'è la differenza radicale nell'essere considerati puntini che figliano o combattono oppure puntini che producono e consumano? In cosa consisterebbe il miglioramento di prospettiva?
Per concludere, mentre lui consiglia alle donne [testuale] "uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano", suggerirei alle donne italiane, specie alle sue colleghe, di mandarci lui a calci nel didietro, magari raccontandogli qualcuna delle migliaia di storie di donne picchiate dal partner per i più svariati motivi, spesso e volentieri perchè erano persone e non proprietà o bambole gonfiabili, e che una volta giunto a destinzaione ci pensino le autoctone, anche dall'al di là, visto che in quei paesi c'è la lapidazione per chi non è sottomessa, a fargli gentilmente notare che ci saranno anche femmine fattrici con la sindrome da angelo del focolare, ma che esistono anche delle donne libere, che sono persone con i suoi stessi sentimenti e che loro, quella parità, la vogliono.
E che si vergogni.
In pratica, la parità tra i sessi e il femminismo sarebbe stata inventata dai datori di lavoro per inserire la donna nella spirale del lavoro e del consumo, per sottrarla dal ruolo di angelo del focolare, che "gli ha assegnato madre natura". Concetto, quello di ruolo biologico, assolutamente privo di fondamento... in base a cosa, infatti? Avrebbe forse un senso se cercasse questo fondamento nelle abitudini degli animali ma, conoscendo da intellettuale qual è la storia delle leonesse che si occupano della caccia e delle uova di pinguino covate a turno da entrambi i genitori, ha preferito andarlo a cercare nelle società antiche, in cui la donna era obbligata a stare in casa e, se aiutava col lavoro nei campi, doveva farlo tenendo contemporaneamente di vista i figli. Evidentemente per quest'uomo la totale inesistenza della vita sociale e la totale sottomissione totale nei confronti del marito sono valori positivi per quest'uomo, il che sembra indicare che non ha ben capito che tra una donna senziente e una bambola gonfiabile ci sia differenza.
E se proprio quest'oggetto doveva uscire a divertirsi poteva sempre lasciare i pargoli alla domestica, che era presente in ogni famiglia. E pagata un pezzo di pane al giorno, ma questo che c'entra? Dopotutto non è che una cosa che adempie al suo ruolo biologico come le foglie che cadono dall'albero e le pietre quando rotolano... guarda te se devo anche pagare le donne che lavorano....
Penso che l'apice della schif parade, se questo non fosse ancora abbastanza, lo tocchi quando parla del fatto che non ci sia più la guerra di una volta, dove gli uomini dimostravano di essere virili e, testuale, "non quella odierna dei robot, tanto che vi partecipano anche le tipe, robb de matt)". Tutti quei duelli e quelle battaglie per questioni di pura fuffa, tutto quel sangue... uno spettacolo da non perdere, certo. Poco importa se in guerra muoiano delle persone, anche se sono uomini: sono dei deboli, gente che ha perso, chissenefrega.
Tutto, pur di dimostrare che io sono un uomo.
Ok, il signor Fini ha capito che per essere un uomo avere un uccello in mezzo alle gambe non è condizione sufficiente, diamogliene atto, ma non ha capito che basterebbe smetterla di vedere come oggetti tutti i restanti membri del gruppo "umanità" per esser considerato membro della specie e non una minaccia per la stessa.
Mentre criticava il meccanismo "produci, comsuma e crepa" che regola la società capitalistica, che ha il brutto vizio di non considerare cosa sia meglio per le persone ma solo quanto corrisapodano ai suoi standards, non ha fatto altro che comportarsi allo stesso modo, non solo con la sua concezione dell'altro, ma anche calcolando l'utilità di un comportamento solo dal punto di vista economico: la sensienza ed i benefici della socializzazione, oltre che della maggior scolarizzazione ed indipendenza che il lavoro ha portato alle donne, sono state del tutto trascurate. Dov'è la differenza radicale nell'essere considerati puntini che figliano o combattono oppure puntini che producono e consumano? In cosa consisterebbe il miglioramento di prospettiva?
