"Siamo alle comiche finali", esclamò Gianfranco Fini all'atto di fondazione del Popolo della Libertà dal predellino della sua Mercedes in piazza San Babila a Milano. Il Cavaliere, che sembrava ormai poco distante dall'essere abbandonato dai suoi alleati, in quel periodo si faceva vedere in giro con quella Brambilla che oggi definice "un cane da polpaccio" a mettere insieme il suo nuovo partito tra le risate generali, sembrava finito.
Poi Fini rientrò all'ovile e gli altri con lui (sempre che avessero mai pensato di lasciarlo), tutto tornò alla normalità.
Ora il Gianfranco non c'è più, ha fondato un partito nuovo di nome Futuro e Libertà, e anche Bossi scalpita: Berlusconi ha dovuto concedergli il federalismo fiscale per tener buono lui e i trecentomila fucili che ogni tanto minaccia di tirar fuori. La maggioranza che ha il Cavaliere alla Camera è risicata e lo scandalo che ha seguito la compravendita dei parlamentari per ottenerla ha fatto il giro d'Italia e d'Europa. La popolazione non lo tollera più: sta male, non ha lavoro, non ha una lira, la scuola è allo sfascio, la sanità non ne parliamo neanche, le donne sono offese nella dignità ogni giorno. In un Paese bigotto come l'Italia, poi, un fatto come quello del Bunga Bunga non passa certo inosservato e dà una mazzata ai consensi da parte dei cattolici. I reati che forse ha commesso nel farlo no, a quelli il suo elettorato è ormai assuefatto. Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, nessuno vuol più sentir parlare di lui, persino quel sistema che l'ha sostenuto finora. Stando a Wikileaks, anche Obama lo ritiene un pagliaccio. Persino le sue escort, da quelle con le tette a quelle senza, cominciano a parlare male di lui. Gli resta solo qualche sparuto dittatore, qualche cardinale per cui "bisogna contestualizzare" in omnia saecula saeCULOrum e qualche parlamentare a libro paga.
Il Cavaliere sembra alla frutta, se non allo spunciacaffè, e anzichè migliorare la sua posizione va peggiorandola, dalle limonate alle escort a quelle all'amico Muammar, che in Libia spara sulla folla.
L'uscita estemporanea di Lele Mora, che vorrebbe candidarsi nel PDL, e soprattutto la smentita che non è arrivata, sembra confermare quest'ipotesi.
È ovvio che il tipo, essendo processato per le bagasce che ha portato a Berlusconi, cerca di approdare in Parlamento per trovare un approdo sicuro, però lui non è la Carfagna o la Minetti: la gente sa chi è, che lavoro fa e che ha fatto. Chi, soprattutto tra i destrorsi cattolici che ancora votano PDL perchè quegli altri son peggio, arriverebbe a votare un pappone dopo aver storto il naso per la sinistra che candidava Cicciolina? Sarà un'altra emorragia di voti per il partito del Nano.
Eppure continua a vincere. Perchè continua a vincere? Perchè l'alternativa a questo sistema non ha i microfoni della TV nè leaders che raccontano favolette nè pseudocomici che attirano la gente parlando per slogan. Perchè l'alternativa è divisa per mere questioni di poltrone o poco più.
E che dire delle masse, che mettono la X sulla scheda elettorale con la pancia, facendosi trasportare, novelli Paolo e Francesca, dagli slogan, dalle favolette, dalle mode del momento e dal fascino di che va in tv e dice due cose a caso ma dette bene? Che dire di chi ha disimparato a pensare fuori dagli schemi, che accetta questo sistema iniquo perché comunque sia è così e basta oppure è sicuramente il migliore dei mondi possibili? Cosa pensare della guerra tra i poveri che si sta scatenando tra italiani ed immigrati che si scatena a più livelli? Quale futuro per i giovani, per i disoccupati, per i precari, per le donne? Cosa si può fare per la laicità dello Stato in un Paese in cui i valori cristiani sono vessilli da portare in una crociata contro i musulmani?
Anche se questa fosse la comica finale, anche se finisse Berlusconi di certo non finirà il berlusconismo.
La guerra non è ancora vinta. Non esultiamo davanti a quegli altri solo perchè si spacciano per sinistra: non lo sono. Cerchiamo piuttosto di diffondere, far conoscere, far sapere che un'alternativa a tutto questo c'è, e soprattutto unirci.
"L'importanza di Freud per il nostro tempo risale in larga misura nel fatto che egli ha saputo vedere e, in gran parte, dimostrare come la persona comune sia un brandello, contratto e disseccato, di come la persona può essere " - R. D. Laing
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PURTROPPO È UNA VITA CHE NON SCRIVO, MA SONO ALLE PRESE CON ESAMI E COMPITINI COME SE PIOVESSE, OLTRE CHE CON ALTRI IMPEGNI DI VARIO GENERE... HO IN CANTIERE L'ARTICOLO SULLA PORNOGRAFIA PER DONNE E DEVO RIVOLUZIONARE LA GRAFICA DEL BLOG, QUINDI A BREVE RITORNERÒ "PIÙ BELLA E PIÙ POSSENTE CHE PRIA".... SALUTI :)
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giovedì 3 marzo 2011
La comica finale
I fascisti siete voi
O il troppo pensare al figo di turno mi sta facendo perdere interi pezzi di cronaca politica italiana, compresi quelli già depositati nella memoria a lungo termine da tempo, oppure oggi Vittorio Sgarbi, già noto per fare sovente uscite "che sembrano entrate" e per aver raccolto svariate condanne per diffamazione, ha dato il meglio di sè.
In un filmato ha infatti affermato che i giudici sarebbero tutti fascisti perché intendono limitare la libertà sessuale, che è "elemento simbolo delle libertà individuali. Chiunque limita la libertà sessuale è fascista. Che poi vengano chiamati comunisti perché bisogna immaginare che si contrappongano a Berlusconi, è una forma letteraria. Berlusconi dovrebbe dirgli ‘fascisti’ “.
"Momento momento momento", come direbbe Peter Griffin: ma i giudici possono limitare di loro spontanea iniziativa la libertà sessuale, o qualche altra libertà, perchè si sono alzati dal letto col piede destro?
Il diritto insegna che la magistratura ha il compito di esercitare il potere giudiziario, che consiste nel fare applicare le leggi che ci sono e che, infatti, finisce davanti al giudice chi è accusato di non averle rispettate. È vero che il magistrato nel processo ha un margine di discrezionalità, tuttavia in un sistema di civil law come il nostro le norme sono principalmente scritte nero su bianco, carta canta. Chi fa queste leggi? Il Parlamento. Se un giudice scrive in una sentenza in cui viene limitata la libertà sessuale di una persona ad essere fascista non è piuttosto il Parlamento che ha approvato quella legge mettendolo nella condizione di condannare il tizio? Mi sembra più logico. Pensi che siano in vigore leggi fasciste in materia? Prenditela con chi potrebbe cambiarle e non lo fa. Come recita il vecchio adagio, "Ambasciator non porta pena".
Mettiamo pure il caso che a Sgarbilandia i giudici detengano nelle loro mani tutti i poteri dello Stato, oppure che a lezione di diritto me ne sia persa qualche pezzo perché leggere il giornale era più interessante.
Dove diavolo sarebbero questi giudici che limitano la libertà sessuale, o che intendono farlo?
L'unico nesso che mi può venire in mente in merito è il processo in cui si sospetta che il Presidente del Consiglio Berlusconi abbia pagato una minorenne per avere rapporti sessuali (prostituzione minorile, articolo 600-bis del codice penale) ed abusato dei suoi poteri per far rilasciare sotto custodia la minorenne in questione che, in prigione per furto, diversamente avrebbe potuto parlare di ciò che aveva fatto (concussione, articolo 371 del codice penale).
Che c'entra però questo con la libertà sessuale? Se mai può esserci un nesso con l'articolo 3 della Costituzione, per cui tutti siamo uguali di fronte alla legge e non è buona cosa se a parità di furto Ruby esce di galera e Miss XD in versione teenager rimane dentro perchè la prima ha leccato qualche paniere famoso (e non solo quello) in più, possiamo vedercene un altro con la tutela dei diritti dei minori, ma con la libertà sessuale direi che tutto questo c'entra poco, anche a giudicare da chi è l'imputato.
