Dall'altro blog, che adesso ho chiuso perchè non ne ho più voglia di tenerne due
"La verità è che non gli piaci abbastanza": ho visto il libro, ho letto il film e penso che, se quest'ultimo non si contraddicesse sul finale, dovrei regalarli entrambi a molte mie conoscenze femminili.
Il problema sta nel fatto che se ti sei mostrata sessualmente disponibile e lui si è chiamato fuori non è che non gli piaci abbastanza, è che gli fai proprio cagare.
Troppo giovane, troppo vecchia, troppo magra,troppo grassa, troppo seria, troppo oca, non importa: mettila come ti pare, il concetto è quello, e non ci sono C422! che tengano.
Se hai la fortuna di avere una mentalità più libertina rispetto alla media delle donne di paese (che pensano solo a trovare l'uomo della vita e quindi sbandano in continuazione, in più si fanno dei film da premio Oscar.... argh!) fai presto a passare al piano B canticchiando motivetti del tipo "e se non ci sta lo sai che si fa? Trovo un altro più bello che una botta me la dà" accompagnati da mossettine fini quali il gesto dell'ombrello, se invece hai deviato dalla retta via e sei sbandata, o sei come le tipe tra parentesi e sullo sterrato ormai hai messo la seconda residenza, allora casca l'asino. Perchè la fissa è una brutta bestia, è una spirale che ti tira giù, è un po'la droga di turno, e la risalita è un po'come la dieta nel periodo delle feste: comincia sempre domani. E quando FINALMENTE (alleluia alleluia) comincerai ad elaborare il fatto che pregare la sua divinità di riferimento (specie se non ne ha una) affinchè gli appaia in sogno e gli faccia notare che cosa si sta perdendo (ma anche no) è un inutile dispendio di energie utili, visto che è più probabile che avvenga la Rivoluzione domani mattina piuttosto che un suo ripensamento, passerai le tue giornate maledicendo il Fato, le congiunzioni astrali, le circostanze avverse e sa il cielo cos'altro. Tutto questo pur di non ammettere che la colpa è la tua.
Sì, mi hai sentito bene: non sei abbastanza nemmeno per una roba da una botta e via, e tieni conto che gli uomini non sono fissati con le storie serie come noi, o meglio, come voi. E, per l'amor della Fortuna (e delle mie orecchie), non mi venire a dire che in realtà è lui che non capisce quanto siate speciali, compatibili, affascinanti, che "se non mi vuole non mi merita", che l'uva era acerba e bla bla bla, 'ché in realtà non ci credi neanche tu. Dopotutto sei tu che ti sei fissata con lui e non viceversa un motivo ci sarà, o no?
E no, non cominciare neanche con quella vecchia storia per cui lui è spaventato da "solo-qualche-sconosciuta-divinità-indocinese-sa-cosa" o ha avuto una brutta storia d'amore con la strega di Hansel e Gretel ed è rimasto traumatizzato quando lei ha tentato di bollirlo con le patate, e prima o poi, come nei film, tutto si sistemerà e sopraggiungerà il lieto fine. È una cazzata. Non per niente quelli si chiamano "finzione" e questa si chiama "realtà". Conservarsi per uno che ti ha respinta è tutto tempo prezioso buttato nel cesso, nel senso che rischi di morire vergine, e se non la sei la ridiventi.
Ora penserai che sono un'insensibile, una che non sa come l'amore, che poi un giorno pur pensando queste cose m'innamorerò e capirò cosa vuol dire, et cetera et cetera. Guarda che in fissa la sono stata (e ahimè la sono) anch'io. E sono sopravvissuta tutte le volte (per ora) senza chiamarmi "Fenice" di secondo nome. Come si fa? Si dà retta al vecchio proverbio "aiutati che il ciel t'aiuta". Se stai lì a piangere guardando il soffitto di certo in quella posizione ci resterai molto a lungo, se invece ti guardi in giro e cerchi qualcuno con cui rilassarti un attimo, senza cercar niente di serio essendo partiti dal presupposto che sei in fissa con un altro e che prendere per il sedere la gente NON è cosa buona e giusta, magari può anche essere che ti passi in un tempo inferiore all'era geologica. O che magari ci ripensa lui prima, ma a questo punto è più facile andare al bar e trovarci Gesù che fa la moltiplicazione delle birre medie, quindi a quel punto lì meglio investire in bond argentini.... mi spiego?
No, non è il solito discorso del "si chiude una porta, si apre un portone", e se qualcuno vi dice così mandatelo pure lontano nel freddo all'anglofona maniera (go far in cool) anche da parte mia, perché i bulicci col culo degli altri non mi son proprio mai piaciuti. Non è da escludersi che uno speciale come lui non lo troverai mai. Ciò che è poco ma sicuro è che troverai qualcuno che è meglio che niente, quindi mi sembra già un bel passo avanti rispetto alla situazione iniziale, o no? Certo, non è che bisogna passare da "fissa" a "ben venga qualunque fallo che non sia calcistico", se ti vengono in giro dei gran cessi fai bene a mandarceli (come me ultimamente, becco solo cessi e pure fascisti... uff! u.u" ), però se ce n'è uno decente non precluderti delle possibilità nell'attesa di colui che non ritorna (e che non se n'è mai venuto), ecco...
