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COMPAGNE E COMPAGNI,
PURTROPPO È UNA VITA CHE NON SCRIVO, MA SONO ALLE PRESE CON ESAMI E COMPITINI COME SE PIOVESSE, OLTRE CHE CON ALTRI IMPEGNI DI VARIO GENERE... HO IN CANTIERE L'ARTICOLO SULLA PORNOGRAFIA PER DONNE E DEVO RIVOLUZIONARE LA GRAFICA DEL BLOG, QUINDI A BREVE RITORNERÒ "PIÙ BELLA E PIÙ POSSENTE CHE PRIA".... SALUTI :)

lunedì 18 luglio 2011

Dalla parte delle prostitute

Ci si aspetta che i presidi contro le prostitute avvengano solo nei paesi della cosiddetta Padania dove la Lega fa il bello e il cattivo tempo. Scoprire che non è così quando ciò viene programmato in una (anche troppo) tranquilla cittadina del ponente ligure, a due passi da casa propria, fa venire i brividi. Un titolo sul giornale come "presidio dei cittadini contro la prostituzione notturna" mi fa incavolare quanto le uscite maschiliste come "donne tutte bagasce (tranne la mamma)".
Sono una cittadina anch'io e non sono d'accordo.
Sono una cittadina che abita proprio in quel quartiere così massicciamente interessato dal fenomeno, in Via Aurelia, dove lavorano le famigerate "belle di notte". So benissimo cosa significa essere certi che venga chiesto almeno una volta il tariffario se si aspetta in strada qualcuno che tarda ad arrivare, rischiare che vengano chiesti i documenti se si è in macchina con un uomo adulto, sentire che il fidanzato è arrivato in ritardo perché una di quelle signorine ha tentato di saltargli in macchina al semaforo, e una volta arrivato o in procinto di andarsene stare attenti a scambiarsi effusioni per evitare che i vigili chiedano i documenti. Tutto questo non è piacevole, inutile spiegarlo.
Penso anche, però, che queste persone sono donne, spesso ragazze all'incirca della mia età, sfruttate da lenoni senza scrupoli, che le costringono a scendere in strada praticamente nude anche d'inverno sotto la pioggia, ad essere messe alla gogna dai ragazzini che passano di lì, a dire a uomini orrendi " trenta di bocca, cinquanta di culo", ad attraversare la strada "come i gatti" per farsi notare a loro grave rischio e pericolo, a fermare le macchine in sosta snocciaolando il tariffario perché chissà a cosa vanno incontro se non guadagnano la cifra stabilita, e chissà quanto di quella va nelle loro tasche.
Prendersela con chi sta peggio di noi non è la soluzione a nessun problema, né nostro né loro. È una guerra tra poveri che giova ai più forti, che intanto stanno nell'ombra a fare ciò che hanno sempre fatto: del male.
Perché, piuttosto, non chiedere che s'indaghi contro chi sfrutta queste persone e, una volta preso, venga sbattuto in galera con ingoio della chiave? Perché non chiedere che in Italia questo fenomeno venga regolarizzato, in modo tale da impedire che le prostitute vengano coinvolte coattamente e garantendo loro ambienti di lavoro più sicuri, controlli medici ed allo Stato l'introito di una tassazione per pagare tutto questo? Certo, in quest'ultimo caso bisognerà stare attenti a non ricadere in cose come "ogni donna sorpresa in minigonna per strada dopo le 22 verrà marchiata come prostituta e affini" e vista la concezione dell'altra metà del cielo che si ha in Italia c'è da aver paura, però bisogna confidare che rispetto all'Ottocento nel cammino verso la parità dei sessi si siano fatti alcuni passi avanti.
Spazzare via il fenomeno della prostituzione con la forza, sia quella delle Vuvuzelas o il braccio armato della legge, è un'utopia. Se vogliamo veramente far sì che non vi siano più donne costrette, dalla fame o dalla mano violenta di qualcuno, a vendere la loro intimità per qualche spicciolo, dobbiamo eliminare quei fattori culturali che spingono i clienti a recarsi da loro e non a trovarsi una partner sessuale gratuita e consenziente.
Se le donne non venissero più percepite come oggetti o animali necessariamente sottomessi alla forza e alla volontà maschile, nè emarginate dalla società qualora vivano la propria sessualità senza reprimerla, come farebbe senza conseguenze un uomo, certamente le tanto vituperate prostitute, dai grossi centri al mio piccolo paese, troverebbero ben poco spazio per esistere.
Sarà un lavoro lungo, certo, mentre maltrattare chi già subisce angherie quotidianamente da parte dei cosiddetti "protettori" è qualcosa che si può fare qui ed ora. Chi vuole davvero una società più giusta dovrebbe lavorare, sia per l'oggi che per il domani, per far sì che le ingiustizie, le diseguaglianze e le sofferenze svaniscano, non crearle di ulteriori per far sì che nei confini del proprio orticello vada tutto bene. Quella non è giustizia nè uguaglianza nè libertà: è menefreghismo, che è ben diverso.
Purtroppo, si sa, è quest'ultimo genere di cose ad essere caro a quei grillini che la gente crede alternativi.



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