Berlusconi è lo stesso che sta a capo di quel partito di Governo nonché maggioritario in quel Parlamento che ha leso la libertà sessuale di tutti gli italiani. È quello che, per esempio, ha avversato la legge per le coppie di fatto, che ha fatto l'impossibile per ostacolare la RU486, che ha inserito di ruolo nella scuola degli insegnanti che per un'ora alla settimana vanno a spiegare agli studenti come devono vivere la loro sessualità,e soprattutto, colmo dei colmi, che voleva promulgare una legge contro la prostituzione.
Non dimentichiamo inoltre l'amicizia, di Berlusconi e di Sgarbi, con quei signori in gonnella rappresentanti di uno Stato Estero all'interno di Roma che pontificano tutti i giorni su cosa nel letto di casa si debba fare e di cosa no, di quali contraccettivi vanno bene e quali male, su quali preferenze siano accettabili e quali no, ed invitano i politici del nostro Paese a legiferare per impedire ciò che a loro non va bene.
Chi sarebbe a questi punti, signor Sgarbi, il fascista che vuole limitare la libertà sessuale?
In un filmato ha infatti affermato che i giudici sarebbero tutti fascisti perché intendono limitare la libertà sessuale, che è "elemento simbolo delle libertà individuali. Chiunque limita la libertà sessuale è fascista. Che poi vengano chiamati comunisti perché bisogna immaginare che si contrappongano a Berlusconi, è una forma letteraria. Berlusconi dovrebbe dirgli ‘fascisti’ “.
"Momento momento momento", come direbbe Peter Griffin: ma i giudici possono limitare di loro spontanea iniziativa la libertà sessuale, o qualche altra libertà, perchè si sono alzati dal letto col piede destro?
Il diritto insegna che la magistratura ha il compito di esercitare il potere giudiziario, che consiste nel fare applicare le leggi che ci sono e che, infatti, finisce davanti al giudice chi è accusato di non averle rispettate. È vero che il magistrato nel processo ha un margine di discrezionalità, tuttavia in un sistema di civil law come il nostro le norme sono principalmente scritte nero su bianco, carta canta. Chi fa queste leggi? Il Parlamento. Se un giudice scrive in una sentenza in cui viene limitata la libertà sessuale di una persona ad essere fascista non è piuttosto il Parlamento che ha approvato quella legge mettendolo nella condizione di condannare il tizio? Mi sembra più logico. Pensi che siano in vigore leggi fasciste in materia? Prenditela con chi potrebbe cambiarle e non lo fa. Come recita il vecchio adagio, "Ambasciator non porta pena".
Mettiamo pure il caso che a Sgarbilandia i giudici detengano nelle loro mani tutti i poteri dello Stato, oppure che a lezione di diritto me ne sia persa qualche pezzo perché leggere il giornale era più interessante.
Dove diavolo sarebbero questi giudici che limitano la libertà sessuale, o che intendono farlo?
L'unico nesso che mi può venire in mente in merito è il processo in cui si sospetta che il Presidente del Consiglio Berlusconi abbia pagato una minorenne per avere rapporti sessuali (prostituzione minorile, articolo 600-bis del codice penale) ed abusato dei suoi poteri per far rilasciare sotto custodia la minorenne in questione che, in prigione per furto, diversamente avrebbe potuto parlare di ciò che aveva fatto (concussione, articolo 371 del codice penale).
Che c'entra però questo con la libertà sessuale? Se mai può esserci un nesso con l'articolo 3 della Costituzione, per cui tutti siamo uguali di fronte alla legge e non è buona cosa se a parità di furto Ruby esce di galera e Miss XD in versione teenager rimane dentro perchè la prima ha leccato qualche paniere famoso (e non solo quello) in più, possiamo vedercene un altro con la tutela dei diritti dei minori, ma con la libertà sessuale direi che tutto questo c'entra poco, anche a giudicare da chi è l'imputato.
Berlusconi è lo stesso che sta a capo di quel partito di Governo nonché maggioritario in quel Parlamento che ha leso la libertà sessuale di tutti gli italiani. È quello che, per esempio, ha avversato la legge per le coppie di fatto, che ha fatto l'impossibile per ostacolare la RU486, che ha inserito di ruolo nella scuola degli insegnanti che per un'ora alla settimana vanno a spiegare agli studenti come devono vivere la loro sessualità,e soprattutto, colmo dei colmi, che voleva promulgare una legge contro la prostituzione.
Non dimentichiamo inoltre l'amicizia, di Berlusconi e di Sgarbi, con quei signori in gonnella rappresentanti di uno Stato Estero all'interno di Roma che pontificano tutti i giorni su cosa nel letto di casa si debba fare e di cosa no, di quali contraccettivi vanno bene e quali male, su quali preferenze siano accettabili e quali no, ed invitano i politici del nostro Paese a legiferare per impedire ciò che a loro non va bene.
Chi sarebbe a questi punti, signor Sgarbi, il fascista che vuole limitare la libertà sessuale?
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lunedì 11 ottobre 2010
E ci chiamano "sciacalli"
Il nostro "Ministoro" della difesa ha dichiarato che "Parlare ora di ritiro (dall'Afghanistan) mi sembra sciacallaggio". Secondo il Nostro, in pratica, gli sciacalli non sarebbero coloro che spendono e spandono soldi pubblici (a.k.a. nostri) e vite umane per salvaguardare gli interessi degli usa e delle lobbies militari e petrolifere, non coloro che utilizzano come carta igienica l'articolo 11 della nostra Costituzione, nata da coloro che avevano vissuto sulla loro pelle le conseguenze di un conflitto come la Seconda Guerra Mondiale, per fare i loro porci comodi, non coloro che approfittano del fatto che la maggioranza dei cittadini s'informa solo tramite tv per far credere loro che questa non sia una guerra ma una missione di pace, bensì coloro che dicono che, per il bene della collettività, questo scempio deve finire. Il fatto che la distorsione del linguaggio operato da questa classe politica con la compiacenza dei media sia arrivata a livelli da "1984" non è più solo un'elucubrazione dei soliti complottisti: a "nonpace è pace" ci siamo appena arrivati.
lunedì 28 giugno 2010
Nell'attesa....
Aspettiamo tutti col fiato sospeso la sentenza d'appello sul processo Dell'Utri prevista in giornata.
Certo la non ammissione del testimone Massimo Ciancimino, bollato come non attendibile ancora prima che fosse sentito, lascia presagire ben poco di buono, ma speriamo che la giustizia abbia la meglio sui tentativi vari di maneggio e di far assolvere una persona che ha contro di sè la testimonianza di un cospicuo numero di pentiti ed intercettazioni.
Anche il Pg Gatto ha approfittato dell'ultima occasione per parlare nel tentativo di smontare le tesi utilizzate dalla difesa di Dell'Utri, e sottolineare come la decisione di questi giudici sia decisiva per ricostriure una parte importante di storia italiana.
Ora non ci resta che incrociare le dita ed auspicare che tutto finisca nel migliore dei modi possibile, non per i potenti ma per noi cittadini che vogliono ancora sapere la verità.
Certo la non ammissione del testimone Massimo Ciancimino, bollato come non attendibile ancora prima che fosse sentito, lascia presagire ben poco di buono, ma speriamo che la giustizia abbia la meglio sui tentativi vari di maneggio e di far assolvere una persona che ha contro di sè la testimonianza di un cospicuo numero di pentiti ed intercettazioni.
Anche il Pg Gatto ha approfittato dell'ultima occasione per parlare nel tentativo di smontare le tesi utilizzate dalla difesa di Dell'Utri, e sottolineare come la decisione di questi giudici sia decisiva per ricostriure una parte importante di storia italiana.
Ora non ci resta che incrociare le dita ed auspicare che tutto finisca nel migliore dei modi possibile, non per i potenti ma per noi cittadini che vogliono ancora sapere la verità.
domenica 27 giugno 2010
Una sveglia di nome Brancher
La nomina del ministro Brancher, che gli ha evitato il processo, ha scatenato contro il Papi nazionale le critiche di mezza Italia: oltre al solito Di Pietro, hanno cominciato prima la Lega, compreso Bossi in persona, per via scelta del ministro del federalismo tra le fila del Pdl, poi i finiani, notoriamente molto sensibili alla legalità e che quindi mal tolleranti verso un atto del genere.