Non è facile, lo so. Noi crediamo di essere l'eccezione, ma in realtà statisticamente è molto più probabile che noi siamo la regola. E se non fosse così? Beh, come cantava Battisti, "lo scopriremo solo vivendo", e comunque di certo non chiudendosi in una stanza a piangere abbracciate al Teddy Bear aspettando la manna che caschi dal cielo... es claro? Come dice la protagonista del film, "forse il lieto fine è questo: sapere che nonostante le telefonate non ricevute e il cuore infranto, nonostante tutte le figuracce e i segnali male interpretati, nonostante i pianti e gli imbarazzi, non hai mai e poi mai perso la speranza".
Ok, se volevo fare una recensione mi è venuta una merda, però almeno dopo aver sentito, letto e visto su Facebook certe belinate mi sono levata un po'di sassolini dalla scarpa e mi sento meglio :)
"L'importanza di Freud per il nostro tempo risale in larga misura nel fatto che egli ha saputo vedere e, in gran parte, dimostrare come la persona comune sia un brandello, contratto e disseccato, di come la persona può essere " - R. D. Laing
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PURTROPPO È UNA VITA CHE NON SCRIVO, MA SONO ALLE PRESE CON ESAMI E COMPITINI COME SE PIOVESSE, OLTRE CHE CON ALTRI IMPEGNI DI VARIO GENERE... HO IN CANTIERE L'ARTICOLO SULLA PORNOGRAFIA PER DONNE E DEVO RIVOLUZIONARE LA GRAFICA DEL BLOG, QUINDI A BREVE RITORNERÒ "PIÙ BELLA E PIÙ POSSENTE CHE PRIA".... SALUTI :)
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venerdì 4 marzo 2011
La verità è che gli fai abbastanza schifo
domenica 20 giugno 2010
Scusa ma ti chiamo idiota
26 Febbraio 2009 -
Sono a dir poco saltata giù dalla sedia quando ho sentito che uno dei "capolavori" del Mocciolo nazionale parlava della relazione che si viene a creare fra una ragazzina ed un uomo significativamente più grande di lei.
Si sa, quando si ricevono brutte notizie si compiono azioni stupide... e devo ammettere che l'ho fatta veramente grossa quando ho deciso di noleggiare il film e vedere se per una volta aveva veramente deciso di fare qualcosa di buono.
Speranza bruciata, come al solito, nei primi dieci minuti di proiezione.
A parte una trama più scontata degli yogurt 3x2 al supermercato, alcune storie d'amore e matrimonio messe lì per motivi ignoti ai più, un messaggio inconcludente e l'attrice protagonista, della quale un passante ubriaco avrebbe recitato meglio, molti aspetti e situazioni di questo film fanno pensare che la residenza dell'autore all'epoca della stesura dell'opera fosse nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, non solo per il tutt'altro che perfetto uso della lingua italiana che ha reso celebri le sue produzioni letterarie (o pseudo tali).
Vediamo cos'è assolutamente irrealistico ed irrazionale di questo film... mumble mumble... ci vorrebbe una ragazza che abbia voglia di documentarsi e che nella vita reale abbia provato attrazione fisica per una persona di almeno 10 anni più grande di lei e che ne abbia anche frequentata qualcuna...
Oh, ma che caso: è proprio seduta su questa sedia!
Dopo due ore ed un euro sprecati, ho steso una lista di particolari non convincenti lunga come da Roma a Palermo e ritorno... d'altronde questa volta gioco in casa...
Eccoli qua:
1: NON RICONOSCERSI
Iniziando da ciò che di più insignificante possa venirmi in mente, uno degli aspetti che fa di una produzione registica un Film con la maiuscola, specie in quelli sentimentali, è la possibilità che dà agli spettatori di riconoscersi in qualcuno dei protagonisti, in modo da viviere le emozioni come se ci si fosse in prima persona. Mentre è comprensibile che possano non farlo persone che non hanno mai superato i tre anni consigliati, è abbastanza assurdo che non lo faccia chi invece ci è passato. La ragazza del film è troppo irrazionale e stereotipata, il che non facilita, anzi ostacola, il processo di cui sopra.
2: L'ASSURDO DELL'INCIDENTE
Quando i due si conoscono per mezzo di uno scontro tra motorino e macchina, viene spontaneo chiedersi se Moccia in vita sua abbia mai avuto un incidente e/o una ragazza. Chi, dopo che un estraneo l'ha tamponata in motorino, si farebbe accompagnare a scuola dal suddetto e senza nemmeno chiamare i carabinieri? Chi, inoltre, scarrozzerebbe in giro di qua e di là una perfetta sconosciuta solo perché è insistente?
