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COMPAGNE E COMPAGNI,
PURTROPPO È UNA VITA CHE NON SCRIVO, MA SONO ALLE PRESE CON ESAMI E COMPITINI COME SE PIOVESSE, OLTRE CHE CON ALTRI IMPEGNI DI VARIO GENERE... HO IN CANTIERE L'ARTICOLO SULLA PORNOGRAFIA PER DONNE E DEVO RIVOLUZIONARE LA GRAFICA DEL BLOG, QUINDI A BREVE RITORNERÒ "PIÙ BELLA E PIÙ POSSENTE CHE PRIA".... SALUTI :)
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giovedì 11 novembre 2010

Cui prodest?

Me lo ricordo ancora: ero al presidio del partito, e già se ne parlava. Entravo in un bar a prendere il caffè, e la televisione accesa nel locale trasmetteva il servizio sul corpo della povera Sarah, all'epoca ritrovato recentemente. A un mese di distanza se ne parla ancora: è stato lo zio, la cugina, entrambi? E che dire dei servizi sul cane randagio che aspetta ancora la ragazza davanti alla porta di casa, degli articoli contenenti i particolari più macabri del delitto, del plastico di Bruno Vespa, che non si vedeva più dai tempi di Cogne?
La domanda sorge spontanea: Cui prodest? A chi giova tutto questo?
Non di certo alla famiglia, che di certo preferisce restarsene sola col suo dolore, nella speranza di avere giustizia. Non di certo ai cittadini, che forse preferirebbero essere informati della crisi finanziaria che ci sta travolgendo, e che chi l'ha causata cercherà di far pagare a loro, cioè a noi, e probabilmente ci riuscirà. Perefrirebbe sapere che i precari non avranno pensione e che un giovane su tre è senza lavoro. Preferirebbe sapere cosa sta succedendo in Grecia, e capire che presto noi ci ridurremo come loro.
È questo che fa capire a chi realmente giova tutto ciò: a quelle persone che vogliono sedare i cittadini dando loro in pasto il cadavere di una ragazzina di 15 anni per nascondere le carogne che loro hanno nell'armadio. Ecco cosa succede quando il potere mediatico è accentrato nelle mani di una sola persona, o di una sola classe d'individui, in un Paese dove il 70% dei cittadini s'informa solo tramite la scatola con le antenne.
Il vignettista che denunciò con una sua creazione l'obbrobrio del piano casa all'Aquila è uno sciacallo, mentre chi trae giovamento da un delitto orribile come quello di Avetrana non subisce la benchè minima riprovazione. Parlare dei problemi giudiziari del Presidente del Consiglio è fare processi in diretta, far passare in TV i possibili colpevoli in continuazione avanzando ipotesi su chi sia stato, cosa sia successo, che abbia fatto, se abbia violentato la ragazza o meno è dovere di cronaca. Questo modifica la percezione della realtà da parte delle persone, all'insegna dell'inversione logica e dei due pesi e due misure. Ma sì, perdiamoci nelle turpitudini dell'ultimo caso di cronaca nera, e dimentichiamo i pensionati, i precari e i disoccupati. Mal che vada, quando la foglia di fico della classe dominante diventerà troppo piccola per nascondere le pudenda, tutti quegli omicidi ci avranno dato qualche idea per sbarazzarci di loro.

giovedì 9 settembre 2010

L'altra faccia della medaglia

In un paesino come il mio non è infrequente imbattersi in persone che pensano che un internauta sia un marinaio dal cuore nerazzurro e la chat un piatto tipico arabo. Pur non sapendo di cosa stanno parlando, però, sono tutti concordi nell'asserire che le nuove tecnologie sono il demonio, o giù di lì.
Per loro Internet non è altro che un'accozzaglia di pedofili, un mezzo per corrompere i giovani, un luogo che non può offrire nessun'opportunità che non contempli "sesso, droga e rock and roll" conditi da violenze gratuite sui più deboli.
Se la cosa fosse circoscritta a quattro caproni da bar dello sport e pettegole della parrucchiera, non conterebbe  più di tanto, il problema è che in questo nutrito gruppo rientrano anche persone che tali non sono, ed alcune di esse insegnano nelle scuole in cui le nuove generazioni dovrebbero essere educate all'uso del computer più che all'essere terrorizzati dallo stesso.
Anche su quell'Internet che tanto fa schifo a questa gente non si spara a zero meno, soprattutto contro i social networks, Facebook in primis.
Visto e considerato che mi sono stufata di leggere belinate cosmiche quali sono le accuse al social network di banalizzare l'amicizia, di far diminuire d'importanza le relazioni dal vivo (probabilmente abita in una grande città....), di dare una mano a pedofili e stupratori e di causare la sifilide, e che persino un gironale come Il Fatto ha pubblicato un articolo dai toni molto forti sui pericoli di Facebook e sodali, oggi vi racconto l'altra faccia della medaglia.
Prima di entrare su Facebook mi sentivo un alieno proveniente dalla Luna ed atterrato suo malgrado in un paesino retrogrado e bigotto della riviera ligure, per arrivare nel quale l'illuminismo deve aver viaggiato con Trenitalia, visto che è partito nel Settecento e deve ancora arrivare adesso. Frequentavo gente che non mi corrispondeva, proprio per poter dire a me stessa: "ok, esisto, non sono invisibile ed a quanto pare sono anche una donna, e forse non proprio da buttare". Ho iniziato ad usare Facebook nel marzo del 2009. Grazie ai vari gruppi "politicizzati" a cui mi sono iscritta ho compreso di non essere l'unica ad avere certe idee, e grazie a questi spazi ho potuto ampliare la mia visione della realtà italiana e mondiale, apprendere concetti nuovi e compiere grandi passi avanti nella ricerca di un'identità politica e del mio futuro, ma soprattutto ho avuto l'opportunità di conoscere persone da tutta Italia. Con la maggior parte dei contatti "fuori porta" mi limito a scambiare opinioni sull'attualità, soprattutto riguardo alla religione ed alla politica italiana, tuttavia con alcuni di loro ho stretto un legame particolare: ho conosciuto su Facebook sia il mio ragazzo che il mio migliore amico. Non solo non sono ancora morta, ma anzi mi sento più viva di prima, e questo grazie alle persone che ho conosciuto, in particolare alle due che poc'anzi citavo, e quindi anche alla piattaforma che ha offerto questa possibilità. Sarà, ma tutto ciò mi sembra ben lungi dalla "realtà" descritta dagli avversatori dei social networks, e se è vero che Facebook è Satana allora è l'ennesima conferma che il mio posto è l'inferno e il Paradiso possono anche tenerlo i ciellini.
Solo fortuna? non credo. Penso piuttosto che se le cose si fanno col cervello anzichè con qualcosa che con esso fa rima e si dà retta al sesto senso quando si sente "puzza di bruciato" le probabilità di degenerazioni si riducano drasticamente. E se qualcuno rifiuta di utilizzare uno strumento ritenendolo malvagio i casi sono due: o ha la mente aperta come le cartolerie alle tre di notte oppure si reputa troppo stupido per poterlo usare. In ogni caso, meglio girare alla larga: Vade retro, Satana!