Persino il Quirinale, notoriamente abituato a firmare col naso tappato obbrobri quali il lodo Alfano, le ronde e l'aggravante razziale per i clandestini (tutte silurate dalla Corte Costituzionale), più lo stesso legittimo impedimento per i ministri a cui Brancher s'appella, osa dichiarare che essendo un ministro senza portafoglio non lo può accampare. Come potrebbe essere peggiore la situazione per il povero Silvio?
Stasera apro la posta per controllare le e-mail, e ne salta fuori una del PD [ho votato (Marino) alle primarie, quindi ogni tanto arrivano], con oggetto: "Brancher dimettiti". Ho controllato sul sito ed effettivamente hanno urlato allo scandalo davvero.
Berlusconi stavolta ha davvero pisciato fuori dal vaso, tra l'altro centrando in pieno un gran numero di dormienti. Forse dovrebbe cercare di non esagerare col viagra.
Persino il Quirinale, notoriamente abituato a firmare col naso tappato obbrobri quali il lodo Alfano, le ronde e l'aggravante razziale per i clandestini (tutte silurate dalla Corte Costituzionale), più lo stesso legittimo impedimento per i ministri a cui Brancher s'appella, osa dichiarare che essendo un ministro senza portafoglio non lo può accampare. Come potrebbe essere peggiore la situazione per il povero Silvio?
Stasera apro la posta per controllare le e-mail, e ne salta fuori una del PD [ho votato (Marino) alle primarie, quindi ogni tanto arrivano], con oggetto: "Brancher dimettiti". Ho controllato sul sito ed effettivamente hanno urlato allo scandalo davvero.
Berlusconi stavolta ha davvero pisciato fuori dal vaso, tra l'altro centrando in pieno un gran numero di dormienti. Forse dovrebbe cercare di non esagerare col viagra.
giovedì 24 giugno 2010
Il bastone e la carota
Dopo che una signora ha deciso di interrompere la sua quarta gravidanza, dopo aver già avuto tre figli tutti nati col parto cesareo, utilizzando la Ru486 in un ospedale in quei di Ostia (sacrilegio!), la Polverini ha pensato bene di dare una bella bacchettata sulle mani alle strutture sanitarie della sua regione, bloccando tutto.
Prima di tutto ha previsto nelle sue linne guida che il ricovero di tre giorni, che non esiste in nessun poso di tutto il resto del mondo civile che la usa da una ventina d'anni circa. In secondo luogo ha stabilito che, nell'attesa di giudicare quali strutture siano idonee o meno a prendere una pastiglia e mandarla giù, si blocchi tutto.
"Il Grassi [l'ospedale dove è avvenuta la somministrazione, NdR] doveva aspettare. Mi auguro che non succeda nulla, ma se accadesse qualcosa ognuno si assumerà le sue responsabilità perché non vorrei mai trovarmi in una Regione in cui, se accadesse qualcosa, non sapremmo con chi prendercela". Non suona tanto come: "sei stato un bambino cattivo, quindi ora ti tolgo la Playstation"?
Il problema è che quella playstation serviva alle donne per non dover subire un'intervento invasivo sotto i ferri che si andasse a sommare al peso che già un'interruzione volontaria di gravidanza comporta. Specie se, come avviene in Lombardia stando ad Annozero, uno stuolo di cielline acide si lancia come un branco di avvoltoi contro chi deve sottoporsi a ivg. Viva la carità cristiana.
Chissà che qualcuno nell'attesa non si prenda la briga di leggere alla Polverini la legge 194/8, in particolare l'articolo 15:
Prima di tutto ha previsto nelle sue linne guida che il ricovero di tre giorni, che non esiste in nessun poso di tutto il resto del mondo civile che la usa da una ventina d'anni circa. In secondo luogo ha stabilito che, nell'attesa di giudicare quali strutture siano idonee o meno a prendere una pastiglia e mandarla giù, si blocchi tutto.
"Il Grassi [l'ospedale dove è avvenuta la somministrazione, NdR] doveva aspettare. Mi auguro che non succeda nulla, ma se accadesse qualcosa ognuno si assumerà le sue responsabilità perché non vorrei mai trovarmi in una Regione in cui, se accadesse qualcosa, non sapremmo con chi prendercela". Non suona tanto come: "sei stato un bambino cattivo, quindi ora ti tolgo la Playstation"?
Il problema è che quella playstation serviva alle donne per non dover subire un'intervento invasivo sotto i ferri che si andasse a sommare al peso che già un'interruzione volontaria di gravidanza comporta. Specie se, come avviene in Lombardia stando ad Annozero, uno stuolo di cielline acide si lancia come un branco di avvoltoi contro chi deve sottoporsi a ivg. Viva la carità cristiana.
Chissà che qualcuno nell'attesa non si prenda la briga di leggere alla Polverini la legge 194/8, in particolare l'articolo 15:
Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza.
Di Morfeo non ce n'è uno solo
La situazione per il PDL non sembra delle più rosee di questi tempi: Fini e Bossi vanno insultandosi sul tema dell'esistenza della Padania, del federalismo e dell'unità nazionale, e tutti e due mettono all'angolo Berlusconi per la questione della legge bavaglio. Come se non bastasse, sia i leghisti che i finiani vogliono ciò per cui hanno riposto fiducia e voti nelle correnti che più li rappresentano: i primi il federalismo, i secondi la legalità. Berlusconi, intanto, deve occuparsi delle intercettazioni e co, e ha fretta. Nemmeno San Silvio da Arcore, se la situazione va avanti così, potrà servire due padroni, e nessuno meglio di lorsignori cattolici di ferro dovrebbe saperlo, visto che lo dice anche il Vangelo (Mt 6,24). Abbiamo tre capicorrente l'un contro l'altro armato, in un partito in cui fino a poco tempo fa vigeva il tutti per uno e l'uno per tutti, come se non bastassero gli occhi dell'Europa, dell'Osce e della totalità del mondo civilizzato per la porcata che stiamo per fare.
Crisi nera, dunque. Un castello di carte rette l'una sull'altra in cui una di esse da un momento all'altro rischia di cadere e di sfasciare tutto. La situazione che ogni opposizione sogna di avere davanti.
E in tutto questo, si può sapere il PD dov'è? Le mosse che potrebbe tentare, a questi punti, sono almeno tre:
1) Cercare il dialogo con Fini sulla legalità
2) Cercare il dialogo con la Lega Nord sul federalismo
3) Cominciare a fare opposizione vera, non le proteste sull'Aventino, facendo sapere alla gente chi è Berlusconi e facendo il più possibile fronte comune, anche con altre forze politiche, per arginarlo. Quella proposta per l'IDV da De Magistris, insomma.
Niente di tutto questo, per ora.
Ha scelto la quarta via, quella del lasseiz-faire: ma sì, fate passare la legge-bavaglio che noi alle votazioni abbandoniamo l'aula, lasciate caplestare i diritti dei lavoratori che noi facciamo altrettanto, scannatevi tra di voi, sparatevi, dopotutto il partito è il vostro. Dopotutto noi mica siamo l'opposizione, no?!
Per l'ennesima volta, come sempre, a loro poco importa se un'occasione così potrà non ripetersi mai più. Hanno scelto la via di Morfeo, come sempre. E noi, illusi, che pensavamo ce ne fosse solo uno!
Crisi nera, dunque. Un castello di carte rette l'una sull'altra in cui una di esse da un momento all'altro rischia di cadere e di sfasciare tutto. La situazione che ogni opposizione sogna di avere davanti.
E in tutto questo, si può sapere il PD dov'è? Le mosse che potrebbe tentare, a questi punti, sono almeno tre:
1) Cercare il dialogo con Fini sulla legalità
2) Cercare il dialogo con la Lega Nord sul federalismo
3) Cominciare a fare opposizione vera, non le proteste sull'Aventino, facendo sapere alla gente chi è Berlusconi e facendo il più possibile fronte comune, anche con altre forze politiche, per arginarlo. Quella proposta per l'IDV da De Magistris, insomma.
Niente di tutto questo, per ora.