Questa faccenda non sta in piedi... in mancanza d'idee originali valide, l'autore avrebbe potuto utilizzare il vecchio cliché dello scontro a piedi che fa cadere dei fogli a terra, come a voler dire: "si sono conosciuti per caso, non importa come: ciò che è rilevante è la loro storia". Per una volta che l'arte gli permetteva di essere scontato, lui ha voluto strafare ed ha stra-fatto... un disastro.
3) PRIMA LEX, DIXIT MATRONA: INSISTENTIA NON FUNTIONA
è a dir poco irritante il modo in cui Niki, la protagonista, si pone nei confronti di Alex, colui con cui ha fatto l'incidente. Davanti ad un'insistenza di quel tipo, qualunque uomo, dai 9 ai 90 anni, sarebbe scappato a gambe levate. Non prima di avere preso a schiaffi l'elemento di disturbo. Altro che amore...
4) I CONTI NON TORNANO
Niki ed il suo gruppo hanno tutte 17 anni ma, sorpresa delle sorprese, hanno la maturità nell'anno scolastico corrente... peccato che l'anno in cui si compiono i 18 anni solitamente è il quarto... tutte dei geni che sono arrivate in III Liceo (si parla del Classico) un anno prima?
I miracoli non finiscono qui... prima del compimento della maggiore età, Niki ha già il foglio rosa... è forse raccomandata da qualcuno?
Per finire la sagra degli anni sbagliati e di anni di studio dell'autore andati in fumo (di sigarette o peggio), viene messo in bocca ad un AVVOCATO che se la ragazza avesse avuto meno di 16 anni il protagonista avrebbe rischiato la galera. Peccato solo che in Italia la maggiore età sessuale è di 14 anni, che sale a 16 nel caso di un minorenne che ha rapporti sessuali con una persona maggiorenne in situazione di autorità, per esempio un professore, e 18 nel caso di un genitore. Non ci credete? andate qui, qui o qui.
Sarebbe bastato cercare su Internet e questi stupidi errori sarebbero stati evitati. Nel caso in cui si fossero documentati correttamente, consiglio a Moccia e colleghi la lettura di un libro: "Impariamo a contare", consigliato per bambini da 2 a 5 anni.... Sempre che sappiano leggere, ovvio.
5) METTERE D'ACCORDO CANI E GATTI
Niki fa parte d'un gruppo di ragazze, le onde, che vivono realtà totalmente diverse: una vive una storia d'amore da cui non si sente soddisfatta, l'altra è una porno bimba, l'altra invece è vergine. è stato dimostrato da studi psicologici che le persone, pur tendendo a ricercare l'opposto nella scelta del partner, prediligono l'amicizia con soggetti simili a loro. è quindi improbabile che un gruppo del genere, per quanta buona volontà ci si metta, possa durare nella realtà. Prima o poi i due membri più diversi si sarebbero vicendevolmente inondati di critiche e... addio armonia!
6) TROPPA SICUREZZA
I due iniziano a piacersi.. possibile che nessuno, soprattutto la ragazza, si ponga la domanda: "ma perché mi sta succedendo questo? sono normale? cosa c'è di sbagliato in me?"... lui è un uomo che all'immagine sembra tenerci molto, lei è un'adolescente alla moda, quindi ci si aspetta che sia spaventata da ciò che è e dal perdere il suo posto nel branco... non sembrano due tipi che non danno retta alle critiche ed ai pregiudizi... perdinci, non si possono caratterizzare i personaggi in un modo e farli comportare in un altro... Verga si rivolta nella tomba!
7) QUANTA FRETTA, MA DOVE CORRI? DOVE VAI?
I due vanno a letto insieme e... il giorno dopo già lo confessano agli amici? Sono così sicuri che non li escluderanno e non li prenderanno in giro fino alla tomba? Ancora ancora posso capire lui, dato che andare a letto con una donna molto più giovane si colloca al secondo posto delle fantasie sessuali maschili... ma lei... nella realtà, se era davvero la prima volta che provava attrazione fisica per una persona molto più grande, non l'avrebbe confessato con tanta leggerezza ma se ne sarebbe vergognata non poco... ricordo che parliamo di adolescenti, non di eroine senza macchia e senza paura...
8) STRANE REAZIONI
Non parlo di quelle chimiche che hanno suscitato quest'unione, bensì di quelle delle amiche di Niki... dopo un breve disappunto iniziale, l'hanno presa come se fosse ordinaria amministrazione... nella migliore delle ipotesi, delle persone reali ad ogni minima difficoltà sarebbero partite con la paternale: "è colpa tua, devi trovartene uno della tua età, lui non ti può capire, ti prenderà sempre solo per il c... in giro, non crederti di essere più matura di noi" et cetera et cetera. Non diciamo, please, che un'amica vera non lo farebbe: la paura del diverso, che è irrazionale, così come il non capire le situazioni perché non ci si è mai passati, sono ordinaria amministrazione tra gli adulti, figurarsi tra i giovani! Ergo, della cosiddetta "amica vera" pullula solo il mondo di Moccia...
