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COMPAGNE E COMPAGNI,
PURTROPPO È UNA VITA CHE NON SCRIVO, MA SONO ALLE PRESE CON ESAMI E COMPITINI COME SE PIOVESSE, OLTRE CHE CON ALTRI IMPEGNI DI VARIO GENERE... HO IN CANTIERE L'ARTICOLO SULLA PORNOGRAFIA PER DONNE E DEVO RIVOLUZIONARE LA GRAFICA DEL BLOG, QUINDI A BREVE RITORNERÒ "PIÙ BELLA E PIÙ POSSENTE CHE PRIA".... SALUTI :)
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giovedì 16 settembre 2010

Duce, re e crocifisso

La scena che si para davanti ai nostri occhi guardando il video girato da un ragazzo 22enne di Adro, che riprende il nuovo polo scolastico cittadino, fa accapponare la pelle a chiunque abbia un minimo a cuore la neutralità dell'istruzione pubblica. Vedere spuntare un noto simbolo leghista come il sole delle Alpi da sotto i banchi, dai portacenere, dai cartelli di avviso ed addirittura dalle mani unite dei bambini disegnati sulle vetrate è una scena che dà i brividi . Non c'è possibilità di essere moderati nel linguaggio: in un Paese con un passato come il nostro, tutto ciò è un sinistro richiamo a quei tempi bui in cui campeggiavano nelle aule il ritratto del Duce, quello del Re e il crocifisso. Anche quest'ultimo (chi l'avrebbe mai detto?!) è onnipresente, ed è persino imbullonato alle pareti. "Così nessuno li può spostare", come sostiene il sindaco di Adro, che ricordiamolo, è quella ridente cittadina in cui vennero messi a pane e acqua i bambini di famiglie che avevano problemi a pagare la mensa, finché le spese non furono coperte da un privato benefattore. Un bell'esempio di carità cristiana, non c'è che dire.
Il fatto che tutto ciò avvenga, dopo un'iniziale condanna, col beneplacito del ministro della pubblica (d)istruzione è senza dubbio un sintomo della febbre nera che sta affliggendo nuovamente il nostro Paese, così come il fatto che i genitori non si siano opposti, ma anzi abbiano espresso apprezzamento, è la dimostrazione della débâcle delle difese immunitarie che avevamo contro questa malattia.
E meno male che le scuole erano il "regno" della sinistra.

mercoledì 23 giugno 2010

La devastazione della cultura 2, il ritorno

Alla luce delle tracce dell'esame di maturità uscite oggi durante la prima prova diventa finalmente chiaro cosa intendesse la Gelmini ieri con l'importazione del berlusconismo nella cultura. Mettere tra gli autori di in tema dal titolo "" una frase di Mussolini come questa: "Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della miglior gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi e prolungati applausi)", accostata a personaggi come Togliatti, Moro e Giovanni Paolo II è a dir poco uno scempio. A parte l'ultimo, che visto che stringeva la mano a Pinochet c'entra già di più, come si fa a proporre come leader ispiratore di un inserimento dei giovani nella politica un dittatore sanguinario a fianco ad un membro dell'assemlea costituente qual era Togliatti, che pur con tutti i suoi limiti ha contribuito a redigere uno strumento che ci tutelasse dai regimi com'è stato il suo e ad una persona morta per mani e motivazioni tuttora poco chiare mentre cercava di conciliare pacificamente i vari interessi del Paese mi sembra uno sfregio indegno di un Paese civile.
Mussolini non è un modello, ma un pericolo per la democrazia.
Non lo dico io, o i comnisti, o il cane del fotografo: lo dice la storia. Lo dice la memoria delle vittime, da Matteotti agli etiopi sterminati con le armi chimiche durante la guerra d'Abissinia, agli italiani fucilati o mandati al confino perchè non erano d'accordo con lui. Solo un fesso potrebbe considerare la concezione dei giovani e relative politiche al di fuori di quel progetto così lontano dalla concezione di uno Stato moderno, democratico e rispettoso dei diritti civili individuali.
E che dire poi sul tema sulle Foibe? Cero, i morti ci sono stati, ma per capire il motivo bisognerebbe ricordare cos'è successo in quelle zone ad opera dei militari italiani. Il generale Mario Roatta della II armata, per esempio, il primo dicembre 1942 ordinò la fucilazione non solo di chi era armato, ma anche di chi imbrattava le sue ordinanze o si fermava vicino ad opere d'arte, considerando, non pago, "corresponsabili degli atti di sabotaggio le persone abitanti nelle case vicine".Quest'episodio, insieme ad altri, è riportato dal Corriere della Sera, giornale notoriamente tutt'altro che di estrema sinistra.
È ovvio che molte di quelle persone erano state inviate là coattamente, purtroppo è la dura legge cantata da De Andrè ne "la guerra di Piero": se non ammazzi tu l'altro, quello ammazza te. Può, e deve, dispiacere per i poveracci mandati al macello pur essendo contrari a questo scempio, prodotto dalla guerra e dai militaristi che tanto la vogliono. Ci sarà un motivo, d'altronde, se la neonata Repubblica Italiana si dotò dell'articolo 11 in cui si sostiene che "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo". Da qui a fare di loro degli eroi, però, ce ne passa, al massimo vittime di un sistema che li ha obbligati a fare schifezze uccisi per mano di chi quelle schifezze ha dovuto subire sulla propria pelle e su quella dei suoi familiari.
Ciò che lascia con un dubbio è il fatto che gli studenti hanno evitato questi temi (rispettivamente scelti dal 4,3% e 0,6% dei maturandi), seguiti da Primo Levi (4,6%), "piacere e piaceri" (in cui figurava tra le fonti il fascistissimo D'Annuzio, 9,2%), preferendo una riflessione sull'esistenza di vita extraterrestre(19%), il ruolo della musica nel mondo contemporaneo (25,3%) e soprattutto la ricerca della felicità, che ha trionfato con il 36,9%.
Ciò sarà dovuto alle scempiaggini sopra citate, ad una scarsa preparazione o alla percezione di queste realtà come avulse dalla loro vita quotidiana? Se avessimo ministro normale e dei partiti normali, sarebbe d'uopo indagare su quali potrebbero essere le cause più probabili e tentare di fare qualcosa affinchè i giovani siano più informati su questi eventi storici importanti e percepiscano la politica non come una massa di ladri che non tocca minimamente la loro vita, ma come qualcosa che ha come oggetto il futuro di tutti, anche il loro, e quindi insindibile dalle necessità dei singoli.
Invece abbiamo la Gelmini, la stessa di ieri, una pedina nelle mani di un Presidente del Consiglio che farebbe bene a cominciare ad ispirarsi un po'più ad Aldo Moro e un po'meno a Mussolini, per noi ma anche per se stesso, per non rischiare di imitarlo fino alla fine.

