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COMPAGNE E COMPAGNI,
PURTROPPO È UNA VITA CHE NON SCRIVO, MA SONO ALLE PRESE CON ESAMI E COMPITINI COME SE PIOVESSE, OLTRE CHE CON ALTRI IMPEGNI DI VARIO GENERE... HO IN CANTIERE L'ARTICOLO SULLA PORNOGRAFIA PER DONNE E DEVO RIVOLUZIONARE LA GRAFICA DEL BLOG, QUINDI A BREVE RITORNERÒ "PIÙ BELLA E PIÙ POSSENTE CHE PRIA".... SALUTI :)
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Visualizzazione post con etichetta xenofobia. Mostra tutti i post
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venerdì 10 settembre 2010

E adesso dove sono?

Mentre i leghisti son lì a parlare di imporre agli extracomunitari (ma anche agli italiani autoctoni) corsi di cultura locale, dialetto, polenta, presepi e crocifissi, urlando che anche gli immigrati devono rispettare le leggi (giustamente, tra l'altro, ma che non c'entra niente con la polenta e company), in una città come Milano in cui gli attivisti padani di certo non mancano due donne cinesi hanno sporto denuncia contro chi le costringeva a lavorare per 800 euro al mese la "bellezza" di 18 ore al giorno a cucire pantaloni, con pause di 10 minuti per mangiare.
Per qual misterioso motivo non hanno mai pensato, invece, di fare a "scovare casa per casa" (come diceva Bossi coi fascisti di AN prima che i due partiti si alleassero) questi signori ed imporre loro il rispetto della dignità umana e della legge italiana sui lavoratori? Non sarà mica perchè a violare questi principi non sono solo i cinesi?
Ai posteri l'ardua sentenza....

venerdì 11 giugno 2010

Recensione: Negri, froci, giudei e co.

Titolo: Negri, froci, giudei & Co. - l'eterna guerra contro l'altro
Autore: Gian Antonio Stella
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo: 19,50 Euro







