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COMPAGNE E COMPAGNI,
PURTROPPO È UNA VITA CHE NON SCRIVO, MA SONO ALLE PRESE CON ESAMI E COMPITINI COME SE PIOVESSE, OLTRE CHE CON ALTRI IMPEGNI DI VARIO GENERE... HO IN CANTIERE L'ARTICOLO SULLA PORNOGRAFIA PER DONNE E DEVO RIVOLUZIONARE LA GRAFICA DEL BLOG, QUINDI A BREVE RITORNERÒ "PIÙ BELLA E PIÙ POSSENTE CHE PRIA".... SALUTI :)

mercoledì 9 giugno 2010

Recensione: sesso, diavolo e santità

Titolo: Sesso, diavolo e santità
Autore: R. Pierri
Casa editrice: Coniglio Editore

Di Renato Pierri, teologo originario di Genova e per anni insegnante di religione cattolica presso le scuole medie superiori romane, tutto può essere detto fuorché “ateo”. Le sue posizioni sui miracoli (“Dio è onnipotente, ma non può fare cose ingiuste”), il suo scetticismo delle possessioni diaboliche e la sua convinzione del profondo distacco esistente tra la parola del Vangelo e la Chiesa Cattolica Apostolica Romana gli alienano le simpatie di coloro che nell’infallibilità della seconda credono fermamente.
Anche nella sua ultima fatica letteraria, “Sesso, diavolo e santità” (Coniglio Editore, 2007), egli intende pronunciare una ferma condanna nei confronti di quello che egli chiama “falso cristianesimo”, ossia quella distorta interpretazione del Verbo che presenta la sofferenza e la mortificazione corporale come cosa gradita a Dio, presentato come ingiusto in quanto privilegia alcuni tra i suoi fedeli per motivi di gusto personale, e di una concezione del demonio oltremodo infantile.
Il tema centrale dell’opera è la contrapposizione tra la figura divina presentata ai credenti dai testi sacri e quella proposta sulla strada intrapresa dalla Chiesa nei secoli, dal Medioevo fino ad arrivare ai giorni nostri, decisamente allontanata quando non in netto contrasto con la prima: tra aiuto alla comunità ed ascetismo, tra amore divino e sofferenza nel suo nome, tra castità e "crescete e moltiplicatevi", tra fratellanza universale e doni a pochi eletti.
L’oggetto di analisi dell’opera sono le agiografie di alcuni santi elevati ad esempio dalla tradizione ecclesiastica pervenutaci nei secoli: San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, Santa Caterina da Siena, Santa Gemma Galgani. Chi, individuando la parola “sesso” nel titolo, si aspetta di trovare proibiti racconti hard con protagonisti questi personaggi resterà sicuramente deluso: ciò che viene presentato in questo scritto sono i disturbi sessuali, dovuti presumibilmente alla forzata astinenza, che accanto ad altri disordini mentali ed ignoranza delle scritture (nel caso di Gemma Galgani anche di un possibile plagio da parte di chi la seguiva spiritualmente) fanno somigliare queste persone più a candidati per il TSO che ad esempi di saggezza spirituale e di virtù morale da seguire per la salvezza.
Non si può non citare in merito l’episodio in cui San Francesco, che aveva addirittura problemi a guardare le donne tanto considerava la sessualità mortifera, ebbe nella notte un attacco di desiderio, che non riusciva a spegnere con le consuete preghiere. Si gettò allora nella neve e si mise a fare pupazzi di neve, e dopo che ne ebbe fatti sette disse a se stesso: "Vedi, questa è tua moglie, questi sono i tuoi figli, e questi i servi. Ora devi occuparti di loro, perciò rinuncia a questa vita [di sacerdozio]!";. Degno di nota è anche quanto accadde a Santa Caterina, attratta da quanto concerneva malattia e morte, che trovatasi in preda ad un attacco di nausea causato dall’odore disgustoso della piaga di una malata che assisteva, per reprimere i conati di vomito ne bevve il siero, e che venne ricompensata da Gesù di quel gesto dandole il privilegio di abbeverarsi dalla ferita del suo costato, provocandole una sensazione così intensa di piacere che dopo aver bevuto di quel nettare ebbe consistenti problemi di stomaco. Ovviamente neppure le balzò in mente che la causa di quei disturbi potesse essere il siero bevuto in precedenza…
Le continue mortificazioni corporali sono un tema presente in tutte e quattro queste biografie, ed altrettanto regolarmente sono viste come gradite, o addirittura incentivate dalla divinità, in particolare nel caso di Gemma Galgani, che riteneva il suo autolesionismo un mezzo attraverso il quale il Signore condonava peccati alle anime del Purgatorio, quello stesso Dio che salvò il suo popolo dal tormento della schiavitù egiziana e babilonese e da quello stesso Cristo che sul monte degli Ulivi disse: "
Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice (Mt 26,39)".
La contraddizione tra la divinità biblica e quella presentata dagli exempla del cattolicesimo ancora più evidente nell’immagine del Dio che concede miracoli solo ad alcune persone tra tutti i malati del mondo, e non può farlo se non vicino alla presenza corporale più o meno viva del santo di turno.
Per concludere in “bellezza” il libro, l’ultimo capitolo è dedicato alla figura dell’esorcista Gabriele Amorth, presidente dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti, ed il suo puerile culto del diavolo, considerato non come la rappresentazione allegorica del male ma letteralmente in base alla descrizione delle scritture e della tradizione popolare, arrivando addirittura ad interpretare perfettamente alla lettera un passo delle scritture che dice che se un diavolo è scacciato da un corpo, esso vi torna con sette suoi compagni più potenti di lui. Egli sconfina ancor più nel ridicolo quando descrive con precisione i sintomi dovuti alla possessione diabolica, come se il diavolo non fosse abbastanza intelligente da evitare i comportamenti che ci si aspetterebbero da lui, o inserisce tra le cause della possessione l’intervento di fatture, talismani, riti di maghi ed addirittura al diffondersi delle idee comuniste, dotando in pratica questi elementi di poteri sovrannaturali.
Ciò che di questo libro non si può senz’altro dire è che esso sia nato per confutare l’esistenza del Dio del cristianesimo, anzi: esso è destinato ad un pubblico credente, allo scopo di metterlo al corrente di questi aspetti poco divulgati dalla comunità ecclesiastica e farlo riflettere sulla Chiesa e la dottrina che propone affinché riscopra un culto sereno e sincero, come quello delle comunità cristiane originarie, con il Dio preposto dalle Scritture, senza scivolare in istruzioni false, fuorvianti e addirittura controproducenti per la salute fisica e spirituale dell’uomo senza benefici per la salvezza eterna, frutto di un cristianesimo distorto e malsano fondato più sulla malattia mentale che sulla pratica dei valori che chiaramente si evincono nell’esegesi biblica.

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