9) DULCIS IN FUNDO
Il peggio del peggio, però, arriva alla fine: lui molla tutto e si trasferisce nel faro che sognavano insieme, lei, dopo essere stata mollata per un'altra, lo raggiunge... e vissero per sempre felici e contenti? No... di loro non si hanno più notizie. Se il tentativo era quello di fare un finale e a sorpresa, è fallito miseramente. In un film come questo, dove si presenta qualcosa di diverso dai soliti standard e che quindi può essere materia di dibattito, chiudere il sipario in questo modo è assurdo, a meno che non sia più che giustificato dalla trama... non mi sembra questo il caso, visto che essa è inesistente...
è assurdo parlare di un argomento attraverso una storia e poi non trarre alcuna conclusione, visto che oltretutto è l'unico scopo ipotizzabile per la sua stesura. Se, come sembra, si voleva appoggiare questo tipo di relazione, si doveva presentare una continuazione felice, ad esempio la nascita del figlio di qualche anno dopo, se invece si voleva far capire che non può funzionare bastava semplicemente tagliare il lieto fine. Si può ipotizzare che volesse lasciar trarre le conclusioni alla coscienza di ognuno, ma allora poteva fare un documentario sulle scimmie Bonobo anziché tirare il sasso per far nascere un dibattito e nascondere la mano. Se non voleva invece suscitare alcuna discussione, sappia di aver fatto un film inutile, perché null'altro lo giustifica.
11) L'IMENE DA LEI CHIAMATO è INESISTENTE
Vorrei che Moccia mi spiegasse per qual motivo tutte le ragazze che perdono la verginità per mano della sua penna (non in senso letterale!) lo fanno col sorriso sulle labbra... ora, lasciate che vi spieghi una cosa: la maggior parte delle ragazze ha all'entrata della vagina una membrana, detta imene, che alla prima penetrazione si rompe e causa dolore e perdita di sangue. Nulla di così divertente. è vero che ci sono ragazze a cui questa membrana si è già rotta (con la masturbazione o un assorbente interno, per esempio), che ne hanno uno molto elastico o che non ce l'hanno proprio, tuttavia sono una stretta minoranza. La solita fauna autoctona dell'universo parallelo dell'autore?
10) IL PEGGIO DEL PEGGIO
La prima volta in cui i due protagonisti fanno sesso, il loro approccio viene presentato con la stessa dolcezza ed armonia utilizzate, ad esempio, per una dichiarazione d'amore. Teniamo a mente che le persone in questione si conoscono da un paio di giorni, per cui in questa vita terrena è piuttosto difficile che si possa già parlare di sentimento. Non si sono detti: "ti amo", certo... è altrettanto vero che un film, essendo composto sia di audio che di video, trasmette messaggi anche, e soprattutto, attraverso le immagini. Delle due l'una:
a) l'intento era quello di far capire che i due erano innamorati
Questa teoria sarebbe confermata dal fatto che Niki il giorno dopo confessa alle sue amiche: " mi sono innamorata". Non è stato tenuto conto che, dopo due giorni che ci si conosce, si può parlare di attrazione, di una cotta... ma di amore, proprio no.
b) voleva essere attrazione, ma quella dolcezza ci stava bene
Partendo dalla premessa che nell'arte non si possono mettere indicatori di un messaggio diverso da quello voluto solo per una questione estetica, non si può non dire che questa decisione è inaccettabile, perchè inculca nella mente del lettore un concetto opposto a ciò che si vuole rappresentare.
In ogni caso, un autore dopo il terzo libro dovrebbe sapere quale pubblico lo segue, in questo caso ragazzine adolescenti, molte delle quali appena entrati nel mondo dei sentimenti da poco e quindi confuse riguardo ad essi. Scrivere un libro destinato a persone ancora emotivamente inesperte in cui l'attrazione viene chiamata "amore" ed in cui le persone si innamorano dopo due giorni e poi rimangono insieme un sacco di tempo, è un'arma di distruzione di massa. Un "bombardamento" di tutte queste letture fa sì che esse credano che sia il mondo reale.
Si dice che la prossima generazione grazie a queste opere sarà composta di gerontofile e ninfomani... sarà perché rientro in queste due categorie ma non in quella di fan di questo scempio, ma sono più propensa a credere che più che altro sta creando una generazione in cura dallo psicologo, perché non svilupperà un'intelligenza emotiva tale da distinguere la realtà dai film e si relazionerà nella prima secondo gli standard dei secondi, ricevendo sonore delusioni. Conosco già troppe persone così, caso strano tutte sue lettrici accanite... non vorrei che questo numero aumentasse, per il loro bene oltre che per il mio... e per il male delle tasche di questa gente e questo tipo di produzioni che in qualunque modo si può chiamare fuorché "arte".