Ha scelto la quarta via, quella del lasseiz-faire: ma sì, fate passare la legge-bavaglio che noi alle votazioni abbandoniamo l'aula, lasciate caplestare i diritti dei lavoratori che noi facciamo altrettanto, scannatevi tra di voi, sparatevi, dopotutto il partito è il vostro. Dopotutto noi mica siamo l'opposizione, no?!
Per l'ennesima volta, come sempre, a loro poco importa se un'occasione così potrà non ripetersi mai più. Hanno scelto la via di Morfeo, come sempre. E noi, illusi, che pensavamo ce ne fosse solo uno!
mercoledì 23 giugno 2010
Avanti i prossimi
I risultati del referendum di Pomigliano sono ormai ufficiali: il 62,2% di sì vince contro il 36% di no.
Il fronte oppositivo ha retto meglio del previsto, tutto sommato, e non si può che esprimere grande ammirazione perchi, vivendo in un posto dove il lavoro è poco e la pressione della Camorra è notevole, ha deciso di lottare per i diritti che secondo la legge gli spettano nonostante le avversità che incontrerebbe sul suo cammino se la Fiat chiudesse lo stabilimento. Mentre è difficile esprimere un giudizio su chi, avendo la responsabilità di una famiglia da mantenere ed alternative prossime allo zero, ha deciso di votare sì, è arduo contenersi dall'esprimere disprezzo per chi ai piani alti dell'azienda vuole riportare di 100 anni indietro l'orologio delle conquiste sociali per mezzo del ricatto e ha così orribilmente distorto uno strumento democratico come il referendum per scatenare una guerra tra poveri, per i sindacati che pur essendo stipendiati per difendere chi lavora li hanno svenduti per trenta denari e per tutti i politici e industriali che hanno benedetto l'accordo, come la Marcegaglia che parla di decisione antistorica (non quella della Fiat che promuove un arretramento dei diritti dei lavoratori, ma quella della Fiom che non firma e pretende che le leggi siano rispettate) e il ministro del lavoro Sacconi per cui avendo vinto il sì l'Italia è un Paese più moderno, che forse anzichè ricoprire quella posizione dovrebbe andare ad aspirare un po' d'aria di modernità che tira in una fabbrica cinese.
Il peggio del peggio, però, lo dà chi davanti a questo ed analoghi scempi non si arrabbia, ma sta lì seduto sul divano pensando: "Son fatti loro, io che c'entro?". Non capiscono che se quest'obbrobrio non verrà silurato a tempi record dagli organi competenti, come si spera che avvenga, si ceerà un precedente nefasto non solo per loro, ma per tutti.
Incazziamoci, quindi, prima che sia troppo tardii, non lasciamoli soli: il prossimo, ricorda, potresti essere tu.
Il fronte oppositivo ha retto meglio del previsto, tutto sommato, e non si può che esprimere grande ammirazione perchi, vivendo in un posto dove il lavoro è poco e la pressione della Camorra è notevole, ha deciso di lottare per i diritti che secondo la legge gli spettano nonostante le avversità che incontrerebbe sul suo cammino se la Fiat chiudesse lo stabilimento. Mentre è difficile esprimere un giudizio su chi, avendo la responsabilità di una famiglia da mantenere ed alternative prossime allo zero, ha deciso di votare sì, è arduo contenersi dall'esprimere disprezzo per chi ai piani alti dell'azienda vuole riportare di 100 anni indietro l'orologio delle conquiste sociali per mezzo del ricatto e ha così orribilmente distorto uno strumento democratico come il referendum per scatenare una guerra tra poveri, per i sindacati che pur essendo stipendiati per difendere chi lavora li hanno svenduti per trenta denari e per tutti i politici e industriali che hanno benedetto l'accordo, come la Marcegaglia che parla di decisione antistorica (non quella della Fiat che promuove un arretramento dei diritti dei lavoratori, ma quella della Fiom che non firma e pretende che le leggi siano rispettate) e il ministro del lavoro Sacconi per cui avendo vinto il sì l'Italia è un Paese più moderno, che forse anzichè ricoprire quella posizione dovrebbe andare ad aspirare un po' d'aria di modernità che tira in una fabbrica cinese.
Il peggio del peggio, però, lo dà chi davanti a questo ed analoghi scempi non si arrabbia, ma sta lì seduto sul divano pensando: "Son fatti loro, io che c'entro?". Non capiscono che se quest'obbrobrio non verrà silurato a tempi record dagli organi competenti, come si spera che avvenga, si ceerà un precedente nefasto non solo per loro, ma per tutti.
Incazziamoci, quindi, prima che sia troppo tardii, non lasciamoli soli: il prossimo, ricorda, potresti essere tu.
La devastazione della cultura 2, il ritorno
Alla luce delle tracce dell'esame di maturità uscite oggi durante la prima prova diventa finalmente chiaro cosa intendesse la Gelmini ieri con l'importazione del berlusconismo nella cultura. Mettere tra gli autori di in tema dal titolo "" una frase di Mussolini come questa: "Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della miglior gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi e prolungati applausi)", accostata a personaggi come Togliatti, Moro e Giovanni Paolo II è a dir poco uno scempio. A parte l'ultimo, che visto che stringeva la mano a Pinochet c'entra già di più, come si fa a proporre come leader ispiratore di un inserimento dei giovani nella politica un dittatore sanguinario a fianco ad un membro dell'assemlea costituente qual era Togliatti, che pur con tutti i suoi limiti ha contribuito a redigere uno strumento che ci tutelasse dai regimi com'è stato il suo e ad una persona morta per mani e motivazioni tuttora poco chiare mentre cercava di conciliare pacificamente i vari interessi del Paese mi sembra uno sfregio indegno di un Paese civile.
Mussolini non è un modello, ma un pericolo per la democrazia.
Non lo dico io, o i comnisti, o il cane del fotografo: lo dice la storia. Lo dice la memoria delle vittime, da Matteotti agli etiopi sterminati con le armi chimiche durante la guerra d'Abissinia, agli italiani fucilati o mandati al confino perchè non erano d'accordo con lui. Solo un fesso potrebbe considerare la concezione dei giovani e relative politiche al di fuori di quel progetto così lontano dalla concezione di uno Stato moderno, democratico e rispettoso dei diritti civili individuali.
E che dire poi sul tema sulle Foibe? Cero, i morti ci sono stati, ma per capire il motivo bisognerebbe ricordare cos'è successo in quelle zone ad opera dei militari italiani. Il generale Mario Roatta della II armata, per esempio, il primo dicembre 1942 ordinò la fucilazione non solo di chi era armato, ma anche di chi imbrattava le sue ordinanze o si fermava vicino ad opere d'arte, considerando, non pago, "corresponsabili degli atti di sabotaggio le persone abitanti nelle case vicine".Quest'episodio, insieme ad altri, è riportato dal Corriere della Sera, giornale notoriamente tutt'altro che di estrema sinistra.
È ovvio che molte di quelle persone erano state inviate là coattamente, purtroppo è la dura legge cantata da De Andrè ne "la guerra di Piero": se non ammazzi tu l'altro, quello ammazza te. Può, e deve, dispiacere per i poveracci mandati al macello pur essendo contrari a questo scempio, prodotto dalla guerra e dai militaristi che tanto la vogliono. Ci sarà un motivo, d'altronde, se la neonata Repubblica Italiana si dotò dell'articolo 11 in cui si sostiene che "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo". Da qui a fare di loro degli eroi, però, ce ne passa, al massimo vittime di un sistema che li ha obbligati a fare schifezze uccisi per mano di chi quelle schifezze ha dovuto subire sulla propria pelle e su quella dei suoi familiari.
Ciò che lascia con un dubbio è il fatto che gli studenti hanno evitato questi temi (rispettivamente scelti dal 4,3% e 0,6% dei maturandi), seguiti da Primo Levi (4,6%), "piacere e piaceri" (in cui figurava tra le fonti il fascistissimo D'Annuzio, 9,2%), preferendo una riflessione sull'esistenza di vita extraterrestre(19%), il ruolo della musica nel mondo contemporaneo (25,3%) e soprattutto la ricerca della felicità, che ha trionfato con il 36,9%.