"Al centro del mondo -dicono certi vecchi di Rialto- ghe semo noialtri, i venessiani de Venessia. Al de là del ponte de la Libertà, che porta in terraferma, ghe xè i campagnoli, che i dise de esser venessiani e de parlar venessian, ma i no xè venessiani: i xè campagnoli.  Al di là dei campagnoli ghe xè i foresti: comaschi, bergamashi, canadesi, parigini, polacchi, inglesi, valdostani..... tutti foresti. Al de là dell'Adriatico, sotto Trieste, ghe xè i sciavi: gli slavi. E i xingani: gli zingari. Sotto el Po ghe xè i napo'etani. Più sotto ancora dei napo'etani ghe xè i mori: neri, arabi, meticci... tutti mori.".
Così inizia l'ultimo libro di Gian Antonio Stella, giornalista veneto del Corriere della Sera, diventato noto al grande pubblico quando nel 2007 scrisse "La Casta" insieme al collega Sergio Rizzo.
Non solo i veneti di Rialto, ma tutte le civiltà che sono esistite hanno posto se stesse al centro del mondo: basti pensare agli antichi romani che definivano la loro capitale "Caput mundi" ed agli ebrei che si definiscono "il popolo eletto". Questa concezione del mondo, quando viene distorta, è per l'autore alla base della xenofobia (da “xenos”= straniero e “phobia”=paura).
In quest'ultimo periodo ha aumentato notevolmente i consensi la Lega Nord, partito che invoca la secessione del Nord rispetto al Sud e discrimina regolarmente tutte le minoranze etinche, religiose ed anche sessuali (gay e prostitute). Con queste premesse è superfluo dire che i suoi rappresentanti non si moderano certo con le parole, e nemmeno coi fatti: slogan razzisti, disinfezioni dei treni su cui erano seduti gli extracomunitari, passeggiate di maiali sui luoghi preposti alla costruzione di moschee...
Anche i comuni cittadini però dimostrano di stare al passo: non passa giorno nè passa notte senza un pestaggio xenofobo o omofobo, per non parlare poi delle diffuse violenze verbali sul web, che per quanto non ammacchino fanno comunque male.
Esemplare è in quest'ambito il caso degli ebrei: essi sono da molteplici siti accusati di essere riuniti in una lobby molto potente che, basandosi sul mito sionista, vorrebbe dominare il mondo, facendo di ogni errba un fascio. In realtà essere ebreo non significa necessariamente essere sionista.
In questo contesto in cui la discriminazione sembra ormai all'ordine del giorno questo libro è un'opera importante per non dimenticare quali sono state le conseguenze nella storia di questa filosofia, dai massacri in Sudafrica ai campi di concentramento di hitler, di cui non sono stati vittime soltanto gli ebrei, ma anche gli omosessuali ed altre etnie come ad esempio i rom. Questi ultimi ancora oggi in Italia sono vittime del pregiudizio ed anche di atti violenti, talvolta approvati ed applauditi dal sindaco leghista di turno.
Anche gli italiani compaiono nel racconto di questi massacri, parlando del periodo delle guerre d'Africa. L'utilizzo dei gas, non effettuato da altre potenze europee, e il massacro degli autoctoni, compresi donne e bambini, tanto da poter camminare chilometri senza incontrare un nero, sfatano il mito che vede noi italiani come "brava gente" traviata da quella cattiva compagnia di Hitler e mostrano la nostra conquista in Africa come un colonialismo all'acqua di rose.
In quest'opera compaiono anche episodi poco conosciuti, come il genocidio degli Armeni in Turchia che tuttora non è stato riconosciuto, che sono di una gravità tale che meritano di essere portati a conoscenza del grande pubblico. È interessante inoltre rilevare ciò che erroneamente si dà per scontato, cioè che il razzismo sia una prerogativa della nostra civiltà: esso colpisce, per esempio, le mioranze etniche in Medio ed Estremo Oriente. C'è da ricordare che i Giapponesi hanno sulla coscienza storica i massacri di cinesi e coreani, perpertati con una crudezza da far venire la pelle d'oca e con "esperimenti scientifici" con i microbi sui prigionirei alla Mengele, dei quali molti dei colpevoli sono oggi facenti aprte della comunità scientifica. Si calcola che se i cadaveri del massacro di Nanchino fossero posti uno sopra l'altro, essi raggiungerebbero il terro di un grattacielo di 74 piani.
Ciò che però tocca di più all'interno del libro sono le testimonianze di quel periodo, inserite all'interno dei racconti, di coloro che l'hanno vissuto, da una parte e dall'altra dell'arma che uccide l'innocente solo perchè è diverso. È un libro che ciascuno dovrebbe leggere, poi guardare la sua realtà e dire: "cosa posso fare per far sì che queste atrocità non si ripetano?"

mercoledì 9 giugno 2010

i stracomunitari

Appena finito di commentare un post sulla multa di tre extracomunitari ad Albenga "grazie" all'ordinanza della sindachessa leghista che prevede una multa per l'assembramento di cittadini negli spazi pubblici, come ogni mercoledì esco di casa. Oggi in quella città è giorno di mercato.
Mentre, in coda in mezzo alla calca, mi domando come mai tutte le vecchiette che stavano "fruendo degli spazi pubblici in modo tale da non consentire analoga fruizione ad altri cittadini" piazzandosi davanti alle bancarelle e non muovendosi più, sentivo intorno a me discorsi di ogni genere.
Ne ricordo uno in particolare, in cui si parlava della sporcizia di certi edifici. A un certo punto una signora avanti con gli anni sbotta qualcosa tipo: "colpa di 'sti stracomunitari che rovinano tutto!"
Invece, com'è noto, gli italianissimi quattordicenni lovers che scrivono "ti amo" su muri e panchine e mettono i lucchetti sulle catene dei bordi dei marciapiedi sono un bijou. E invece che pensare a fare pulizia di tutti i danni che i loro nipoti e figli hanno fatto, a quanto pare si concentrano di più su quella etnica.
Se la conoscessi l'avrei ringraziata, questa signora.
Ora così so cosa rispondere a chi si domanda: "ma perchè i cittadini non sono scesi in piazza?".