Per concludere, mentre lui consiglia alle donne [testuale] "uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano", suggerirei alle donne italiane, specie alle sue colleghe, di mandarci lui a calci nel didietro, magari raccontandogli qualcuna delle migliaia di storie di donne picchiate dal partner per i più svariati motivi, spesso e volentieri perchè erano persone e non proprietà o bambole gonfiabili, e che una volta giunto a destinzaione ci pensino le autoctone, anche dall'al di là, visto che in quei paesi c'è la lapidazione per chi non è sottomessa, a fargli gentilmente notare che ci saranno anche femmine fattrici con la sindrome da angelo del focolare, ma che esistono anche delle donne libere, che sono persone con i suoi stessi sentimenti e che loro, quella parità, la vogliono.
E che si vergogni.
mercoledì 9 giugno 2010
rifiuto l'offerta e vado avanti
La ventenne Eliana Cartella, fotografata sia con Renzo Bossi che con Balotelli, quella che qualche giorno fa alla domanda su chi preferisse tra i due dichiarava: "Per la bellezza Mario, per il carattere Renzo." [traduzione: uno ha le conoscenze e l'altro c'ha il grano], ha dichiarato che se la trota le chiedesse di sposarla, lei rifiuterebbe.
A parte le innumerevoli notti di sonno che perderò dietro tale sconvolgente notizia, la capisco. Pur essendo molto meno bella di lei, già alla domanda della scorsa intervista, "chi preferisci tra Renzo e Balotelli?" avrei risposto: "rifiuto l'offerta e vado avanti".
È inutile pensarci, intanto: nessun personaggio politico farebbe mai una proposta del genere ad una come me, che conosce la differenza tra una prostituta ed una che non lo è, e sa di non essere nel primo gruppo.
Ma quali idee? solo due frasi raffazzonate sugli immigrati, tanto per accattivarsi le simpatie della trota. Lei pensa a far miss padania e s'incavola per non aver vinto per "ordini superiori": è questa la sua preoccupazione. Farsela con un politico, anche se ti raccomanda al contrario (come pare sia successo), è una buona pubblicità.
Io, mentre lei fa tutti i suoi bravi calcoli di convenienza, leggerò un libro, andrò al partito e magari guarderò Travaglio, infine anche senza il messaggino del politico chiacchierato di turno e l'intervista sul Corriere andrò a dormire tranquilla.
Potrà fare lo stesso lei?
A parte le innumerevoli notti di sonno che perderò dietro tale sconvolgente notizia, la capisco. Pur essendo molto meno bella di lei, già alla domanda della scorsa intervista, "chi preferisci tra Renzo e Balotelli?" avrei risposto: "rifiuto l'offerta e vado avanti".
È inutile pensarci, intanto: nessun personaggio politico farebbe mai una proposta del genere ad una come me, che conosce la differenza tra una prostituta ed una che non lo è, e sa di non essere nel primo gruppo.
Ma quali idee? solo due frasi raffazzonate sugli immigrati, tanto per accattivarsi le simpatie della trota. Lei pensa a far miss padania e s'incavola per non aver vinto per "ordini superiori": è questa la sua preoccupazione. Farsela con un politico, anche se ti raccomanda al contrario (come pare sia successo), è una buona pubblicità.
Io, mentre lei fa tutti i suoi bravi calcoli di convenienza, leggerò un libro, andrò al partito e magari guarderò Travaglio, infine anche senza il messaggino del politico chiacchierato di turno e l'intervista sul Corriere andrò a dormire tranquilla.
Potrà fare lo stesso lei?
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giovedì 3 giugno 2010
Quo usque tandem....?