Ciò sarà dovuto alle scempiaggini sopra citate, ad una scarsa preparazione o alla percezione di queste realtà come avulse dalla loro vita quotidiana? Se avessimo ministro normale e dei partiti normali, sarebbe d'uopo indagare su quali potrebbero essere le cause più probabili e tentare di fare qualcosa affinchè i giovani siano più informati su questi eventi storici importanti e percepiscano la politica non come una massa di ladri che non tocca minimamente la loro vita, ma come qualcosa che ha come oggetto il futuro di tutti, anche il loro, e quindi insindibile dalle necessità dei singoli.
Invece abbiamo la Gelmini, la stessa di ieri, una pedina nelle mani di un Presidente del Consiglio che farebbe bene a cominciare ad ispirarsi un po'più ad Aldo Moro e un po'meno a Mussolini, per noi ma anche per se stesso, per non rischiare di imitarlo fino alla fine.
Mussolini non è un modello, ma un pericolo per la democrazia.
Non lo dico io, o i comnisti, o il cane del fotografo: lo dice la storia. Lo dice la memoria delle vittime, da Matteotti agli etiopi sterminati con le armi chimiche durante la guerra d'Abissinia, agli italiani fucilati o mandati al confino perchè non erano d'accordo con lui. Solo un fesso potrebbe considerare la concezione dei giovani e relative politiche al di fuori di quel progetto così lontano dalla concezione di uno Stato moderno, democratico e rispettoso dei diritti civili individuali.
E che dire poi sul tema sulle Foibe? Cero, i morti ci sono stati, ma per capire il motivo bisognerebbe ricordare cos'è successo in quelle zone ad opera dei militari italiani. Il generale Mario Roatta della II armata, per esempio, il primo dicembre 1942 ordinò la fucilazione non solo di chi era armato, ma anche di chi imbrattava le sue ordinanze o si fermava vicino ad opere d'arte, considerando, non pago, "corresponsabili degli atti di sabotaggio le persone abitanti nelle case vicine".Quest'episodio, insieme ad altri, è riportato dal Corriere della Sera, giornale notoriamente tutt'altro che di estrema sinistra.
È ovvio che molte di quelle persone erano state inviate là coattamente, purtroppo è la dura legge cantata da De Andrè ne "la guerra di Piero": se non ammazzi tu l'altro, quello ammazza te. Può, e deve, dispiacere per i poveracci mandati al macello pur essendo contrari a questo scempio, prodotto dalla guerra e dai militaristi che tanto la vogliono. Ci sarà un motivo, d'altronde, se la neonata Repubblica Italiana si dotò dell'articolo 11 in cui si sostiene che "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo". Da qui a fare di loro degli eroi, però, ce ne passa, al massimo vittime di un sistema che li ha obbligati a fare schifezze uccisi per mano di chi quelle schifezze ha dovuto subire sulla propria pelle e su quella dei suoi familiari.
Ciò che lascia con un dubbio è il fatto che gli studenti hanno evitato questi temi (rispettivamente scelti dal 4,3% e 0,6% dei maturandi), seguiti da Primo Levi (4,6%), "piacere e piaceri" (in cui figurava tra le fonti il fascistissimo D'Annuzio, 9,2%), preferendo una riflessione sull'esistenza di vita extraterrestre(19%), il ruolo della musica nel mondo contemporaneo (25,3%) e soprattutto la ricerca della felicità, che ha trionfato con il 36,9%.
Ciò sarà dovuto alle scempiaggini sopra citate, ad una scarsa preparazione o alla percezione di queste realtà come avulse dalla loro vita quotidiana? Se avessimo ministro normale e dei partiti normali, sarebbe d'uopo indagare su quali potrebbero essere le cause più probabili e tentare di fare qualcosa affinchè i giovani siano più informati su questi eventi storici importanti e percepiscano la politica non come una massa di ladri che non tocca minimamente la loro vita, ma come qualcosa che ha come oggetto il futuro di tutti, anche il loro, e quindi insindibile dalle necessità dei singoli.
Invece abbiamo la Gelmini, la stessa di ieri, una pedina nelle mani di un Presidente del Consiglio che farebbe bene a cominciare ad ispirarsi un po'più ad Aldo Moro e un po'meno a Mussolini, per noi ma anche per se stesso, per non rischiare di imitarlo fino alla fine.
martedì 22 giugno 2010
La devastazione della cultura
Ecco che cos'ha avuto il coraggio di dire il nostro Minstro della Pubblica Distruzione MAriastella GElmini, non più tardi di ieri: "Proporre il berlusconismo, una conquista del Paese che vogliamo difendere non solo all’interno del Pdl ma anche in un ambito culturale in cui vige l’egemonia della sinistra, che pensa che il centrodestra sia privo di identità culturale. Invece il berlusconismo ha cambiato la politica e il Paese, richiamandosi alla rappresentanza popolare, alla chiarezza dei programmi e del linguaggio, al legame con gli elettori. Non è qualcosa da mettere tra parentesi, come vorrebbe la sinistra che propaga la sua retorica del pessimismo. Ma proprio perché è un momento di crisi e di difficoltà non si può diffondere sfiducia ma è necessario puntare sull’ottimismo della volontà".
Come al solito, ha svaccato di brutto.
Nessuno pensa che il PdL sia privo di identità culturale, tutt'altro. Sappiamo tutti che il Partito delle Libertà ha un modello ispiratore, anzi più di uno.
Dal regno di Francia ai tempi del Re Sole ("l'état c'est moi") ha preso il modello di sovrano che comanda tutto personalmente, nonchè l'esistenza di due classi privilegiate, nobiltà e clero, che godono di privilegi fiscali e giuridici.
Dalla Germania di Hitler ha preso le discriminazioni di chi ha diversi tratti somatici e dei disabili.
La figura del leader eccentrico, che nel berlusconismo è del tutto simile a quella messa in pratica anche dalla Libia di Gheddafi, "noto paese democratico", era già presente ai tempi dell'impero romano... chi non ricorda Caligola, che nominò senatore il suo cavallo? "Beh", diremo oggi, "quantomeno non era pregiudicato".
Da tutti questi insieme, inoltre, ha preso il disprezzo per chi critica il potere e per tutte le voci fuori dal coro.
Tutti questi modelli, ora come ora, sono già studiati a scuola. Certo, si notano un bel po'le differenze tra questi principi e quelli che ispirano uno Stato europeo moderno, ma se sono diametralmente opposti la colpa non è certo della scuola.
Che la buona Mariastella si metta l'anima in pace, quindi, e lasci che il berlusconismo, dopo aver spazzato via tutta la cultura rimasta in tv ed averla rimpiazzata con spettacoli spazzatura pieni di isteria, dialoghi vuoti e privi di senso e misognina lasci in piedi almeno le macerie che restano dell'egemonia non della sinistra, ma del buon senso e dell'analisi logica.
Il che, visto e considerato il significato del gesto di lasciare il Minstero dell'Istruzione ad una persona che ha dovuto sostenere l'esame per diventare avvocato da Bresica a Reggio Calabria per passarlo, sicuramente è mission impossible.
Ah, e tornando ai modelli, non dimentichiam che anche il Duce fece insegnare la storia del suo movimento politico, fin dalle elementari
Come al solito, ha svaccato di brutto.
Nessuno pensa che il PdL sia privo di identità culturale, tutt'altro. Sappiamo tutti che il Partito delle Libertà ha un modello ispiratore, anzi più di uno.
Dal regno di Francia ai tempi del Re Sole ("l'état c'est moi") ha preso il modello di sovrano che comanda tutto personalmente, nonchè l'esistenza di due classi privilegiate, nobiltà e clero, che godono di privilegi fiscali e giuridici.
Dalla Germania di Hitler ha preso le discriminazioni di chi ha diversi tratti somatici e dei disabili.
La figura del leader eccentrico, che nel berlusconismo è del tutto simile a quella messa in pratica anche dalla Libia di Gheddafi, "noto paese democratico", era già presente ai tempi dell'impero romano... chi non ricorda Caligola, che nominò senatore il suo cavallo? "Beh", diremo oggi, "quantomeno non era pregiudicato".
Da tutti questi insieme, inoltre, ha preso il disprezzo per chi critica il potere e per tutte le voci fuori dal coro.
Tutti questi modelli, ora come ora, sono già studiati a scuola. Certo, si notano un bel po'le differenze tra questi principi e quelli che ispirano uno Stato europeo moderno, ma se sono diametralmente opposti la colpa non è certo della scuola.