Dopo quasi due ore di un film che definire "mediocre" è un complimento, l'unica cosa che la mia anima s'è domandata è da cosa sia causato il bisogno di sparare scempiaggini a raffica del Moccia, formulando le seguenti quattro ipotesi:
1) sta combattendo una causa per la sua teoria cosmica secondo la quale abitiamo in un mondo dove i coniglietti rosa saltellano dolcemente al ritmo della Ninna Nanna di Brahms sotto l'arcobaleno
2) vuole dimostrare che qualunque schifezza produca le ragazzine non solo la compreranno, ma crederanno pure che la vita funzioni così
3) soffre di un disturbo ossessvo-compulsivo che lo spinge a sparare boiate in continuazione
4) Lucy in the Sky with Diamonds (e non parlo della canzone dei Beatles...)
Nel primo caso, stia pure tranquillo: l'ha persa.
Se fosse il secondo sarebbe riuscito a dimostrare la sua tesi: una calorosa stretta di mano e una pacca sulla spalla... ma adesso BASTA, intesi?!
Se si tratta del terzo, invece, per il bene dell'umanità: vada da uno psicologo!
Diversamente, una cosa gliela voglio dire: diminuisci la dose... e se non basta, cambia spacciatore!!
martedì 15 giugno 2010
Recensione: Il partito dell'amore
Titolo: Il Partito dell'amore
Autore: Mario Portanova
Casa editrice: Chiarelettere
Prezzo: 12,00 Euro
Era il 14 dicembre 2009 quando, al termine di un comizio del Pdl, uno psicolabile di nome Massimo Tartaglia, non legato ad alcun gruppo o movimento, colpì in pieno viso il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Subito l'ufficio stampa di regime e i colleghi di partito si misero all'opera, uno per tutti il signor P2 numero 2232, Fabrizio Cicchitto, danno subito la colpa dell'evento al clima di odio che avrebbero creato Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Michele Santoro, il gruppo Repubblica-Espresso, il Fatto Quotidiano ed alcuni magistrati che stanno processando il presidente del consiglio. Fu così che nacque il leitmotiv del partito dell'amore contrapposto al partito dell'odio.
Questo libro, una raccolta delle perle del partito berlusconiano, alleati ed organi stampa, mette in chiaro che in questa definizione qualcosa non va. Appare chiaro dalle dichiarazioni riportate che, dal presidente dell'amore e compagni di partito ai suoi alleati e sodali, di amore in questa formazione ce n'è ben poco, e che se è vero che c'è un clima d'odio all'interno del Paesesono stati proprio loro a fomentarlo, con insulti verso gli oppositori, i miagistrati, certi giornalisti, gli immigrati e gli omosessuali.
Oltre ad essere interessante dal punto di vista antologico, l'opera, grazie alla divisione in categorie con nomi in ordine alfabetico favorendo la ricerca di una persona specifica, rende bene l'idea del punto a cui sono arrivate le nostre classi dirigenti, da Berlusconi che a Porta a Porta confessa che Di Pietro: "è un personaggio che mi fa orrore e che secondo me non avrebbe diritto di cittadinanza in una società davvero civile; un personaggio che ha costituito la sua carrierea politica sull'angoscia e sul dolore dei cittadini cui ha tolto la libertà. Qualunque cosa faccia, il mio giudizio su questo personaggio non cambia: è al vertice delle mie capacità di distima" (13/5/00) allo sdoganamento del nazismo di certi leghisti, come Piergiorgio Stiffoni che, dopo aver sgomberato due rifugi abusivi di immigrati a Treviso, alla domanda di dove si potrebbe metterli rispose: "Purtroppo il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non è ancora pronto" (21/11/03).
I messaggi d'amore, come tutti i norstri prodotti tipici, sono stati esportati anche all'esero dal celebre "kapò" con cui Berlusconi apostrofò un europarlamentare socialista che aveva osato parlare del suo conflitto di interessi fino a La Russa, che al Columbus Day rispose ad un manifestante che protestava per il Lodo Alfano: "Mi ricordo che cosa facevi alle bambine! Sei un pedofilo, vergognati!" (12/10/08). Non sono però solo gli strilloni di regime e la stampa legata ai partiti in questione, le cui chicche si sprecano e fanno accapponare la pelle, a fare una magra figura: anche gli esponenti "incravattati" del partito dell'amore, per quanto a prima vista più accettabili, hanno interiorizzato la filosofia della loro coalizione. Si ricordi per esempio Fini che, nonostante le immagini del pestaggio alla scuola Diaz, difese strenuamente le forze dell'ordine ed arrivò a sostentere che una commissione d'inchiesta sul G8 "servirebbe soltanto alla sinistra per attaccare il governo durante le feste dell'Unità" (27/7/01), oppure Zaia che, quando la comunità islamica di Treviso affitta il Palaverde di Villorba per celebrare il Ramadan, definisce l'atto "una provocazione" e sostiene che "di Ramadan ormai ne sono stati celebrati almeno una decina in tanti luoghi della provincia e se ne sono accorti in pochissimi: perchè, mi chiedo, la comunità islamica non si è arrangiata come al solito? Perchè la chiesa si è intromessa in questa mediazione per far aver loro il Palaverde?" (3/12/02).