martedì 22 giugno 2010

La devastazione della cultura

Ecco che cos'ha avuto il coraggio di dire il nostro Minstro della Pubblica Distruzione MAriastella GElmini, non più tardi di ieri: "Proporre il berlusconismo, una conquista del Paese che vogliamo difendere non solo all’interno del Pdl ma anche in un ambito culturale in cui vige l’egemonia della sinistra, che pensa che il centrodestra sia privo di identità culturale. Invece il berlusconismo ha cambiato la politica e il Paese, richiamandosi alla rappresentanza popolare, alla chiarezza dei programmi e del linguaggio, al legame con gli elettori. Non è qualcosa da mettere tra parentesi, come vorrebbe la sinistra che propaga la sua retorica del pessimismo. Ma proprio perché è un momento di crisi e di difficoltà non si può diffondere sfiducia ma è necessario puntare sull’ottimismo della volontà".
Come al solito, ha svaccato di brutto.
Nessuno pensa che il PdL sia privo di identità culturale, tutt'altro. Sappiamo tutti che il Partito delle Libertà ha un modello ispiratore, anzi più di uno.
Dal regno di Francia ai tempi del Re Sole ("l'état c'est moi") ha preso il modello di sovrano che comanda tutto personalmente, nonchè l'esistenza di due classi privilegiate, nobiltà e clero, che godono di privilegi fiscali e giuridici.
Dalla Germania di Hitler ha preso le discriminazioni di chi ha diversi tratti somatici e dei disabili.
La figura del leader eccentrico, che nel berlusconismo è del tutto simile a quella messa in pratica anche dalla Libia di Gheddafi, "noto paese democratico", era già presente ai tempi dell'impero romano... chi non ricorda Caligola, che nominò senatore il suo cavallo? "Beh", diremo oggi, "quantomeno non era pregiudicato".
Da tutti questi insieme, inoltre, ha preso il disprezzo per chi critica il potere e per tutte le voci fuori dal coro.
Tutti questi modelli, ora come ora, sono già studiati a scuola. Certo, si notano un bel po'le differenze tra questi principi e quelli che ispirano uno Stato europeo moderno, ma se sono diametralmente opposti la colpa non è certo della scuola.
Che la buona Mariastella si metta l'anima in pace, quindi, e lasci che il berlusconismo, dopo aver spazzato via tutta la cultura rimasta in tv ed averla rimpiazzata con spettacoli spazzatura pieni di isteria, dialoghi vuoti e privi di senso e misognina lasci in piedi almeno le macerie che restano dell'egemonia non della sinistra, ma del buon senso e dell'analisi logica.
Il che, visto e considerato il significato del gesto di lasciare il Minstero dell'Istruzione ad una persona che ha dovuto sostenere l'esame per diventare avvocato da Bresica a Reggio Calabria per passarlo, sicuramente è mission impossible.

Ah, e tornando ai modelli, non dimentichiam che anche il Duce fece insegnare la storia del suo movimento politico, fin dalle elementari

martedì 1 giugno 2010

Persone a targhe alterne

“La scuola cattolica costituisce un contributo importante alla scuola pubblica. Va promossa e sostenuta, per permettere ai genitori il pluralismo dell’offerta e la libertà della scelta”. (Mons. Cesare Nosiglia)
Mi stupisce che quelli che son sempre prodighi nel [fingere di] preoccuparsi dei bambini fin da quando non sono ancora tali abbiano dimenticato il diritto dei FIGLI di ricevere un'educazione super partes e libera da pregiudizi che li renda veramente liberi di crescere formandosi la propria opinione. Quello di chiuderli in una gabbia ideologica, anche se fosse d'oro e non è questo il caso [a parte quello che i genitori pagano e che i preti guadagnano esentasse alla faccia loro e nostra], non è un diritto, è un residuo tossico-nocivo di quella società in cui il pater familias aveva diritto di vita e di morte sui figli. Il fatto che a fianco a lui oggi ci sia la "mater familias" non aggiunge nè toglie nulla alla sua pericolosità.
Alla fine, come in tutte le favole che questo bel paese ci regala ultimamente, i furbi ci guadagnano, i fessi pagano e gli innocenti ci rimettono.