Che la buona Mariastella si metta l'anima in pace, quindi, e lasci che il berlusconismo, dopo aver spazzato via tutta la cultura rimasta in tv ed averla rimpiazzata con spettacoli spazzatura pieni di isteria, dialoghi vuoti e privi di senso e misognina lasci in piedi almeno le macerie che restano dell'egemonia non della sinistra, ma del buon senso e dell'analisi logica.
Il che, visto e considerato il significato del gesto di lasciare il Minstero dell'Istruzione ad una persona che ha dovuto sostenere l'esame per diventare avvocato da Bresica a Reggio Calabria per passarlo, sicuramente è mission impossible.
Ah, e tornando ai modelli, non dimentichiam che anche il Duce fece insegnare la storia del suo movimento politico, fin dalle elementari
mercoledì 16 giugno 2010
Due poltrone per me posson bastare
È di ieri la notizia che la chiacchierata ministra Mara Carfagna si è dimessa dall'incarico di consigliere regionale alla regione Campania, dopo essere stata dichiarata incompatibile dalla giunta. Ora le restano altri due incarichi: parlamentare e ministro delle Pari Opportunità (o delle troppe opportunità, come dice Travaglio). Non penso che farà la fame, dopotutto.
Prima di lei aveva presentato le dimissioni Alessandra Mussolini, nella stessa situazione ma senza il ministero
.
Nel frattempo, aspettiamo la decisione della Giunta per le Elezioni negli altri cinque casi molto simili ai due sopra citati, per cui ha preso un po'di tempo per via dei ricorsi presentati sul risultato elettorale: Roberto Cota (Lega, deputato e governatore del Piemonte), Roberto Rosso (PDL, deputato e vicegovernatore in Piemonte), Gianluca Buonanno (Lega, deputato e consigliere in Piemonte), Edoardo Rixi (Lega, deputato e consigliere regionale in Liguria) e Sandro Biasotti (PDL, deputato e consigliere regionale in Liguria).
Gli altri 14 tra sindaci e presidenti provinciali che non saranno giudicati incompatibili per quanto la legge parli chiaro, a mio modesto parere dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e prendere la decisione che permetta ai cittadini di avere dei rappresentanti presenti sia a livello locale che nazionale, cioè lasciare una delle due cariche. A meno che non siano San Gaspare del Bufalo, ovviamente.
Prima di lei aveva presentato le dimissioni Alessandra Mussolini, nella stessa situazione ma senza il ministero
.
Nel frattempo, aspettiamo la decisione della Giunta per le Elezioni negli altri cinque casi molto simili ai due sopra citati, per cui ha preso un po'di tempo per via dei ricorsi presentati sul risultato elettorale: Roberto Cota (Lega, deputato e governatore del Piemonte), Roberto Rosso (PDL, deputato e vicegovernatore in Piemonte), Gianluca Buonanno (Lega, deputato e consigliere in Piemonte), Edoardo Rixi (Lega, deputato e consigliere regionale in Liguria) e Sandro Biasotti (PDL, deputato e consigliere regionale in Liguria).
Gli altri 14 tra sindaci e presidenti provinciali che non saranno giudicati incompatibili per quanto la legge parli chiaro, a mio modesto parere dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e prendere la decisione che permetta ai cittadini di avere dei rappresentanti presenti sia a livello locale che nazionale, cioè lasciare una delle due cariche. A meno che non siano San Gaspare del Bufalo, ovviamente.
Trasmissioni, Giornali, Giornalisti, Politici: i numeri delle fan pages di Facebook
Dato che l'ora è tarda e le cose da fare vanno scarseggiando, mi sono divertita ad andare a vedere il numero di iscritti alle pagine fan di Facebook di alcune note trasmissioni di approfondimento giornalistico, giornalisti, giornali e politici ( o presunti tali). Ovviamente ho preso per buono il numero della fan page più alta come numero di fan.
(16/6/10 h 2.45)
Trasmissioni:
Porta a porta: 8846
L'ultima parola: 1880
L'infedele: 2063
Otto e mezzo: 1152
Ballarò: 11631
Annozero: 231475
Giornalisti:
Belpietro: 3049
Feltri: 9870
Panebianco: 393
Ostellino: 387
Stella: 1709
De Gregorio: 16987
Padellaro 1333
Travaglio: 517015
Giornali:
Il giornale: 11846
Libero: 1268
La padania: 2655
Avvenire: 1689
Il corriere della sera: 6796
La repubblica: 153996
L'espresso: 17219
L'unità: 32417
Il fatto quotidiano: 21311
Politici:
Berlusconi: (Edit: 228359)
Bossi: 74570
Fini: 52503
Bersani: 23640
Di Pietro: 90001
Vendola: 123653
(Grillo: 254661)
Così il popolo di Facebook ha deciso.
L'udienza è tolta.
PS: Ops! Non vorrei aver dato l'appiglio a Berlusconi per far chiudere Facebook sostenendo che è comunista e pericolosamente sovversivo!Avrò fatto bene a pubblicarlo?
(16/6/10 h 2.45)
Trasmissioni:
Porta a porta: 8846
L'ultima parola: 1880
L'infedele: 2063
Otto e mezzo: 1152
Ballarò: 11631
Annozero: 231475
Giornalisti:
Belpietro: 3049
Feltri: 9870
Panebianco: 393
Ostellino: 387
Stella: 1709
De Gregorio: 16987
Padellaro 1333
Travaglio: 517015
Giornali:
Il giornale: 11846
Libero: 1268
La padania: 2655
Avvenire: 1689
Il corriere della sera: 6796
La repubblica: 153996
L'espresso: 17219
L'unità: 32417
Il fatto quotidiano: 21311
Politici:
Berlusconi: (Edit: 228359)
Bossi: 74570
Fini: 52503
Bersani: 23640
Di Pietro: 90001
Vendola: 123653
(Grillo: 254661)
Così il popolo di Facebook ha deciso.
L'udienza è tolta.
PS: Ops! Non vorrei aver dato l'appiglio a Berlusconi per far chiudere Facebook sostenendo che è comunista e pericolosamente sovversivo!Avrò fatto bene a pubblicarlo?
martedì 15 giugno 2010
Recensione: Il partito dell'amore
Titolo: Il Partito dell'amore
Autore: Mario Portanova
Casa editrice: Chiarelettere
Prezzo: 12,00 Euro
Era il 14 dicembre 2009 quando, al termine di un comizio del Pdl, uno psicolabile di nome Massimo Tartaglia, non legato ad alcun gruppo o movimento, colpì in pieno viso il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Subito l'ufficio stampa di regime e i colleghi di partito si misero all'opera, uno per tutti il signor P2 numero 2232, Fabrizio Cicchitto, danno subito la colpa dell'evento al clima di odio che avrebbero creato Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Michele Santoro, il gruppo Repubblica-Espresso, il Fatto Quotidiano ed alcuni magistrati che stanno processando il presidente del consiglio. Fu così che nacque il leitmotiv del partito dell'amore contrapposto al partito dell'odio.
Questo libro, una raccolta delle perle del partito berlusconiano, alleati ed organi stampa, mette in chiaro che in questa definizione qualcosa non va. Appare chiaro dalle dichiarazioni riportate che, dal presidente dell'amore e compagni di partito ai suoi alleati e sodali, di amore in questa formazione ce n'è ben poco, e che se è vero che c'è un clima d'odio all'interno del Paesesono stati proprio loro a fomentarlo, con insulti verso gli oppositori, i miagistrati, certi giornalisti, gli immigrati e gli omosessuali.
Oltre ad essere interessante dal punto di vista antologico, l'opera, grazie alla divisione in categorie con nomi in ordine alfabetico favorendo la ricerca di una persona specifica, rende bene l'idea del punto a cui sono arrivate le nostre classi dirigenti, da Berlusconi che a Porta a Porta confessa che Di Pietro: "è un personaggio che mi fa orrore e che secondo me non avrebbe diritto di cittadinanza in una società davvero civile; un personaggio che ha costituito la sua carrierea politica sull'angoscia e sul dolore dei cittadini cui ha tolto la libertà. Qualunque cosa faccia, il mio giudizio su questo personaggio non cambia: è al vertice delle mie capacità di distima" (13/5/00) allo sdoganamento del nazismo di certi leghisti, come Piergiorgio Stiffoni che, dopo aver sgomberato due rifugi abusivi di immigrati a Treviso, alla domanda di dove si potrebbe metterli rispose: "Purtroppo il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non è ancora pronto" (21/11/03).