Questo libro è un'ottima galleria di ritratti che nel suo insieme ben raffigura il clima che sta distruggendo il nostro paese, in particolare tutto ciò che concerne il rispetto dell'altro e la costruzione di un dialogo politico civile.
Autore: Mario Portanova
Casa editrice: Chiarelettere
Prezzo: 12,00 Euro
Era il 14 dicembre 2009 quando, al termine di un comizio del Pdl, uno psicolabile di nome Massimo Tartaglia, non legato ad alcun gruppo o movimento, colpì in pieno viso il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Subito l'ufficio stampa di regime e i colleghi di partito si misero all'opera, uno per tutti il signor P2 numero 2232, Fabrizio Cicchitto, danno subito la colpa dell'evento al clima di odio che avrebbero creato Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Michele Santoro, il gruppo Repubblica-Espresso, il Fatto Quotidiano ed alcuni magistrati che stanno processando il presidente del consiglio. Fu così che nacque il leitmotiv del partito dell'amore contrapposto al partito dell'odio.
Questo libro, una raccolta delle perle del partito berlusconiano, alleati ed organi stampa, mette in chiaro che in questa definizione qualcosa non va. Appare chiaro dalle dichiarazioni riportate che, dal presidente dell'amore e compagni di partito ai suoi alleati e sodali, di amore in questa formazione ce n'è ben poco, e che se è vero che c'è un clima d'odio all'interno del Paesesono stati proprio loro a fomentarlo, con insulti verso gli oppositori, i miagistrati, certi giornalisti, gli immigrati e gli omosessuali.
Oltre ad essere interessante dal punto di vista antologico, l'opera, grazie alla divisione in categorie con nomi in ordine alfabetico favorendo la ricerca di una persona specifica, rende bene l'idea del punto a cui sono arrivate le nostre classi dirigenti, da Berlusconi che a Porta a Porta confessa che Di Pietro: "è un personaggio che mi fa orrore e che secondo me non avrebbe diritto di cittadinanza in una società davvero civile; un personaggio che ha costituito la sua carrierea politica sull'angoscia e sul dolore dei cittadini cui ha tolto la libertà. Qualunque cosa faccia, il mio giudizio su questo personaggio non cambia: è al vertice delle mie capacità di distima" (13/5/00) allo sdoganamento del nazismo di certi leghisti, come Piergiorgio Stiffoni che, dopo aver sgomberato due rifugi abusivi di immigrati a Treviso, alla domanda di dove si potrebbe metterli rispose: "Purtroppo il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non è ancora pronto" (21/11/03).
I messaggi d'amore, come tutti i norstri prodotti tipici, sono stati esportati anche all'esero dal celebre "kapò" con cui Berlusconi apostrofò un europarlamentare socialista che aveva osato parlare del suo conflitto di interessi fino a La Russa, che al Columbus Day rispose ad un manifestante che protestava per il Lodo Alfano: "Mi ricordo che cosa facevi alle bambine! Sei un pedofilo, vergognati!" (12/10/08). Non sono però solo gli strilloni di regime e la stampa legata ai partiti in questione, le cui chicche si sprecano e fanno accapponare la pelle, a fare una magra figura: anche gli esponenti "incravattati" del partito dell'amore, per quanto a prima vista più accettabili, hanno interiorizzato la filosofia della loro coalizione. Si ricordi per esempio Fini che, nonostante le immagini del pestaggio alla scuola Diaz, difese strenuamente le forze dell'ordine ed arrivò a sostentere che una commissione d'inchiesta sul G8 "servirebbe soltanto alla sinistra per attaccare il governo durante le feste dell'Unità" (27/7/01), oppure Zaia che, quando la comunità islamica di Treviso affitta il Palaverde di Villorba per celebrare il Ramadan, definisce l'atto "una provocazione" e sostiene che "di Ramadan ormai ne sono stati celebrati almeno una decina in tanti luoghi della provincia e se ne sono accorti in pochissimi: perchè, mi chiedo, la comunità islamica non si è arrangiata come al solito? Perchè la chiesa si è intromessa in questa mediazione per far aver loro il Palaverde?" (3/12/02).
Questo libro è un'ottima galleria di ritratti che nel suo insieme ben raffigura il clima che sta distruggendo il nostro paese, in particolare tutto ciò che concerne il rispetto dell'altro e la costruzione di un dialogo politico civile.
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venerdì 11 giugno 2010
Recensione: Negri, froci, giudei e co.
Titolo: Negri, froci, giudei & Co. - l'eterna guerra contro l'altroAutore: Gian Antonio Stella
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo: 19,50 Euro
"Al centro del mondo -dicono certi vecchi di Rialto- ghe semo noialtri, i venessiani de Venessia. Al de là del ponte de la Libertà, che porta in terraferma, ghe xè i campagnoli, che i dise de esser venessiani e de parlar venessian, ma i no xè venessiani: i xè campagnoli. Al di là dei campagnoli ghe xè i foresti: comaschi, bergamashi, canadesi, parigini, polacchi, inglesi, valdostani..... tutti foresti. Al de là dell'Adriatico, sotto Trieste, ghe xè i sciavi: gli slavi. E i xingani: gli zingari. Sotto el Po ghe xè i napo'etani. Più sotto ancora dei napo'etani ghe xè i mori: neri, arabi, meticci... tutti mori.".