Dai dati del 18 maggio di quest'anno emerge che l'Italia ha "solo" 129 procedure aperte con L'Unione Europea, il minimo storico per il nostro Paese. Stando al dipartimento delle politiche comunitarie i dati sono:
Messa in mora - art. 258 TFUE (già art. 226 TCE) 64
Messa in mora complementare - art. 226 TFUE (già art. 226 TCE) 6
Parere motivato - art. 258 TFUE (già art. 226 TCE) 23
Decisione ricorso - art. 258 TFUE (già art. 226 TCE) 5
Ricorso - art. 258 TFUE (già art. 226 TCE) 13
Sentenza - art. 258 (già art. 226 TCE) 5
Messa in mora - art. 260 TFUE (già art. 226 TCE) 6
Messa in mora complementare - art. 260 TFUE 2
Parere motivati - art. 260 TFUE (già art. 228 TCE) 1
Decisione ricorso - art. 260 TFUE (già art. 228 TCE) 3
Ricorso - art. 260 TFUE (già art. 228 TCE) 1
Totale 129
La Commissione di Giustizia Europea ha inoltre deciso di procedere con l'Italia per la storia dei livelli troppo alti del pericoloso agente inquinante PM10.
Sicomme ai nostri amati (si fa per dire) governanti tutto ciò sembrava troppo poco, hanno pensato di bene di beccarsi un altro ultimatum dalla comunità europea, questa volta per equiparare l'età pensionanbile delle dipendendti pubbliche a quella dei loro colleghi uomini, in nome della parità tra i sessi.
A parte le valutazione personale in merito (forse dovrebbero abbassare quella degli uomini e non alzare quella delle donne, perchè se si continua ad alzare l'età pensionabile i giovani a lavorare non entrano più) e certe questioni dell'Europa che mi vanno decisamente poco giù, ora vedremo se i nostri esimi governanti discutareanno in merito e risolveranno pacificamente la cosa oppure se si faranno mettere in mora un'altra volta, l'ennesima, come già avvenne per la legge Gasparri.
Per quanto ancora, mi domando e dico, continueranno a battersene l'anima perchè tanto il salassone lo paghiamo noi e non loro?
Messa in mora - art. 258 TFUE (già art. 226 TCE) 64
Messa in mora complementare - art. 226 TFUE (già art. 226 TCE) 6
Parere motivato - art. 258 TFUE (già art. 226 TCE) 23
Decisione ricorso - art. 258 TFUE (già art. 226 TCE) 5
Ricorso - art. 258 TFUE (già art. 226 TCE) 13
Sentenza - art. 258 (già art. 226 TCE) 5
Messa in mora - art. 260 TFUE (già art. 226 TCE) 6
Messa in mora complementare - art. 260 TFUE 2
Parere motivati - art. 260 TFUE (già art. 228 TCE) 1
Decisione ricorso - art. 260 TFUE (già art. 228 TCE) 3
Ricorso - art. 260 TFUE (già art. 228 TCE) 1
Totale 129
La Commissione di Giustizia Europea ha inoltre deciso di procedere con l'Italia per la storia dei livelli troppo alti del pericoloso agente inquinante PM10.
Sicomme ai nostri amati (si fa per dire) governanti tutto ciò sembrava troppo poco, hanno pensato di bene di beccarsi un altro ultimatum dalla comunità europea, questa volta per equiparare l'età pensionanbile delle dipendendti pubbliche a quella dei loro colleghi uomini, in nome della parità tra i sessi.
A parte le valutazione personale in merito (forse dovrebbero abbassare quella degli uomini e non alzare quella delle donne, perchè se si continua ad alzare l'età pensionabile i giovani a lavorare non entrano più) e certe questioni dell'Europa che mi vanno decisamente poco giù, ora vedremo se i nostri esimi governanti discutareanno in merito e risolveranno pacificamente la cosa oppure se si faranno mettere in mora un'altra volta, l'ennesima, come già avvenne per la legge Gasparri.
Per quanto ancora, mi domando e dico, continueranno a battersene l'anima perchè tanto il salassone lo paghiamo noi e non loro?
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