I messaggi d'amore, come tutti i norstri prodotti tipici, sono stati esportati anche all'esero dal celebre "kapò" con cui Berlusconi apostrofò un europarlamentare socialista che aveva osato parlare del suo conflitto di interessi fino a La Russa, che al Columbus Day rispose ad un manifestante che protestava per il Lodo Alfano: "Mi ricordo che cosa facevi alle bambine! Sei un pedofilo, vergognati!" (12/10/08). Non sono però solo gli strilloni di regime e la stampa legata ai partiti in questione, le cui chicche si sprecano e fanno accapponare la pelle, a fare una magra figura: anche gli esponenti "incravattati" del partito dell'amore, per quanto a prima vista più accettabili, hanno interiorizzato la filosofia della loro coalizione. Si ricordi per esempio Fini che, nonostante le immagini del pestaggio alla scuola Diaz, difese strenuamente le forze dell'ordine ed arrivò a sostentere che una commissione d'inchiesta sul G8 "servirebbe soltanto alla sinistra per attaccare il governo durante le feste dell'Unità" (27/7/01), oppure Zaia che, quando la comunità islamica di Treviso affitta il Palaverde di Villorba per celebrare il Ramadan, definisce l'atto "una provocazione" e sostiene che "di Ramadan ormai ne sono stati celebrati almeno una decina in tanti luoghi della provincia e se ne sono accorti in pochissimi: perchè, mi chiedo, la comunità islamica non si è arrangiata come al solito? Perchè la chiesa si è intromessa in questa mediazione per far aver loro il Palaverde?" (3/12/02).
Questo libro è un'ottima galleria di ritratti che nel suo insieme ben raffigura il clima che sta distruggendo il nostro paese, in particolare tutto ciò che concerne il rispetto dell'altro e la costruzione di un dialogo politico civile.
Autore: Mario Portanova
Casa editrice: Chiarelettere
Prezzo: 12,00 Euro
Era il 14 dicembre 2009 quando, al termine di un comizio del Pdl, uno psicolabile di nome Massimo Tartaglia, non legato ad alcun gruppo o movimento, colpì in pieno viso il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Subito l'ufficio stampa di regime e i colleghi di partito si misero all'opera, uno per tutti il signor P2 numero 2232, Fabrizio Cicchitto, danno subito la colpa dell'evento al clima di odio che avrebbero creato Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Michele Santoro, il gruppo Repubblica-Espresso, il Fatto Quotidiano ed alcuni magistrati che stanno processando il presidente del consiglio. Fu così che nacque il leitmotiv del partito dell'amore contrapposto al partito dell'odio.
Questo libro, una raccolta delle perle del partito berlusconiano, alleati ed organi stampa, mette in chiaro che in questa definizione qualcosa non va. Appare chiaro dalle dichiarazioni riportate che, dal presidente dell'amore e compagni di partito ai suoi alleati e sodali, di amore in questa formazione ce n'è ben poco, e che se è vero che c'è un clima d'odio all'interno del Paesesono stati proprio loro a fomentarlo, con insulti verso gli oppositori, i miagistrati, certi giornalisti, gli immigrati e gli omosessuali.
Oltre ad essere interessante dal punto di vista antologico, l'opera, grazie alla divisione in categorie con nomi in ordine alfabetico favorendo la ricerca di una persona specifica, rende bene l'idea del punto a cui sono arrivate le nostre classi dirigenti, da Berlusconi che a Porta a Porta confessa che Di Pietro: "è un personaggio che mi fa orrore e che secondo me non avrebbe diritto di cittadinanza in una società davvero civile; un personaggio che ha costituito la sua carrierea politica sull'angoscia e sul dolore dei cittadini cui ha tolto la libertà. Qualunque cosa faccia, il mio giudizio su questo personaggio non cambia: è al vertice delle mie capacità di distima" (13/5/00) allo sdoganamento del nazismo di certi leghisti, come Piergiorgio Stiffoni che, dopo aver sgomberato due rifugi abusivi di immigrati a Treviso, alla domanda di dove si potrebbe metterli rispose: "Purtroppo il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non è ancora pronto" (21/11/03).
I messaggi d'amore, come tutti i norstri prodotti tipici, sono stati esportati anche all'esero dal celebre "kapò" con cui Berlusconi apostrofò un europarlamentare socialista che aveva osato parlare del suo conflitto di interessi fino a La Russa, che al Columbus Day rispose ad un manifestante che protestava per il Lodo Alfano: "Mi ricordo che cosa facevi alle bambine! Sei un pedofilo, vergognati!" (12/10/08). Non sono però solo gli strilloni di regime e la stampa legata ai partiti in questione, le cui chicche si sprecano e fanno accapponare la pelle, a fare una magra figura: anche gli esponenti "incravattati" del partito dell'amore, per quanto a prima vista più accettabili, hanno interiorizzato la filosofia della loro coalizione. Si ricordi per esempio Fini che, nonostante le immagini del pestaggio alla scuola Diaz, difese strenuamente le forze dell'ordine ed arrivò a sostentere che una commissione d'inchiesta sul G8 "servirebbe soltanto alla sinistra per attaccare il governo durante le feste dell'Unità" (27/7/01), oppure Zaia che, quando la comunità islamica di Treviso affitta il Palaverde di Villorba per celebrare il Ramadan, definisce l'atto "una provocazione" e sostiene che "di Ramadan ormai ne sono stati celebrati almeno una decina in tanti luoghi della provincia e se ne sono accorti in pochissimi: perchè, mi chiedo, la comunità islamica non si è arrangiata come al solito? Perchè la chiesa si è intromessa in questa mediazione per far aver loro il Palaverde?" (3/12/02).
Questo libro è un'ottima galleria di ritratti che nel suo insieme ben raffigura il clima che sta distruggendo il nostro paese, in particolare tutto ciò che concerne il rispetto dell'altro e la costruzione di un dialogo politico civile.
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mercoledì 9 giugno 2010
alla ricerca della prima parte perduta
Quando una consigliera regionale del Pdl nel Lazio, oltre alle solite raccomandazioni di ricoverare le donne che usano la RU486 in regime di ricovero se no rischiano di non soffrire abbastanza, afferma che: “non va dimenticato che la legge n. 194/1978 è una legge molto disattesa e della quale si è utilizzata più che altro la parte relativa all’interruzione della gravidanza piuttosto che quella, importantissima, legata agli aspetti di prevenzione e di rimozione delle cause che spingono alle scelte abortive. Come persone impegnate in politica dobbiamo invece contribuire a dare delle risposte concrete per rimuovere le suddette cause, dato che nessuna donna abortisce a cuor leggero.", non si può non domandarle almeno tre cosette importanti:
1) cosa ci faccia in un partito che si disinteressa delle condizioni di lavoro dei meno abbienti e dei giovani, tra i quali ci sono quelle donne che interrompono la gravidanza per non perdere il lavoro con la maternità.
2) cosa ci faccia in un partito che, anche nella sua regione, da anni spara polemiche a dritta e a manca ad ogni tentativo di inserire distributori di preservativi nelle scuole perchè quello non è il modo giusto di educare i giovani, ma bisogna predicare l'astinenza sessuale.
3) cosa ci faccia in un partito che pur essendo al governo ha un ministro dell'istruzione che si preoccupa di inserire la bibbia a scuola e si "batte l'anima" altamente di dare la possibilità ai giovani di avere un'educazione sessuale SERIA e non le due pagiette di scienze e un paio d'ore al consultorio in seconda liceo.
Superfluo è aggiungere che una persona che si lamenta della disapplicazione della 194.1 ed è organica del partito che compie questa mancanza debba, per amor di coerenza, o cambiare idea o cambiare partito.
1) cosa ci faccia in un partito che si disinteressa delle condizioni di lavoro dei meno abbienti e dei giovani, tra i quali ci sono quelle donne che interrompono la gravidanza per non perdere il lavoro con la maternità.