Così inizia l'ultimo libro di Gian Antonio Stella, giornalista veneto del Corriere della Sera, diventato noto al grande pubblico quando nel 2007 scrisse "La Casta" insieme al collega Sergio Rizzo.
Non solo i veneti di Rialto, ma tutte le civiltà che sono esistite hanno posto se stesse al centro del mondo: basti pensare agli antichi romani che definivano la loro capitale "Caput mundi" ed agli ebrei che si definiscono "il popolo eletto". Questa concezione del mondo, quando viene distorta, è per l'autore alla base della xenofobia (da “xenos”= straniero e “phobia”=paura).
In quest'ultimo periodo ha aumentato notevolmente i consensi la Lega Nord, partito che invoca la secessione del Nord rispetto al Sud e discrimina regolarmente tutte le minoranze etinche, religiose ed anche sessuali (gay e prostitute). Con queste premesse è superfluo dire che i suoi rappresentanti non si moderano certo con le parole, e nemmeno coi fatti: slogan razzisti, disinfezioni dei treni su cui erano seduti gli extracomunitari, passeggiate di maiali sui luoghi preposti alla costruzione di moschee...
Anche i comuni cittadini però dimostrano di stare al passo: non passa giorno nè passa notte senza un pestaggio xenofobo o omofobo, per non parlare poi delle diffuse violenze verbali sul web, che per quanto non ammacchino fanno comunque male.
Esemplare è in quest'ambito il caso degli ebrei: essi sono da molteplici siti accusati di essere riuniti in una lobby molto potente che, basandosi sul mito sionista, vorrebbe dominare il mondo, facendo di ogni errba un fascio. In realtà essere ebreo non significa necessariamente essere sionista.
In questo contesto in cui la discriminazione sembra ormai all'ordine del giorno questo libro è un'opera importante per non dimenticare quali sono state le conseguenze nella storia di questa filosofia, dai massacri in Sudafrica ai campi di concentramento di hitler, di cui non sono stati vittime soltanto gli ebrei, ma anche gli omosessuali ed altre etnie come ad esempio i rom. Questi ultimi ancora oggi in Italia sono vittime del pregiudizio ed anche di atti violenti, talvolta approvati ed applauditi dal sindaco leghista di turno.
Anche gli italiani compaiono nel racconto di questi massacri, parlando del periodo delle guerre d'Africa. L'utilizzo dei gas, non effettuato da altre potenze europee, e il massacro degli autoctoni, compresi donne e bambini, tanto da poter camminare chilometri senza incontrare un nero, sfatano il mito che vede noi italiani come "brava gente" traviata da quella cattiva compagnia di Hitler e mostrano la nostra conquista in Africa come un colonialismo all'acqua di rose.
In quest'opera compaiono anche episodi poco conosciuti, come il genocidio degli Armeni in Turchia che tuttora non è stato riconosciuto, che sono di una gravità tale che meritano di essere portati a conoscenza del grande pubblico. È interessante inoltre rilevare ciò che erroneamente si dà per scontato, cioè che il razzismo sia una prerogativa della nostra civiltà: esso colpisce, per esempio, le mioranze etniche in Medio ed Estremo Oriente. C'è da ricordare che i Giapponesi hanno sulla coscienza storica i massacri di cinesi e coreani, perpertati con una crudezza da far venire la pelle d'oca e con "esperimenti scientifici" con i microbi sui prigionirei alla Mengele, dei quali molti dei colpevoli sono oggi facenti aprte della comunità scientifica. Si calcola che se i cadaveri del massacro di Nanchino fossero posti uno sopra l'altro, essi raggiungerebbero il terro di un grattacielo di 74 piani.
Ciò che però tocca di più all'interno del libro sono le testimonianze di quel periodo, inserite all'interno dei racconti, di coloro che l'hanno vissuto, da una parte e dall'altra dell'arma che uccide l'innocente solo perchè è diverso. È un libro che ciascuno dovrebbe leggere, poi guardare la sua realtà e dire: "cosa posso fare per far sì che queste atrocità non si ripetano?"
mercoledì 9 giugno 2010
Recensione: sesso, diavolo e santità
Titolo: Sesso, diavolo e santitàAutore: R. Pierri
Casa editrice: Coniglio Editore
Di Renato Pierri, teologo originario di Genova e per anni insegnante di religione cattolica presso le scuole medie superiori romane, tutto può essere detto fuorché “ateo”. Le sue posizioni sui miracoli (“Dio è onnipotente, ma non può fare cose ingiuste”), il suo scetticismo delle possessioni diaboliche e la sua convinzione del profondo distacco esistente tra la parola del Vangelo e la Chiesa Cattolica Apostolica Romana gli alienano le simpatie di coloro che nell’infallibilità della seconda credono fermamente.
Anche nella sua ultima fatica letteraria, “Sesso, diavolo e santità” (Coniglio Editore, 2007), egli intende pronunciare una ferma condanna nei confronti di quello che egli chiama “falso cristianesimo”, ossia quella distorta interpretazione del Verbo che presenta la sofferenza e la mortificazione corporale come cosa gradita a Dio, presentato come ingiusto in quanto privilegia alcuni tra i suoi fedeli per motivi di gusto personale, e di una concezione del demonio oltremodo infantile.
Il tema centrale dell’opera è la contrapposizione tra la figura divina presentata ai credenti dai testi sacri e quella proposta sulla strada intrapresa dalla Chiesa nei secoli, dal Medioevo fino ad arrivare ai giorni nostri, decisamente allontanata quando non in netto contrasto con la prima: tra aiuto alla comunità ed ascetismo, tra amore divino e sofferenza nel suo nome, tra castità e "crescete e moltiplicatevi", tra fratellanza universale e doni a pochi eletti.
L’oggetto di analisi dell’opera sono le agiografie di alcuni santi elevati ad esempio dalla tradizione ecclesiastica pervenutaci nei secoli: San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, Santa Caterina da Siena, Santa Gemma Galgani. Chi, individuando la parola “sesso” nel titolo, si aspetta di trovare proibiti racconti hard con protagonisti questi personaggi resterà sicuramente deluso: ciò che viene presentato in questo scritto sono i disturbi sessuali, dovuti presumibilmente alla forzata astinenza, che accanto ad altri disordini mentali ed ignoranza delle scritture (nel caso di Gemma Galgani anche di un possibile plagio da parte di chi la seguiva spiritualmente) fanno somigliare queste persone più a candidati per il TSO che ad esempi di saggezza spirituale e di virtù morale da seguire per la salvezza.
Non si può non citare in merito l’episodio in cui San Francesco, che aveva addirittura problemi a guardare le donne tanto considerava la sessualità mortifera, ebbe nella notte un attacco di desiderio, che non riusciva a spegnere con le consuete preghiere. Si gettò allora nella neve e si mise a fare pupazzi di neve, e dopo che ne ebbe fatti sette disse a se stesso: "Vedi, questa è tua moglie, questi sono i tuoi figli, e questi i servi. Ora devi occuparti di loro, perciò rinuncia a questa vita [di sacerdozio]!"
Le continue mortificazioni corporali sono un tema presente in tutte e quattro queste biografie, ed altrettanto regolarmente sono viste come gradite, o addirittura incentivate dalla divinità, in particolare nel caso di Gemma Galgani, che riteneva il suo autolesionismo un mezzo attraverso il quale il Signore condonava peccati alle anime del Purgatorio, quello stesso Dio che salvò il suo popolo dal tormento della schiavitù egiziana e babilonese e da quello stesso Cristo che sul monte degli Ulivi disse: "
La contraddizione tra la divinità biblica e quella presentata dagli exempla del cattolicesimo ancora più evidente nell’immagine del Dio che concede miracoli solo ad alcune persone tra tutti i malati del mondo, e non può farlo se non vicino alla presenza corporale più o meno viva del santo di turno.
Per concludere in “bellezza” il libro, l’ultimo capitolo è dedicato alla figura dell’esorcista Gabriele Amorth, presidente dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti, ed il suo puerile culto del diavolo, considerato non come la rappresentazione allegorica del male ma letteralmente in base alla descrizione delle scritture e della tradizione popolare, arrivando addirittura ad interpretare perfettamente alla lettera un passo delle scritture che dice che se un diavolo è scacciato da un corpo, esso vi torna con sette suoi compagni più potenti di lui. Egli sconfina ancor più nel ridicolo quando descrive con precisione i sintomi dovuti alla possessione diabolica, come se il diavolo non fosse abbastanza intelligente da evitare i comportamenti che ci si aspetterebbero da lui, o inserisce tra le cause della possessione l’intervento di fatture, talismani, riti di maghi ed addirittura al diffondersi delle idee comuniste, dotando in pratica questi elementi di poteri sovrannaturali.
Ciò che di questo libro non si può senz’altro dire è che esso sia nato per confutare l’esistenza del Dio del cristianesimo, anzi: esso è destinato ad un pubblico credente, allo scopo di metterlo al corrente di questi aspetti poco divulgati dalla comunità ecclesiastica e farlo riflettere sulla Chiesa e la dottrina che propone affinché riscopra un culto sereno e sincero, come quello delle comunità cristiane originarie, con il Dio preposto dalle Scritture, senza scivolare in istruzioni false, fuorvianti e addirittura controproducenti per la salute fisica e spirituale dell’uomo senza benefici per la salvezza eterna, frutto di un cristianesimo distorto e malsano fondato più sulla malattia mentale che sulla pratica dei valori che chiaramente si evincono nell’esegesi biblica.
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