2) cosa ci faccia in un partito che, anche nella sua regione, da anni spara polemiche a dritta e a manca ad ogni tentativo di inserire distributori di preservativi nelle scuole perchè quello non è il modo giusto di educare i giovani, ma bisogna predicare l'astinenza sessuale.
3) cosa ci faccia in un partito che pur essendo al governo ha un ministro dell'istruzione che si preoccupa di inserire la bibbia a scuola e si "batte l'anima" altamente di dare la possibilità ai giovani di avere un'educazione sessuale SERIA e non le due pagiette di scienze e un paio d'ore al consultorio in seconda liceo.
Superfluo è aggiungere che una persona che si lamenta della disapplicazione della 194.1 ed è organica del partito che compie questa mancanza debba, per amor di coerenza, o cambiare idea o cambiare partito.
mercoledì 2 giugno 2010
Formigoni, il pesce e la propaganda coi soldi nostri
Lascia basiti il progetto del Formicone delle Libertà di donare 4500 euro in 18 comode rate da 250 euro al mese alle donne in difficoltà economica che decidono di non abortire.
Il progetto "nasko", il cui nome lascia suggerire che il Nostro stia cercando di bissare il tentativo di sembrare giovanile già abortito con il rap [orrore! ora per espiare dovrà esorcizzarsi purificandosi nelle acque "notoriamente monde" del Po], si svolgerà nel seguente modo: una donna che decide di interrompere la gravidanza per motivazioni pricipalmente economiche viene indirizzata al Centro Aiuto Vita, notoriamente di ispirazione pro-life nonchè cattollico-ciellina, dove stenderà un progetto personalizzato con gli assistenti del centro. Se si atterrà allo stesso le verrà erogato il succitato contributo per acquistare beni e servizi vari epr sè e per il nascituro.
Indipendentemente dal fatto che dare lo zuccherino ad una donna se rinuncia alla sua vita e, da brava, fa la scatola, che ricorda molto l'addestramento degli animali da circo, è una nota da aggiungere ai promemoria da consegnare a questi uomini (o presunti tali) quando, sentendo le donne che proferiscono apprezzamenti estetici su qualche bell'uomo di passaggio, le accuseranno di trattare gli esponenti del sesso maschile come oggetti, si comprende ictu oculi come questa mossa, ben lungi dall'essere un aiuto concreto alle donne che intendono tenere un figlio ma non possono farlo, è piuttosto una mossa propagandistica al fine di ingraziarsi il Vaticano a spese dei contribuenti [a.k.a. noi].
Recita un vecchio proverbio cinese: "Se un uomo ha fame non regalargli un pesce ma insegnagli a pescare. Solo così non lo avrai sfamato per un giorno ma per sempre".
250 euro al mese per 18 mensilità non è un aiuto, è un'elemosina, tanto cara ai cattolici perchè crea un rapporto di dipendenza da un altro a cui poi devi leccare il didietro a specchio per non perdere quei favori.
Un aiuto è un'educazione sessuale SERIA nelle scuole, sono condizioni lavorative e stipendi decenti, è il diritto alla maternità per tutte, sono i ticket per le visite non esagerati, sono gli asili nido, sono scuole pubbliche funzionanti.
Se proprio tutto questo non fosse sufficiente e DOPO aver fatto quello si volesse dare anche il contributo economico, ok, ma mandare una donna che sta prendendo una decisione così difficile in un'associazione decisamente di parte sarebbe come il CAV è come mandare uno a decidere se sposarsi o meno in un bordello....
Non ne hanno abbastanza di minare la psiche delle povere donne piazzandosi fuori dagli ospedali per fracassare le maracas a chi prende questa sofferta decisione, come hanno fatto vedere ad Annozero? E i consultori cosa ci stanno a fare allora? tanto vale chiuderli, a questi punti, ed affidare questi servizi direttamente ai preti, che come abbiamo appreso dalla cronaca decente di bambini sì che se ne intendono!
Non vedo altro scopo nell'iniziativa a parte quella di, essendo memori dell'epic fail elettorale del 2008 di quel giornalista barbuto più magro che coerente, non potendo quindi negoziare la 194 col Vaticano, onde evitare di trovarsi il completo Armani nuovo e l'auto blu superlusso distrutti dalle roncolate e dalle primizie dell'orto avariate, cercano di prendere due piccioni con una fava dicendo ai prelati: "ho fatto il possibile" e alla donna che abortisce: "se avessi fatto la brava scatolina ti avremmo dato lo zuccherino, ma hai fatto la cattiva e ti bastoniamo facendoti sentire una merda extra large".
La domanda che sorge spontanea è: per qual motivo a pagare questo fascismo devono essere anche le donne lombarde che questo fascismo lo subiranno?
Il progetto "nasko", il cui nome lascia suggerire che il Nostro stia cercando di bissare il tentativo di sembrare giovanile già abortito con il rap [orrore! ora per espiare dovrà esorcizzarsi purificandosi nelle acque "notoriamente monde" del Po], si svolgerà nel seguente modo: una donna che decide di interrompere la gravidanza per motivazioni pricipalmente economiche viene indirizzata al Centro Aiuto Vita, notoriamente di ispirazione pro-life nonchè cattollico-ciellina, dove stenderà un progetto personalizzato con gli assistenti del centro. Se si atterrà allo stesso le verrà erogato il succitato contributo per acquistare beni e servizi vari epr sè e per il nascituro.
Indipendentemente dal fatto che dare lo zuccherino ad una donna se rinuncia alla sua vita e, da brava, fa la scatola, che ricorda molto l'addestramento degli animali da circo, è una nota da aggiungere ai promemoria da consegnare a questi uomini (o presunti tali) quando, sentendo le donne che proferiscono apprezzamenti estetici su qualche bell'uomo di passaggio, le accuseranno di trattare gli esponenti del sesso maschile come oggetti, si comprende ictu oculi come questa mossa, ben lungi dall'essere un aiuto concreto alle donne che intendono tenere un figlio ma non possono farlo, è piuttosto una mossa propagandistica al fine di ingraziarsi il Vaticano a spese dei contribuenti [a.k.a. noi].
Recita un vecchio proverbio cinese: "Se un uomo ha fame non regalargli un pesce ma insegnagli a pescare. Solo così non lo avrai sfamato per un giorno ma per sempre".
250 euro al mese per 18 mensilità non è un aiuto, è un'elemosina, tanto cara ai cattolici perchè crea un rapporto di dipendenza da un altro a cui poi devi leccare il didietro a specchio per non perdere quei favori.
Un aiuto è un'educazione sessuale SERIA nelle scuole, sono condizioni lavorative e stipendi decenti, è il diritto alla maternità per tutte, sono i ticket per le visite non esagerati, sono gli asili nido, sono scuole pubbliche funzionanti.
Se proprio tutto questo non fosse sufficiente e DOPO aver fatto quello si volesse dare anche il contributo economico, ok, ma mandare una donna che sta prendendo una decisione così difficile in un'associazione decisamente di parte sarebbe come il CAV è come mandare uno a decidere se sposarsi o meno in un bordello....
Non ne hanno abbastanza di minare la psiche delle povere donne piazzandosi fuori dagli ospedali per fracassare le maracas a chi prende questa sofferta decisione, come hanno fatto vedere ad Annozero? E i consultori cosa ci stanno a fare allora? tanto vale chiuderli, a questi punti, ed affidare questi servizi direttamente ai preti, che come abbiamo appreso dalla cronaca decente di bambini sì che se ne intendono!
Non vedo altro scopo nell'iniziativa a parte quella di, essendo memori dell'epic fail elettorale del 2008 di quel giornalista barbuto più magro che coerente, non potendo quindi negoziare la 194 col Vaticano, onde evitare di trovarsi il completo Armani nuovo e l'auto blu superlusso distrutti dalle roncolate e dalle primizie dell'orto avariate, cercano di prendere due piccioni con una fava dicendo ai prelati: "ho fatto il possibile" e alla donna che abortisce: "se avessi fatto la brava scatolina ti avremmo dato lo zuccherino, ma hai fatto la cattiva e ti bastoniamo facendoti sentire una merda extra large".
La domanda che sorge spontanea è: per qual motivo a pagare questo fascismo devono essere anche le donne lombarde che questo fascismo lo subiranno?
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